Virus del Nilo: nuova vittima in Italia, boom di casi

Una zanzara portatrice del virus del Nilo Occidentale
Muore donna a Treviso, 123 contagi nel nostro paese su 231 in Ue.

ROMA. – Il West Nile virus, o virus della Febbre del Nilo Occidentale, è un ospite indesiderato in Europa ormai da una decina d’anni, ma questa stagione sembra essere particolarmente aggressivo. Il numero di casi registrati nel continente ha già superato quello dell’intero 2017, e nel nostro paese si contano già diversi morti per la patologia, l’ultimo dei quali registrato oggi.

Secondo il bollettino dell’Ecdc, il Centro Europeo di Controllo delle malattie, aggiornato al 9 agosto, dall’inizio dell’epidemia l’Italia ha segnalato 123 casi umani sui 231 totali, la Grecia 59, la Romania 23 e la Francia 2. All’organismo sono stati notificati sette morti, tre in Italia, tre in Grecia e uno in Romania, ma il conto almeno per il nostro paese è destinato ad aumentare di qualche unità.

Una paziente oncologica terminale settantaquattrenne, estremamente immunodepressa, che era stata infettata dal virus, è deceduta all’Ospedale di Oderzo (Treviso). Lo scorso 9 agosto sono inoltre morte due persone a Ferrara, una di 69 e una di 86 anni, affetti da patologie cardiovascolari e ricoverati dalla fine di luglio. I morti quindi in tutto dovrebbero essere sei.

In tutta la stagione di trasmissione del 2017, da maggio a novembre, si erano verificati nell’Ue 204 casi umani con 26 morti, di cui uno solo in Italia, riporta l’Ecdc. Il virus del Nilo Occidentale, spiega il sito del Centro Nazionale Sangue dell’Iss, si trasmette attraverso la puntura di una zanzara di genere Culex, presente da tempo in Italia, con i primi ‘avvistamenti’ del Wnv che risalgono al 1998.

L’infezione umana è inoltre l’80% dei casi asintomatica, mentre nel restante 20% i sintomi sono quelli di una sindrome pseudo-influenzale. Nell’ 0,1% di tutti i casi (comprensivi dei sintomatici ed asintomatici), l’infezione virale può provocare sintomatologia neurologica del tipo meningite, meningo-encefalite. Il sistema di sorveglianza ha finora individuato 24 donatori di sangue positivi, sottolinea il Centro, garantendo la sicurezza degli emocomponenti trasfusi.

“Il piano – spiega il Cns – prevede la diramazione di un alert immediato non appena il virus venga isolato in un pool di zanzare, in un esemplare di avifauna o in un equide. A seguito della segnalazione le strutture trasfusionali delle province interessate hanno l’obbligo di introdurre il test per tutte le donazioni. Tale test, che va effettuato contestualmente alla donazione di sangue, permette di rilevare la presenza del Wnv e di evitare così la trasmissione trasfusionale dell’infezione”.

Il test viene consigliato anche per chi ha soggiornato per almeno una notte nelle zone dove è stato isolato il virus, evento che altrimenti comporta la sospensione per 28 giorni del donatore.

(di Pier David Malloni/ANSA)