Via i resti di Franco dal mausoleo, offendono le vittime

Una foto del mausoleo di Valle dei Caduti
I resti di Franco saranno rimossi dal mausoleo di Valle dei Caduti

ROMA. – Le ‘due Spagne’ che ottant’anni fa si sono massacrate nella Guerra Civile non si sono mai ufficialmente riconciliate, ma nel memoriale alle porte di Madrid, dove si onorano tutti quei caduti, il mausoleo di Francisco Franco, a 43 anni dalla sua morte, è ancora una ferita aperta e dolorosa. Da anni si parla a denti stretti di rimuoverlo da lì, ma adesso il governo socialista di Pedro Sanchez ha compiuto il primo passo concreto: la riesumazione delle spoglie del dittatore dalla Valle dei Caduti è diventato un decreto legge, che ora dovrà essere approvato dal Congresso, il parlamento spagnolo, a maggioranza semplice.

“Il consiglio dei ministri ha approvato un decreto che modifica due aspetti della legge sulla Memoria storica del 2007”, ha annunciato in conferenza stampa la vicepremier Carmen Calvo, e “consentirà la riesumazione dei resti del dittatore Francisco Franco dal luogo dove sono sepolte le vittime” della Guerra Civile del 1936-39.

“La presenza della tomba di Franco in quel luogo significa mancanza di rispetto e di pace per le vittime che vi sono sepolte”: una ferita su cui viene sparso il sale del ‘pellegrinaggio’ di nostalgici fascisti e falangisti ogni anniversario della morte del ‘Caudillo’, il 20 novembre.

Una mossa, quella del governo, alla quale si sono sempre opposti non solo la famiglia di Franco, ma anche il Partido Popular (Pp), erede politico del regime franchista divenuto con la democrazia partito conservatore, al governo fino a pochi mesi fa, e anche i centristi di Ciudadanos, entrambi contrari ad aizzare vecchi rancori. “Questo governo ha preso questa decisione opportunistica, vigliacca e vendicativa. Si tratta solo di un trucchetto per guadagnare voti a sinistra”, ha commentato a caldo il nipote del dittatore, Francisco Franco Martínez Bordiú.

Per il segretario del Pp, Pablo Casado, “riaprire vecchie ferite” serve a “coprire l’incapacità dei socialisti a governare”, mentre per Albert Rivera di Ciudadanos “queste politiche sono obsolete come ascoltare musica da musicassette o da dischi in vinile”.

Un immobilismo politico, quello invalso finora, che affonda le sue radici nella delicatissima fase della transizione democratica seguita alla morte di Franco, nel 1975, dopo 36 anni di regime conquistato con una delle più feroci e sanguinose guerre civili che l’Europa occidentale ricordi. Durante la transizione, tutti i partiti aderirono a una sorta di “patto del silenzio”. Nessuno dei crimini perpetrati dal regime è stato perseguito, né i crimini di guerra commessi tanto dai franchisti che dai repubblicani e loro alleati.

Una commissione per la verità e la riconciliazione non ha mai visto la luce, mentre gli ultimi che hanno ancora memoria di quella tragedia stanno morendo di vecchiaia. Delle vittime stimate (il totale è dibattuto e oscilla fra un milione e 250.000), oltre 140.000 giacciono ancora in tombe senza nome. “Vincitori e vinti” hanno così convissuto fianco a fianco nella vita civile e anche nella morte, sepolti insieme in 34mila nel sacrario della Valle de los Caidos, a 37 chilometri da Madrid, assieme al dittatore.

Il governo Sanchez ha dalla sua i voti di Podemos, degli indipendentisti catalani di sinistra (Erc), dei catalani del PdeCat e del nazionalisti baschi del Pnv, per totali 177 voti, uno in più della maggioranza necessaria.

(di Fabio Govoni/ANSA)