Il ghiacciolo permanente

Il ghiacciolo permanente

Un “food design studio” di Londra, Bompas & Parr, ha annunciato l’invenzione del primo ghiacciolo concepito per resistere alle alte temperature. Secondo i suoi creatori, il nuovo dolce gelato è in grado di mantenere intatta la sua forma per un’ora a 24 °C – un concetto illustrato dall’allarmante immagine promozionale sopra, che confidiamo sia un prodotto PhotoShop anziché di una sessione fotografica dal vivo…

La nuova confezione dolciaria riprende un’idea sviluppata dall’inventore inglese Geoffrey Pyke durante la Seconda Guerra mondiale. Pyke propose al Comando Alleato la creazione di una sorta di gigantesco iceberg artificiale da utilizzare come base aerea galleggiante nel Nord Atlantico per proteggere il traffico marittimo dalle incursioni dei sottomarini tedeschi.

La base, sperimentata con il nome in codice di Project Habakkuk, doveva comporsi di acqua di mare congelata insieme con polpa di legno. Il materiale – “Pykrete” – costava praticamente niente, era facile da formare allo stato liquido, era molto resistente agli attacchi fisici – e comunque gli eventuali danni potevano essere facilmente sistemati versandoci dell’acqua.

Una volta formato – cosa che si sarebbe fatta sfruttando le basse temperature artiche – il materiale era anche parecchio resistente allo scioglimento nei climi più miti a causa della sua bassa conduzione termica. Era in sostanza “auto-isolante”, un aspetto che sarebbe stato illustrato al Primo Ministro inglese Winston Churchill buttando un blocco del materiale nella sua vasca da bagno.

La portaerei/iceberg non fu mai costruita, ma – sostituendo dei succhi di frutta dall’alto contenuto di fibra alla polpa di legno di Pyke – ha ispirato la creazione del ghiacciolo che non si scioglie della Bompas & Parr.

Che possa avere o meno un successo commerciale dipenderà probabilmente da come sarà accettata la consistenza presumibilmente un po’ “pelosa”. Comunque sia, le sue chances probabilmente migliorerebbero senza l’utilizzo pubblicitario dell’immagine della torcia a gas diretta alla lingua della bambina che lecca.

(di Jaime Hansen)