Caso Diciotti: il fallimento dell’Europa (e dell’Italia)

La nave Diciotti, della Guardia Costiera italiana ormeggiata al porto di Catania.
La nave Diciotti, della Guardia Costiera italiana ormeggiata al porto di Catania. (ANSA)

Qualche settimana fa, in un mio precedente articolo, parlai della guerra che l’Italia stava conducendo con/contro l’Europa sull’immigrazione e infine auspicavo ad un “risveglio collettivo” dei Paesi membri della storica unione politica. Tutto ciò, stando alle ultime decisioni ed esternazioni da una parte e dall’altra, non è avvenuto. Quindi, oltre a constatare la fine di quella solidarietà che legava ad intermittenza i paesi europei, credo anche che la fine dell’Unione Europea sia vicina.

Non vorrei assolutamente che le mie parole vengano travisate, poiché con “fine dell’UE” non intendo dire che il grande colosso politico ed economico sia vicino alla sua dipartita, ma che, constatata la situazione che si è venuta a creare con il caso Diciotti (cioè il caso di una nave della Guardia Costiera italiana bloccata nel porto di Catania dal Ministro Salvini che voleva una ridistribuzione del carico di migranti nei paesi UE), abbia sancito moralmente la fine di tutti quei principi contenuti prima nel progetto di Costituzione europea e poi nel Trattato di Lisbona.

Principi fondanti la stessa UE: amorepace, solidarietà e leale cooperazione. Questi (soprattutto gli ultimi due), sono venuti a mancare nel momento del bisogno, nel momento in cui la stessa Europa avrebbe dovuto dimostrare la sua forza di volontà e la sua capacità di reagire ai tiri mancini provenienti dalla Brexit e dai populismi incalzanti nei principali Paesi membri.

Da cosa derivano queste insinuazioni?

Innanzitutto bisognerebbe mettere a fuoco la situazione che si sta delineando negli ultimi giorni. La nave Diciotti, è un pattugliatore della Guardia Costiera che il 20 agosto ha soccorso 177 migranti nei pressi di Lampedusa e, dopo il rifiuto di Malta di accoglierli, si è recata nel porto di Catania. Qui, le è stato negato il permesso di far sbarcare i migranti, in mancanza di un accordo tra Italia e UE per la ridistribuzione. Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha usato ancora una volta la linea dura nei confronti di questo fenomeno, che seppur in calo, resta sempre uno dei tanti problemi da affrontare per l’Italia e, soprattutto, per l’Europa. Linea dura, che ha coinvolto anche le ONG, che sono letteralmente sparite dal Mediterraneo (smascherando il loro “falso buonismo”, direbbe Salvini)

La situazione europea risulterebbe ancora più chiara se si parafrasasse l’alleanza Salvini-Orban, dopo l’incontro avvenuto in Italia in questi giorni, come la diretta conseguenza delle minacce europee: dalle esternazioni di Macron che pontifica sull’accoglienza mentre respinge a suon di manganellate i migranti francofoni a Bardonecchia e Ventimiglia, alla decisione del Ministro dell’Interno tedesco, Seehofer, di accogliere soltanto i migranti qualificati (addirittura è stato presentato un progetto di legge al riguardo!). In mancanza di un accordo, leale questa volta, per una ridistribuzione equa di migranti, son dovuti intervenire paesi piccolissimi, Irlanda e Albania, e la Chiesa Cattolica che ha messo a disposizione le proprie strutture.

A quanto pare, i populismi non stanno prolificando per qualche assurdo caso fortuito, ma per motivi ben precisi come il fallimento di una politica comunitaria basata sulla solidarietà e la leale collaborazione. Principi venuti meno e che hanno consegnato l’Italia ad uno status di abbandono e solitudine più totale. Un’umiliazione che quotidianamente il nostro Paese subisce, attraverso esternazioni (dichiarazioni minacciose dalla BCE) e lezioni di accoglienza provenienti dall’estero (la tanta decantata Spagna che ha accolto i migranti della nave Aquarius e che a Ceuta respinge chi osa intrufolarsi nel suo territorio), dimenticando che dalla morte di Gheddafi, il nostro Paese ha accolto ben 600mila migranti.

È a questi “schiaffi” che si collegano le esternazioni del Ministro del Lavoro, Luigi di Maio, che in una recente diretta Facebook ha “propagandato” di non essere più disposto a versare i 20 miliardi previsti dalla “finanziaria europea” alla stessa Unione. Una sorta di “tassa di appartenenza”, dei contributi che una volta versati si presentano in altre forme nel Paese contribuente. Come? Attraverso investimenti, sussidi e quant’altro. Beh, queste esternazioni, derivanti dalla figuraccia europea, seppur inattuabili (l’unico modo di non versare questi miliardi all’UE è uscire dall’Unione stessa), fanno ben comprendere in quale clima l’Italia si trovi. Infatti, il nostro Paese, da terzo contribuente (15,7 miliardi e non 20), si ritrova ad essere trattato come un “pivello” qualsiasi.

