Grande freddo tra Lega e Fi: braccio di ferro da Abruzzo a Rai

Matteo Salvini sul podio parlando e Silvio Berlusconi dietro con bla mano coprendosi la faccia.
Matteo Salvini e Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Strappi continui. Tensione costante, avvertimenti reciproci. E, sottotraccia, il tentativo di non rompere davvero. Procede così il bollente ferragosto del centrodestra. Sulle prossime regionali del 21 in Abruzzo (ma anche in Basilicata e Trentino Alto Adige) pende la minaccia della Lega di correre da sola. Sul grattacapo Rai, pesano le condizioni poste da Forza Italia sul nome di Marcello Foa.

Gli azzurri sperano che la partita della prossima legge di bilancio scavi un solco nel governo gialloverde: Salvini “chiuda” con il M5s, è l’appello di Antonio Tajani. Ma la Lega, con un dirigente autorevole come Giancarlo Giorgetti, avverte che il governo avrà vita “non breve” e che sulle alleanze nulla è scontato, anche perché ormai “il centrodestra è una categoria dello spirito”.

Il sottosegretario, plenipotenziario di Salvini a Palazzo Chigi, in un’intervista ferragostana torna a paventare, per fine mese, un attacco speculativo contro l’Italia, come quello che subì “sette anni fa il governo Berlusconi”. E’ in corso inoltre, afferma, una battaglia permanente dell’Ue contro l’esecutivo perché l’esperienza M5s-Lega rischia di alimentare i populismi in Ue.

Ma la manovra, assicura Giorgetti, si farà e avrà dentro un po’ di flat tax, un po’ di reddito di cittadinanza e un ritocco alla legge Fornero: se ci sono state tensioni con Giovanni Tria (si rincorrono voci sull’ipotesi che venga sostituito) è perché il ministro dell’Economia “deve ancora calibrarsi” ed è “andato oltre” – dice Giorgetti – il suo ruolo.

Tutto bene (salvo fattori ‘esterni’) sul fronte gialloverde, insomma, nel racconto del dirigente leghista. Se problemi ci sono, sono sul versante Forza Italia. C’è “freddino”, riconosce. La vicenda Rai ha lasciato scorie. La Lega sembra determinata a settembre a insistere sul nome di Foa per la presidenza. E Tajani non chiude: “Su Foa non c’è stato un problema legato alla persona, ma solo al metodo”.

Ma quali siano gli esiti del confronto è a tutt’oggi un’incognita. Anche perché intanto Salvini ha aperto un altro fronte, in vista delle regionali. La Lega corre da sola? “Allora anche noi: basta veti”, dice FI dall’Abruzzo. E’ ancora Giorgetti, però, a lasciare aperto uno spiraglio: “La decisione finale spetta a Salvini e per esigenze superiori i dirigenti leghisti abruzzesi potrebbero essere costretti ad allearsi con gli azzurri”.

“Il centrodestra vince se unito, dividerci vorrebbe dire far vincere Pd e M5s”, replica Tajani. “Salvini dimostri di saper guidare e tutelare il centrodestra”, è l’appello da Fdi di Guido Crosetto. Ma il sospetto degli azzurri è che al fondo la Lega voglia replicare anche sui territori una forma di alleanza con i pentastellati. “Il dubbio – dice Mariastella Gelmini – è che la cortina fumogena di una presunta quanto inesistente intesa Fi-Pd, serva a Salvini a nascondere il patto di potere Lega-M5S”.

L’obiettivo proclamato dalla Lega è guidare il centrodestra con una “nuova formula”: “Fdi ci segue, FI e i suoi colonnelli no”. Da Fi c’è chi, di sponda, sostiene che il partito dovrebbe rinnovarsi con “congressi veri”. Ma silente Silvio Berlusconi, che è in vacanza in Sardegna, i berlusconiani rivendicano la loro centralità (a partire – ricorda Michaela Biancofiore – da territori come l’Alto Adige dove si paventa un’alleanza Lega-Svp). “Mai subalterni”, dice Mara Carfagna.

“Se davvero Giorgetti teme l’assalto degli speculatori, sposi le politiche espansive di centrodestra invece di adattarsi a quelle recessive post-sessantottine e di sinistra portate avanti dai 5 Stelle”, dichiara Anna Maria Bernini. La Lega molli il M5s, è il refrain. In un balletto di dichiarazioni e un braccio di ferro costante, che minaccia di proseguire ben oltre l’estate.

(di Serenella Mattera/ANSA)