Trump nel mirino delle inchieste, lui attacca Sessions

Foto in bianco e nero con Donald Trump e le parole Impeachment e Trump
Russiagate: cosa rischia davvero Trump

WASHINGTON. – Accordo dopo accordo con ex fedelissimi di Donald Trump, sembra lievitare il dossier nelle mani degli inquirenti per l’inchiesta che vede al centro l’ex avvocato del tycoon, Michael Cohen. E così rischia di ridursi anche la distanza fra le inchieste e le Casa Bianca. Mentre il presidente degli Stati Uniti torna all’attacco del suo ministro della Giustizia Jeff Sessions, rianimando con nuovi severi rimproveri una battaglia che dura da mesi con la furia mai celata del presidente per la scelta dell’Attorney General di ricusasi dall’inchiesta sul Russiagate.

L’ultima indiscrezione di stampa riguarda il Cfo della Trump Organisation, Allen Weisselberg, collaboratore di lunga data del tycoon, che stando al Wall Street Journal avrebbe ottenuto l’immunità dalle autorità federali in cambio di informazioni circa i pagamenti effettuati da Cohen a due donne che affermano di aver avuto una relazione con Trump prima dell’elezione alla presidenza.

Considerato il ‘custode delle finanze’ di Trump è il terzo uomo nell’entourage del tycoon che collabora in qualche forma con la giustizia. Dopo Cohen e – sempre stando ai media Usa ad ora non smentiti – David Pecker (che ha a sua volta ottenuto l’immunità in cambio di informazioni) patron del National Enquirer, il tabloid che tra l’altro, scrive la Associated Press, teneva una cassaforte dove custodiva materiale potenzialmente dannoso per Donald Trump mai pubblicato. I file di Trump erano conservati assieme a quelli di altre persone note, nell’ambito di accordi con l’obiettivo di non pubblicarli. Non è chiaro se il materiale sia stato distrutto o se sia stato trasferito in un altro luogo.

Stando ai media Usa, Weisselberg sarebbe stato sentito nelle scorse settimane sulla base di un accordo raggiunto con il suo avvocato, un unico colloquio centrato su Cohen e quei pagamenti. Secondo il Wall Street Journal inoltre, il Cfo della Trump Organisation era stato chiamato a testimoniare il mese scorso nell’ambito dell’inchiesta.

Intanto il New York Times, citando fonti informate, riferisce che l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan starebbe prendendo in considerazione la possibilità di avanzare accuse di natura penale contro la Trump Organization e due alti responsabili dell’azienda in collegamento con il pagamento da parte di Cohen all’attrice porno Stormy Daniels. Le stesse fonti sottolineano tuttavia che la questione è nelle sue fasi iniziali e che le autorità non hanno ancora preso una decisione.

Trump su Twitter non affronta di petto l’argomento, ma non manca di manifestare la sua insofferenza per l’operato del suo ministro della Giustizia cui non ha perdonato di essersi ricusato dall’inchiesta sul Russiagate. E allora se ieri Sessions si trincerava dietro una nota con cui sottolineava la distanza dalla politica richiesta dalla sua funzione adesso il presidente lo esorta a farlo ma “per tutte le parti” e lo incalza: “Dai Jeff, ce la puoi fare, il Paese sta aspettando”.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)