Caffé, auto, bollette: i rincari col rialzo Iva

L'euro, una barchetta in balia delle onde.
In allarme le imprese del commercio. E i consumatori insorgono.

ROMA. – Due fronti, quello dei consumatori e quello dei commercianti, schierati dalla stessa parte: contro il rialzo dell’Iva. Aumenterebbe i prezzi, deprimendo i consumi e costringendo le imprese a tagliare la forza lavoro, sostengono in coro. I rincari si farebbero sentire sui prodotti per cui più spesso si tira fuori il portafoglio, dalla benzina al caffè, dal tramezzino allo shampoo.

Fin qui si tratta di centesimi che però diventano decine di euro se si fanno i conti sulle bollette e centinaia se si guarda alla rata per l’automobile. Se dal 2019 scattassero le cosiddette clausole di salvaguardia, l’imposta passerebbe, stima il Codacons, “dal 10% all’11,5%” per l’aliquota agevolata e “dal 22% al 24,2%” per l’ordinaria, con “una stangata” per famiglia che raggiungerà i “1.000 euro annui a nucleo”. Di “conseguenze disastrose” parla Federconsumatori, secondo cui si determinerebbero effetti “pesanti sull’occupazione”.

Anche tra le imprese cresce l’allarme. “Confidiamo nelle rassicurazioni di diversi esponenti del Governo, ma se malauguratamente dovessero scattare le clausole di salvaguardia, nel 2019 ogni cittadino si ritroverebbe automaticamente 200 euro di tasse in più”, avverte il numero uno della Confcommercio, Carlo Sangalli.

Per Patrizia De Luise, alla guida di Confesercenti, “sarebbe un colpo alla ripresa dell’intera economia”, con una riduzione del Pil pari allo 0,3% solo nel prossimo anno. Sulla stessa linea il vicedirettore generale di Centromarca, Roberto Bucaneve, che definisce il ritocco all’insù “un’operazione inappropriata”.

DAL CAPPUCCINO ALLA PIZZA, CONTO PIU’ SALATO. Stando alle elaborazioni del Codacons, al bar il caffè aumenterebbe di un centesimo, passando da 90 a 91, il cappuccino di due, da 1,20 a 1,22 e il tramezzino di tre, da 2,30 a 2,33. E così al supermercato, una confezione di yogurt salirebbe da 1,55 a 1,57 euro, le uova passerebbero da 1,25 a 1,27, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,34. Medesima sorte per una pizza margherita: da una media di 6,85 si porterebbe a 6,94 euro. Tutto ciò senza tenere conto dei possibili arrotondamenti.

COLPITI I TRASPORTI, DAL PREZZO DELL’AUTO A QUELLO DEL PIENO. Secondo le elaborazioni della Federconsumatori la verde passerebbe da 1,63 a a 1,67 euro al litro, guadagnando quattro centesimi in più. Per chi acquista un’automobile utilitaria sarebbe come pagare una rata in più: il prezzo aumenterebbe di 272 euro (da 12,390 a 12.663). L’Unione nazionale consumatori (Unc) stima così un costo extra per il pieno di circa 35 euro annui. Per il Codacons non andrebbe molto meglio a chi preferisce le due ruote, l’aggravio per chi compra uno scooter sarebbe di 92 euro (da 5.100 a 5.192).

STANGATA SULLE BOLLETTE DI LUCE E GAS. Considerando i consumi di una famiglia tipo, la bolletta dell’energia elettrica su base annua passerebbe da 545,9 euro a 553,4 euro, con un rialzo di 7,5 euro, mentre per il gas salirebbe da 1095,9 euro a 1140,3 euro, con un rincaro di ben 44,4 euro, calcola l’Unc.

COSTI PIU’ ALTI ANCHE PER ARREDARE CASA. Lo scatto delle aliquote non risparmierebbe neppure gli elettrodomestici e i mobili. Secondo i consumatori per la lavatrice il rincaro sarebbe di 9 euro (da 494 a 503), per il frigorifero di 11 (da 609 a 620). Ovviamente più si alza il prezzo più la differenza si fa sentire, ecco che per un divano in pelle il sovrapprezzo sarebbe di 70 euro (da 3.900 a 3.970) e per una cucina arredata di 153 (da 8.500 a 8.653).