Il piano inclinato dell’Argentina

Un uomo camminando di fronte all'entrata del Ministero dell'Economia a Buenos Aires.
Argentina: il Ministero dell'Economia (Foto Afp)

Scivola di nuovo e bruscamente il peso argentino: negli ultimi otto mesi ha perduto oltre la metà del suo valore contro il dollaro. Salta di nuovo, stavolta oltre le stelle, il tasso d’interesse per trattenere sulla moneta nazionale i risparmiatori in fuga: 60 per cento, il più alto al mondo in assoluto (seguito dal Surinam con il 25,5%. In Venezuela è sotto il 21, in Brasile al 6,5). Ma le tregue concesse dai mercati sono sempre più brevi, inquiete e onerose. Il governo del presidente Mauricio Macri non rinuncia tuttavia a riporvi l’intera fiducia; sebbene dall’interno stesso della coalizione su cui si sostiene l’avvertano con sempre maggiore insistenza che la sua scommessa liberista ha assunto tutti i rischi della sfida ideologica.

Tornano a suscitare echi crescenti nell’opinione pubblica gli aforismi del generale Peron. “La realidad es la unica verdad”, è quello del giorno: un invito al pragmatismo e alle correzioni necessarie della rotta fin qui seguita, che però ciascuna parte interpreta a modo proprio. Contrari alla revisione dei commerci con l’estero, gli interessi legati all’export agricolo e alcuni industriali chiedono che il peso venga lasciato fluttuare. Invece di bruciare preziose riserve della banca centrale nell’inutile tentativo di difenderlo. Saranno i mercati a fissarne infine la giusta quotazione. Piccole e medie imprese invocano misure diametralmente opposte: il costo del credito a livelli stratosferici le spinge fuori mercato. Occupazione e consumi languono.

Nel mezzo della bufera, il governo si prende una pausa di riflessione. Ogni dichiarazione è rinviata al prossimo lunedì. Intanto il ministro del Tesoro, Nicolas Dujovne, è corso a Washington per sollecitare al Fondo Monetario Internazionale il pagamento di una seconda quota del prestito stand-by di 50mila milioni di dollari, concesso nello scorso maggio. Ma trova Christine Lagarde e i suoi funzionari di dipartimento alle prese con una crisi che va accentuandosi proprio in queste giornate in tutti i paesi emergenti. Stando ai commenti della stampa specializzata (WSJ), ai loro occhi la specificità argentina e la sua drammaticità vanno adeguate con un reset della compagine e della strategia del governo di Buenos Aires.

Livio Zanotti

Ildiavolononmuoremai.it