Di Maio: “Reddito cittadinanza dal 2019, risorse nella manovra”

Luigi Di Maio esce dal portone del Ministero
Luigi Di Maio. Archivio ANSA)

ROMA. – Nella legge di Bilancio le priorità del Governo saranno l’introduzione della flat tax e del reddito di cittadinanza insieme al superamento della legge Fornero: il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi di Maio parlando alla festa del “Fatto quotidiano” ribadisce l’intenzione di “mantenere le promesse” e di “non pugnalare gli italiani”. Di Maio ha fatto riferimento ai cinque milioni di persone in Italia in povertà assoluta parlando di un Paese “in macerie”, ma resta il tema delle coperture per misure che sono tutte molto costose.

“Flat tax, legge Fornero e reddito di cittadinanza – ha detto Di Maio – sono le tre priorità di questo Governo sulle quali ci siamo ritrovati, le dobbiamo portare avanti. Non ci sono indici che ci testimonieranno quanto stia bene questo Paese, sarà il sorriso dei cittadini a stabilire se staremo lavorando bene”.

Ma il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, continua a frenare sulla spesa e sul rischio di sforamento del rapporto deficit/pil. Quest’anno il rapporto dovrebbe chiudere al 2,2% e appare difficile arrivare alla riduzione prevista inizialmente per il 2019. “L’Italia non è il Paese della finanza allegra – sostiene Tria.

“Le riforme verranno realizzate nell’ambito dell’equilibrio dei conti – sottolinea – e quando questo impegno diventerà un fatto con il Def lo spread si sgonfierà” .”Non siamo il malato d’Europa” spiega a Repubblica anche con lo stop del Qe “l’Italia subirà un contraccolpo come tutti gli altri paesi”.

“Aspettiamo a vedere i numeri”, dice l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, “per adesso aspettiamo e vediamo, speriamo che il Paese non ne debba pagare altre conseguenze”.

La settimana si preannuncia decisamente calda: domani, primo giorno sui mercati dopo la valutazione di Fitch, è in programma una riunione del Consiglio dei ministri: e se la manovra non è all’ordine del giorno -previsto un confronto sui vertici dei servizi- sarà comunque la prima occasione di incontro con il ministro Tria al ritorno da Pechino, anche alla luce di come andranno Borsa e spread, vista la necessità di mettere al più presto nero su bianco numeri e provvedimenti.

Di Maio ha anche annunciato l’arrivo imminente del decreto anticorruzione. Martedì è invece previsto l’incontro della Lega sulla manovra nel quale gli esponenti del Carroccio faranno il punto sulle misure da introdurre. Insieme alle priorità annunciate da Di Maio resta quella di evitare l’aumento dell’Iva che dovrebbe scattare nel 2019 trovando circa 12,4 miliardi di risorse.

Per il reddito di cittadinanza secondo le stime del Governo sarebbero necessari a regime circa 17 miliardi (sono invece oltre 35 secondo le stime Inps riferite al primo progetto di legge) ma su questo punto l’intervento sarebbe a tappe con un inizio concentrato sul potenziamento dei centri per l’impiego e risorse per circa due miliardi.

Anche per la flat tax la riforma dovrebbe essere a tappe con un’intervento iniziale a favore solo delle partite Iva innalzando il tetto di reddito per rientrare nel regime forfettario. Quanto al superamento della legge Fornero la reintroduzione della quota 100 seppure con paletti come l’età minima a 64 anni e almeno 35 anni di contributi, eliminando la possibilità di uscire a qualsiasi età con 43 anni e tre mesi di contributi, costerebbe 4,6 miliardi.

Interventi meno restrittivi potrebbero costare il primo anno fino ad oltre 14 miliardi. Più esigue le cifre delle coperture. Per il reddito di cittadinanza si potrebbe andare a pescare nelle risorse del reddito di inclusione ma si guarda in generale al perimetro degli ammortizzatori sociali con una ricognizione in corso sulla spesa per queste prestazioni.

Il Governo inoltre guarda al riordino delle agevolazioni fiscali e al bonus degli 80 euro ma anche a un provvedimento per la pace fiscale. Per quanto riguarda le pensioni d’oro invece il provvedimento che dovrebbe ridurre quelle non supportate dai contributi dovrebbe essere soprattutto un segnale più che una misura da entrate consistenti. Tagliando quelle oltre i 5.000 euro netti si risparmierebbero, secondo le stime sulla proposta appena presentata sul ricalcolo attuariale, circa 200 milioni. Ma resta la spada di Damocle dei ricorsi.