Allarme neonazisti in Germania, scontri a Chemnitz

Dimostranti violenti bloccati dalla polizia tedesca.
Caccia all'immigrato, 20 feriti in Chemnitz. EPA/FILIP SINGER

BERLINO. – Seicento agenti di fronte a un corteo di estrema destra di 6000 persone, alcune centinaia delle quali potenzialmente violente, non ce l’hanno fatta a tenere la situazione in ordine ieri sera. E così a Chemnitz, nella tedesca Sassonia, i neonazi hanno raggiunto il loro obiettivo: avere i riflettori puntati su una manifestazione di stampo razzista.

I tumulti e la violenza sono serviti a questo. E il primo bilancio di sei feriti, diramato nella tarda serata, è stato oggi rivisto al rialzo: i feriti sono 20, nove fra i militanti di destra, nove fra i contromanifestanti di sinistra (che erano circa un migliaio) e due poliziotti.

Ci sono anche dieci denunce di estremisti che hanno sfilato col saluto di Hitler. Anche le forze dell’ordine sono finite sotto accusa: hanno sottovalutato l’impatto della manifestazione, organizzata in rete dopo la morte di un 35enne tedesco in una rissa esplosa domenica durante un festival musicale all’aperto, per la quale sono stati arrestati due giovani immigrati, un siriano e un iracheno.

La caccia allo straniero è iniziata già poche ore dopo il fatto, ma i gruppi di neonazi – cui si sono uniti hooligan, sostenitori di Pegida (il cosiddetto movimento patriottico che lotta contro l’islamizzazione d’Europa) e Afd – sono riusciti a organizzare una cosa in grande, facendo lievitare una manifestazione che avrebbe dovuto vedere non oltre 1500 persone in strada. “L’esplosione delle adesioni non era prevedibile”, si è giustificato il ministro dell’Interno del Land, Roland Woeller, di cui alcuni chiedono le dimissioni. Mentre sul caso sono intervenuti anche i leader federali.

“Le immagini viste a Chemnitz non possono trovare posto in uno stato di diritto”, ha sillabato Angela Merkel, citando “l’odio” e la violenza esplosi nel Land dell’est, dove Alternative fuer Deutschland spopola (stando agli ultimi sondaggi raggiungerebbe fino al 25% dei consensi). Anche il ministro Horst Seehofer (della Csu bavarse) ha stigmatizzato i tumulti: “Voglio dirlo in modo chiaro, il ricorso alla violenza non è mai giustificabile”. E da Berlino ha promesso aiuti alle forze di polizia locali, se ve ne fosse bisogno.

Intanto per tutta la giornata, politici, amministratori e media si sono tormentati nell’analisi di questo allarmante segnale dalla Sassonia: non esiste un movimento centrale in grado di coordinare estremisti e hooligan, secondo gli esperti della materia. Si è trattato più che altro della veloce mobilitazione di piccoli gruppi, avvenuta ovviamente attraverso i social network.

Sigle di hooligan come ‘Kaotic’, ‘Ns Boys’, i famigerati ‘Reichsbuerger’, il ‘Movimento identitario’, ‘der III Weg’ (che significa ‘la terza strada’); estremisti arrivati da più regioni, Brandeburgo, Turingia, Bassa Sassonia, Baviera, Westfalia, secondo la ricostruzione del giorno dopo.

È der Spiegel poi, in un commento, a rigettare la parola usata dal portavoce di governo Steffen Seibert, che aveva messo in guardia dalla “giustizia fai-da-te”. Non è questo quello che è accaduto a Chemnitz, incalza il portale del magazine: la morte di un falegname tedesco di 35 anni, che fra l’altro era contro la discriminazione, è stata strumentalizzata. La vera molla dell’odio “si chiama razzismo”. Un problema che in Sassonia è stato troppo a lungo, gravemente, sottovalutato.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)