La prima di Powell a Jackson Hole fra dazi, Trump e monopoli

Jerome Powell e Mario Draghi.
Jerome Powell e Mario Draghi.

NEW YORK. – La prima di Jerome Powell a Jackson Hole. Il 42mo incontro dei banchieri centrali, organizzato in Wyoming dalla Fed di Kansas City, si apre sullo sfondo di una crescita americana solida, con una disoccupazione ai minimi da decenni e mercati azionari che, nonostante le tensioni politiche, non sembrano incontrare ostacoli nella loro corsa. Ma all’orizzonte le sfide sono molte, e fra queste la ‘guerriglia’ a distanza fra il presidente della Fed e Donald Trump sui tassi, una possibile guerra commerciale innescata dai dazi e le difficoltà dei mercati emergenti.

Nell’agenda dei lavori anche i monopoli della grandi aziende, con la Fed preoccupata della crescente concentrazione sui mercati e della forza smisurata acquisita da alcuni colossi quali i big tecnologici Google, Apple, Amazon e Facebook. L’eccesiva concentrazione del potere nelle mani di poche aziende fa temere una riduzione della concorrenza, riducendo gli stimoli ad abbassare i prezzi e offrire prodotti innovativi.

Ma non è solo una questione di prezzi per i consumatori: un’eccessiva concentrazione – secondo alcuni recenti studi – può incidere negativamente sulla partecipazione della forza lavoro e potenzialmente sui salari, limitando la forza contrattuale dei dipendenti. Un nodo quest’ultimo che sta a cuore alla Fed: anche se l’economia cresce, e si avvia a chiudere il 2018 con la miglior crescita da almeno un decennio, gli stipendi restano al palo alimentando le disuguaglianze in termini di reddito.

A Powell spetta il compito di inviare un messaggio chiaro ai mercati, cercando di non mostrarsi troppo falco e spaventarli. Un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed in settembre è dato per scontato, e l’attenzione è tutta su una possibile quarta stretta nel 2018. Powell ”cercherà probabilmente di segnalare un livello di cauto ottimismo” affermano alcuni analisti, convinti che non mancheranno comunque riferimenti ai rischi al ribasso.

I dazi, l’implosione della lira turca che ha aumentato le pressioni sui mercati emergenti, le indagini sul Russiagate e le elezioni di medio termine negli Stati Uniti sono tutte variabili che possono avere un forte effetto sull’economia e sui mercati. Trump lo ha detto esplicitamente: ”i mercati crollerebbero con un mio impeachment”.

Powell deve rassicurare, pubblicamente o almeno in privato, anche sull’indipendenza della Fed dalle interferenze politiche dopo gli ultimi attacchi di Trump, che ha criticato la banca centrale per i rialzi graduali dei tassi di interesse. L’obiettivo del presidente della Fed è rassicurare da una lato senza scivolare in un ‘battibecco pubblico’ con Trump.