La Morte in spiaggia

Una persona nera in spiaggia con un cappello giallo
La morte in spiaggia

Le promozioni che trattano la frequentazione della spiaggia generalmente sottolineano l’aspetto ludico e la presenza di eventuali partner erotici in succinti costumi da bagno. Una campagna di Water Safety New Zealand invece mette la Morte in riva al mare.

La comunicazione, destinata ai giovani maschi tra i 15 e i 25 anni che da soli costituiscono un terzo dei casi d’annegamento nel Paese, è sponsorizzata dalla ACC – Accident Compensation Corporation, un’ente di stato di tipo assicurativo che paga il conto per ciò che va male in spiaggia.

La campagna, low cost ma efficace, va avanti dal 2016 e intende contrastare tre tipi di comportamento balneare responsabili della maggior parte degli infortuni acquatici nel gruppo d’età: le “spacconate”, il consumo eccessivo d’alcool e il risultato delle sfide poste dai compagni.

Si svolge, molto semplicemente, partendo dalla distribuzione attraverso Instagram di graziose immagini di una personificazione della Morte – lo “Swim Reaper”, un gioco di parole sul nome del personaggio, il “Grim Reaper”, il “truce vendemmiatore (delle anime)” in inglese – mentre è impegnato a cercare le sue vittime in spiaggia.

Ogni immagine è accompagnata da una breve didascalia che perlopiù identifica la natura del comportamento pericoloso da evitare. Nel caso dell’immagine qui sopra, l’identificazione – una citazione di Coco Chanel: “La moda passa, è solo lo stile che resta” – è forse più a sostegno del “branding” che un comment sul rischio.

(Jaime Hansen)