Turchia: l’inflazione vola, Erdogan getta la spugna su tassi

Un uomo si asciuga la fronte di fronte alle bandiere della Turchia.
La lira turca scende ancora.

MILANO. – La Turchia prova a correre ai ripari per frenare un’inflazione che galoppa a ritmi quasi quadrupli rispetto ai suoi obiettivi di politica monetaria. Un andamento ormai fuori controllo, causato della svalutazione della lira, che da inizio anno ha perso oltre il 40% del suo valore sul dollaro con effetti destabilizzanti per tutti i mercati.

La Banca centrale turca ha annunciato che adotterà “le azioni necessarie per sostenere la stabilità dei prezzi” nella riunione del 13 settembre. La decisione è stata presa dopo la diffusione dei dati sull’inflazione ad agosto, che hanno registrato un aumento dei prezzi al consumo del 17,9% (dal 15,9% di luglio) e di quelli alla produzione addirittura del 32%, ai livelli più alti degli ultimi quindici anni e ben lontani dall’obiettivo del 5% di inflazione che Ankara si è dato.

“I recenti sviluppi relativi all’outlook dell’inflazione evidenziano significativi rischi per la stabilità dei prezzi” ha detto la banca centrale, preannunciando che “la politica monetaria verrà corretta” e che ricorrerà a “tutti gli strumenti disponibili” per farlo. I mercati si aspettano misure draconiane sui tassi, dopo un’inerzia che prosegue da giugno. Ma vogliono prima vedere i fatti.

Non a caso la lira, che dopo l’annuncio di Ankara aveva recuperato terreno, è tornata a scendere (-0,5% a quota 6,65 sul dollaro). Il governatore Murat Cetinkaya “ha alzato l’asticella delle aspettative del mercato in un momento in cui non c’è spazio per deludere” ha detto Piotr Matys, strategist di Rabobank, secondo cui servirebbe una stretta “di almeno il 10%” per “sorprendere i mercati”.

Per lo strategist di Bluebay Asset Management, Tim Ash, “se non rialzano i tassi in modo significativo, la lira sarà esposta di nuovo”. E’ nota a tutti l’avversità del presidente Recep Tayyip Erdogan verso i tassi alti, definiti “la madre e il padre di tutti i mali”, colpevoli – a suo dire – di frenare la crescita economica.

Così come è nota la sua influenza sulla politica monetaria ed economica del Paese, culminata con la nomina di suo genero Berat Albayrak alla guida del ministero delle Finanze. Una influenza che, assieme alla crisi diplomatica con gli Usa di Donald Trump, è tra le ragioni del crollo della lira.

Proprio Albayrak ha cercato di rassicurare sull’autonomia della banca centrale dal potere politico. “La banca centrale in Turchia è stata molto più indipendente che in altri Paesi” ha detto in un’intervista a Reuters, assicurando “una lotta a tutto campo contro l’inflazione”.

(di Paolo Algisi/ANSA)