Le misure sul tavolo del Governo, da flat tax a pensioni

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte (C) con il ministro dellinterno e vicepremier Matteo Salvini (D) ed il ministro del lavoro e vicepremier Luigi Di Maio (S) durante un dibattito in aula al Senato.
Il presidente del consiglio Giuseppe Conte (C) con il ministro dellinterno e vicepremier Matteo Salvini (D) ed il ministro del lavoro e vicepremier Luigi Di Maio (S) durante un dibattito in aula al Senato. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA. – Reddito di cittadinanza, flat (o dual) tax, pensioni. Sono i tre principali capitoli su cui, secondo i partiti di governo, si articolerà la legge di bilancio 2019. In base a quanto promesso finora da esecutivo e maggioranza parlamentare, la manovra non potrà peraltro prescindere dal disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’Iva.

NIENTE RIALZI IVA: l’aumento è stato previsto per assicurare la diminuzione del deficit, secondo il percorso di rientro concordato con l’Unione europea. Come già fatto dai governi di centrosinistra, si potrebbe però optare per un calo più graduale, non facendo quindi scattare dal primo gennaio il rialzo dal 22% al 24,2% e dal 10% all’11,5% dell’aliquota agevolata. Lo stop totale bisogna trovare 12,4 miliardi. Lo vogliono sia Lega che M5s.

REDDITO DI CITTADINANZA, SI PARTE DA CENTRI IMPIEGO: per il sostegno al reddito il primo passo sarà il potenziamento dei centri per l’impiego (costo stimato 2 miliardi) che si cercherà di finanziare anche con il Fondo sociale Ue. Il nuovo reddito ingloberà vari strumenti esistenti, dall’assegno sociale al reddito di inclusione, assorbendone le risorse. E’ da sempre la proposta del Movimento 5 stelle.

PER ORA FLAT TAX PER MICRO-IMPRESE: la Lega ha già depositato un ddl ad hoc per ampliare la platea dell’attuale regime forfettario al 15% destinato alle partite Iva. Nel disegno di legge la soglia dei ricavi per accedere alla flat tax già esistente (che sostituisce Iva, Irpef, Irap e tasse locali) sale a 100.000 euro. Il costo è alto, stimato a 3,5 miliardi. Se la norma dovesse essere assorbita nella legge di bilancio, non è escluso che il tetto di ricavi possa essere ridimensionato. La proposta arriva dal programma elettorale della Lega.

PENSIONI, SI GUARDA A QUOTA 100: uno dei cavalli di battaglia soprattutto della Lega è la revisione della legge Fornero, con l’introduzione di ‘quota 100’ tra età (probabile minimo 64 anni) e contributi. Nel contratto di governo è stimato un costo di 5 miliardi, ma le risorse necessarie potrebbero lievitare fino a 8-9 miliardi. M5s propone il tetto alle pensioni d’oro.

SBLOCCO PATTO E REGOLE SEMPLICI PER INVESTIMENTI: l’idea, perseguita già negli ultimi anni, ma che ha acquistato vigore dopo il crollo del ponte Morandi, è quella di sbloccare le risorse a bilancio, sia a livello centrale che di enti locali, per fare avanzare le opere pubbliche. La vuole fortemente il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

RITOCCHI IN VISTA PER SUPER E IPERAMMORTAMENTO: in cantiere la riconferma delle due misure (la prima al 130% e la seconda al250%), ma probabilmente con qualche novità per le piccole e medie imprese. Potrebbero essere rivisti i coefficienti di ammortamento e garantiti sconti fiscali maggiorati per l’innovazione ‘datadriven’.

LAVORO, TRE ANNI IN PIÙ PER INCENTIVI AL SUD: Il governo è già intervenuto nel decreto dignità per prorogare la decontribuzione al 50% per gli under35. Nella legge di bilancio potrebbe essere estesa per altri due anni anche la decontribuzione al 100% riservata al Mezzogiorno.

MAXIPIANO ASSUNZIONI NELLA P.A: Giulia Bongiorno vorrebbe concentrare nel 2019 tutte le assunzioni che nel prossimo triennio sarebbero garantite in caso di turnover al 100%. Ogni anno sono previste 150.000 uscite.

SPENDING REVIEW: alle amministrazioni verrà chiesto un nuovo sforzo che, nel caso dei ministeri, dovrebbe superare 1 miliardo l’anno di tagli chiesto lo scorso anno. Si dovrebbe procedere con un ‘congelamento’ della spesa corrente, eccezione fatta per sanità, scuola e ricerca. Lo chiede il Mef.

PACE FISCALE: il ‘saldo e stralcio’ riguarderà i piccoli debitori (possibile entro i 100mila euro) e non i grandi evasori. Si tratterà di un pagamento forfait per chiudere il contenzioso con il fisco. L’obiettivo di gettito parte da circa 3,5 miliardi, ma si tratterebbe di entrate una tantum con cui non è quindi possibile finanziare misure permanenti. E’ una misura targata Lega.

PRIMA REVISIONE TAX EXPENDITURES: per finanziare la tassa piatta si potrebbe mettere mano agli sconti fiscali, compresi quelli per le imprese. Il progetto però, politicamente molto delicato e finora sempre rimandato, dovrebbe essere legato all’intervento generale sul sistema fiscale, con l’introduzione della dual tax (al 15% e al 20%) anche per le famiglie che potrebbe essere già impostata per partire dall’anno d’imposta 2020. Le agevolazioni fiscali, indicate nell’ultimo rapporto allegato alla nota al Def 2017, erano 468.