Grandi imprese Usa contro Trump sui migranti: “Danni a economia”

Proteste al John F. Kennedy International Airport in New York,
Proteste al John F. Kennedy International Airport in New York, (ANSA/AP Photo/Craig Ruttle)

NEW YORK. – Le politiche sull’immigrazione di Donald Trump sono “una seria preoccupazione”: possono causare danni all’economia e mettere a rischio la ripresa. Gli amministratori delegati delle maggiori aziende americane, da Tim Cook di Apple a Jamie Dimon di JPMorgan, attaccano la Casa Bianca spingendo su un tema, l’economia, che tanto sta a cuore al presidente e che è l’unico sul quale è promosso dagli americani.

Bocciato sulla politica estera e in parte su quella interna, soprattutto sulla sanità, Trump – in base all’ultimo sondaggio condotto da Associated Press e Norc Center folr Public Affairs and Research – ha l’appoggio degli americani solo sull’economia: il 51% promuove il suo operato, con nove repubblicani su dieci che si dicono favorevoli alle sue politiche.

Consapevoli dell’attenzione ‘presidenziale’ in materia di crescita, gli amministratori delegati delle big americane fanno leva proprio sulle minacce alla ripresa per criticare il presidente, tentando di convincerlo a cambiare rotta. Le modifiche introdotte alle norme per gli immigrati altamente qualificati sono “scorrette” e creano il rischio di “costi non necessari e complicazioni”, scrivono in una lettera indirizzata alla segretaria alla Sicurezza interna Kirstjen Nielsen.

Anche se l’amministrazione ha il legittimo diritto di rivedere le regole sull’immigrazione, nell’esame “è necessario evitare modifiche che rischiano di distruggere le vite di migliaia di lavoratori regolari e altamente qualificati e di ridurre la competitività degli Stati Uniti”, aggiungono gli amministratori delegati, fra i quali Laurence Fink, il numero uno di BlackRock.

Il riferimento dei big è ai visti H-1B per i lavoratori stranieri altamente qualificati, da tempo nel mirino di Trump: visti solitamente associati con la Silicon Valley ma che includono anche architetti, economisti, fisici e insegnanti.