Vaccini: campagna di troll russi per provocare il caos

Ampolle di vaccini in laboratorio.
Ampolle di vaccini in laboratorio. (ANSA)

ROMA. – L’interferenza dei troll russi nella vita americana non si è fermata alle elezioni presidenziali del 2016. La nuova guerra fredda ha agito con le armi della tecnologia anche sul versante sociale, aggredendo la fiducia delle persone attraverso una campagna di disinformazione sui vaccini attraverso i social e nello stesso periodo delle elezioni. L’inquietante scoperta è stata fatta dai ricercatori della George Washington University, University of Maryland e Johns Hopkins University e pubblicata dall’American Journal of Public Health. L’obiettivo secondo gli specialisti era quello di corrodere la fiducia degli americani seminando il caos.

Lo studio, ripreso dal New York Times e dal Guardian, ha individuato numerosi account che appartengono agli stessi troll russi diventati noti per le interferenze nelle elezioni Usa del 2016. La provenienza di molti tweet anti-vax arrivava da account la cui natura non è chiara: si può trattare di programmi automatici, o account hackerati e usati di volta in volta. In ogni caso, non è stato possibile individuare quanti dei tweet circolati siano stati generati da troll e programmi automatici, hanno detto gli esperti.

I troll russi hanno giocato su entrambi i fronti, cinguettando sia contro che a favore dei vaccini. “Giocando su entrambi i lati, oltre a intaccare la fiducia nella scienza, volevano esporre tutti noi al rischio di malattie: i virus non rispettano i confini”, ha commentato Mark Dredze, professore di Informatica alla Johns Hopkins che ha preso parte allo studio.

“La maggior parte degli americani crede che le vaccinazioni siano sicure ed efficaci, ma su Twitter si ha l’impressione che ci sia un ampio dibattito sull’argomento”, ha detto David Broniatowski, professore alla George Washington School of Engineering and Applied Science. Il tema vaccini insomma sembra essere diventato un cavallo di Troia politico anche al di là del merito dell’argomento, usato per scatenare odio e divisioni in un campo che invece dovrebbe essere gestito solo dagli specialisti.

Un altro studio dimostra come sui vaccini le risposte offerte da Google portano per il 21% a siti che riferiscono bufale e fake news. La ricerca della Brighton and Sussex Medical School britannica, pubblicata da Frontiers in Immunology in giugno, ha analizzato le prime 200 risposte fornite dal motore di ricerca, trovando che tra il 10 e il 24% di queste portavano a siti in cui i vaccini erano descritti in modo negativo.

In alcuni casi, come nella versione australiana e quella britannica di Google, molti risultati appaiono addirittura tra i primi dieci, cosa che non succede in quella Usa e neppure in quella italiana, dove comunque circa il 13% dei risultati della ricerca è negativo.

“Questo studio – ha sottolineato Pietro Ghezzi, primo autore dello studio – rivela un vero inquinamento delle informazioni sulla salute disponibili per il pubblico, con una disinformazione che può avere un impatto sulla salute pubblica”. Una situazione ancor più grave se si pensa che, in Italia, un genitore su due (il 44%) usa il web per informarsi sui vaccini, come ha messo in luce lo studio “I vaccini per l’infanzia sul web”, realizzato dall’Health Web Observatory.

(di Silvana Logozzo/ANSA)