Pesci con quattro gambe

Un pesce in fase d preparazione
Pesce: Il digiuno ecclesiastico
La Chiesa è “universale”. È proprio ciò che si intende qualificandola come “cattolica”. La conseguente necessità di adeguarsi a tante situazioni diverse ha però creato delle anomalie che, estratte dal contesto, possono sembrare strane viste col senno di poi: tra queste, quella dell’invenzione dei pesci pelosi con quattro gambe.
Il digiuno ecclesiastico della Quaresima è una delle pratiche che ha necessitato di “aggiustamenti pragmatici” nel corso dei secoli quando è sembrato portare i fedeli alla necessità di barare in certe circostanze, per esempio durante l’espansione cattolica in Nord e Sud America dopo la scoperta del Nuovo Mondo. Roma era molto lontana e i fedeli avevano bisogno di mangiare.
Così, nel 17° secolo il Vescovo di Quebec ottenne dai suoi superiori il permesso di ridefinire i castori che allora abbondavano nei fiumi canadesi come “pesci” al fine di aggirare la regola del digiuno quaresimale che vietava il consumo di carne. Il roditore, semi-acquatico, era noto dopotutto come un bravissimo nuotatore. La deroga fu estesa anche al topo muschiato, un altro roditore che passava molto tempo nell’acqua.
Alla stessa maniera, la Chiesa in Sud America riclassificò il capibara – il più grande della famiglia dei roditori – come un pesce dal punto di vista dietetico, sempre perché trovato spesso nelle paludi e nei pressi dei fiumi. Il consumo del roditore durante la Quaresima è ancora praticato nel Sudamerica settentrionale. Nel 2005 un ristoratore di Barquisimeto, Venezuela, ha detto a un giornalista del New York Sun: “So che è una sorta di ratto, ma è squisito”.
Alla stessa maniera, il consumo dei pesci/castori è rimasto vivo in parti degli Stati Uniti e nel Canada. Nell’immagine qui sotto, una preparazione particolarmente curata di “coda di castoro”. La coda propriamente parlando – il cuoioso “remo” piatto con cui il mammifero nuota – non si mangia; il muscolo che serve a muoverla sì.
Un saluto balneare
James Hansen