Clima, reso ancora più infuocato dalle dichiarazioni del Ministro Salvini che, comunque, ha il merito di aver smascherato la meschinità dell’Unione Europea e degli Stati membri che pensano soltanto al proprio tornaconto personale. Esternazioni, sia verbali, sia legate al caso Diciotti (il trattenere per una settimana sulla nave i migranti – i bambini e i malati invece sono scesi per ricevere l’assistenza di cui necessitavano -), che gli sono valse l’accusa dalla Procura di Agrigento di “sequestro di persona a scopo di coazione”. Un autogol storico, perché? Per due motivi: il primo è quello più evidente, cioè quello di aver trasformato Salvini in un “martire”, che si è immolato per salvare il suo paese dall’invasione dei migranti (e che gli varranno un vertiginoso aumento del consenso elettorale). Il secondo motivo è un tantino più complicato e ha valore “politico-giudiziario” e riguarda l’interferenza del terzo potere indipendente dello Stato, la magistratura, all’interno dell’indirizzo politico di un Ministro, che sta eseguendo ciò che M5S-Lega, attraverso un contratto frutto dell’accordo della maggioranza parlamentare dei due partiti, hanno approvato e sottoscritto. Infatti, negli ultimi giorni il PM di Agrigento è stato coinvolto in un’inchiesta giornalistica dove lo si accusava di aver interferito nella vicenda, mischiando due poteri indipendenti e sovrani come la magistratura e la politica (intesa nella sua accezione di “potere governativo/esecutivo”).

I precedenti giudiziari, riguardanti indagini condotte sui Ministri dell’Interno pre-Salvini (indagini su Maroni), sono tutt’altro che positivi per i sostenitori del PM. Infatti, sono state archiviate. Sembrerebbe che il magistrato, considerato come “un partigiano della Costituzione”, sia caduto nel tranello salviniano dei proclami. Un sistema che, si sta rivelando fruttuoso, soprattutto in vista delle Elezioni Europee, dove l’attuale Leader della Lega, sembrerebbe già aver trovato l’alleato (Orban), col fine di mettere a ferro e fuoco l’Europa, immobile davanti a questo scenario apocalittico. Il Movimento Cinque Stelle, invece, si trova tra due fuochi: quello di Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati, che andando oltre il suo ruolo, si rivolge a Salvini intimandogli di porre fine alla sua politica migratoria troppo severa, e dall’altro si trova a dover appoggiare Salvini stesso, alleato di Governo (dichiarazioni sui 20 miliardi).

“Molti dubbi restano sul futuro di questo Governo, poiché sorge spontaneo chiedersi a cosa serva una perenne campagna elettorale se un Esecutivo c’è e dovrebbe durare 5 anni”

Tutto ciò avviene mentre un’opposizione, mediocre e sterile, critica, senza proporre un’alternativa, l’operato del Governo Conte. Ed è qui che risiede il fallimento di un Paese, che nella maggior parte dei casi, è capace solo di criticare e mai di proporre.

Senza l’UE, senza delle reali alternative, stanno prendendo sempre più piede le proposte di Fratelli d’Italia, relative al blocco navale col fine di impedire gli sbarchi in Italia. Ma così facendo, migliaia di vite umane innocenti, sarebbero condannate a morte certa all’interno di quei carceri a cielo aperto che ci sono in Libia e che vengono scambiati per “centri di prima accoglienza”. Infatti, con il solo blocco navale, si condannerebbero degli individui che, tra migranti di tutti i tipi, scappano effettivamente da una guerra (dal Corno d’Africa, ex possedimento italiano).

La proposta di Giorgia Meloni, dunque, risolverebbe soltanto in parte il problema degli sbarchi. Il secondo “step”, sarebbe quello di porre fine a quelle torture perpetrate all’interno dei centri, attraverso un accordo (bilaterale o europeo) con uno dei Governi della Libia (perché grazie allo stato di abbandono della Libia post-guerra del 2011 ce ne sono 3), per la costruzione di centri controllati per lo smistamento dei migranti all’interno di tutti i Paesi dell’UE (o in Italia). Una soluzione non semplice, soprattutto se dovrà essere soltanto il nostro Stato e non l’UE, a trattare con la Libia.

Ma, arrivati a questo punto, cosa ci si può aspettare da un crogiolo di Stati che avrebbe già dovuto smistarsi circa 50 migranti ciascuno a Luglio (i 450 migranti) e che non hanno ancora mantenuto la parola data?

Come si evince da questa lunga digressione, l’Italia ha bisogno dell’Europa e viceversa. Poiché, l’ipotetico accordo con il Paese africano avrebbe davvero valore solo se siglato tra 28 stati e non tra due. E non mi riferisco al valore legale, ma all’utilità dello stesso.

Una lieve speranza sul futuro dell’UE resta sempre accesa all’interno dei cuori degli italiani, ma per come si sta evolvendo la vicenda, ci vorrà un grosso sforzo da parte di tutti i Paesi membri, superando le barriere di Visegard (Ungheria, Polonia e altri Paesi che hanno “più ricevuto che dato” dall’Unione Europea), per prendere una decisione collettivamente condivisa. Uno sforzo che tarda a palesarsi, un ritardo che potrebbe definitivamente certificare il fallimento del progetto europeo perpetrato da Alcide de Gasperi, Jean MonnetKonrad Adenauer e dagli altri padri fondatori. 

Donatello D’Andrea