Bannon lancia l’allarme, l’impeachment di Trump possibile

Un orologio con la faccia di Trump e la scritta "Impeachment clock"
Donald Trump sotto pressione attacca

NEW YORK. – L’impeachment di Donald Trump ora è possibile: se i democratici strapperanno al partito del presidente il controllo della Camera alle elezioni di medio termine di novembre, la messa in stato d’accusa inizierà a gennaio. A lanciare l’allarme è Steve Bannon, mentre il tycoon continua i suoi attacchi al ministro della Giustizia Jeff Sessions e all’Fbi per l’emailgate di Hillary Clinton. Un livello di conflittualità che in America alimenta i timori di un nuovo ‘Saturday Night Massacre’: la valanga di licenziamenti e dimissioni che in una sera colpì l’amministrazione di Richard Nixon nel 1973.

L’ex controverso stratega di ultradestra della Casa Bianca, in un’intervista al The Sunday Telegraph, dà voce ai timori più nascosti della Casa Bianca. I democratici – dice – hanno le carte per poter riprendere il controllo della Camera dei Rappresentanti. E se lo faranno, la messa in stato d’accusa di Trump è scontata.

Dopo mesi passati a prevedere una “valanga rossa” al voto, anche il presidente ammette le difficoltà dei repubblicani: se in Senato la strada è in discesa – spiega Trump -, alla Camera “sarà più dura”. Da qui l’esigenza di spronare il popolo del tycoon ad andare a votare, alla luce di una situazione politica sempre più pericolosa, fra il susseguirsi di scandali, l’ammissione di colpevolezza dell’ex legale personale del presidente Michael Cohen, e la condanna parziale di Paul Manafort, ex responsabile della campagna di Trump.

Proprio Manafort, anche se dietro le sbarre, rischia di diventare l’ultimo grattacapo degli avvocati del presidente: nonostante le pressioni, Trump sembrerebbe propenso a concedergli la grazia. Una concessione ‘pericolosa’ che a Trump – è il parere dei legali del presidente – complicherebbe solo la vita.

Minacciato dalle possibili rivelazioni di Cohen, dai presunti documenti scottanti del National Enquirer e dall’immunità garantita al responsabile finanziario della Trump Organization, il tycoon va avanti sulla sua strada e continua a scagliarsi contro Sessions, che, secondo lui, “non capisce cosa succeda sotto il suo comando”.

L’ira del presidente non risparmia neanche l’Fbi: “Ha ignorato decine di migliaia di email” di Hillary Clinton. “Sono sicuro – twitta – che a breve arriveremo a fondo di tutta questa corruzione. A un certo punto potrei anche scendere in campo”.

Sotto pressione per problemi legali sempre più gravi, Trump – è il timore di osservatori e di funzionari della Casa Bianca – potrebbe ‘perdere la testa’ e scivolare nello stesso errore in cui cadde Nixon il 20 ottobre 1973. Ovvero, il ‘massacro del sabato sera’, quando mise alla porta il procuratore speciale Archibald Cox, che stava per incastrarlo sul Watergate. Il risultato furono le dimissioni del ministro della Giustizia, Elliot Richardson, e del suo vice, William Ruckelshau. I paralleli fra i due casi sono molti.