Renzi dice no a Zingaretti, si apre la partita delle alleanze

Matteo Renzi con una mano sulla spalla di Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti e Matteo Renzi in una foto d'archivio

RAVENNA. – Matteo Renzi non parteciperà in prima persona alla sfida per la guida del nuovo Pd: ” Ho già dato, ho vinto due volte. Dobbiamo avere il coraggio di dire che daremo l’appoggio a chi vince”, ha detto l’ex segretario ribadendo il passo indietro alle primarie ma facendo capire che non assisterà da spettatore alla corsa e anticipando il suo orientamento, se non su chi sosterrà, quantomeno sul no a Zingaretti.

Se da un lato afferma la necessità di “un leader vero”, altrimenti “saremo un partito senza spina dorsale”, dall’altro chiude alla figura del Governatore del Lazio, che da Cortona aveva tentato di dare una scossa ai dem. Ma Renzi non lo voterà: “Vedremo i candidati alle primarie del Pd. Ce ne sarà più di uno, non è detto che il mio sarà Zingaretti”, le sue parole.

Intanto proprio Zingaretti denuncia attacchi subiti sui social e assicura il suo impegno per un congresso “delle idee e della passione, non dell’odio e del rancore”. Ma nel partito si apre ora la partita alleanze, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Con Renzi, ancora, che rivendica la chiusura totale ai 5 stelle: “Come si faceva a fare una alleanza con M5s che ha fatto la campagna contro di noi, con chi mette in discussione i vaccini. L’alleanza con M5s era una alleanza che nessun elettore di M5s e nessun elettore Pd aveva scelto”, ha detto.

Ma il suo, soprattutto nei modi, non è l’approccio di tutto il partito: “Mentre la Lega è già configurata come un movimento di destra con delle posizioni estremiste – ha detto uno come Dario Franceschini, che si è appena schierato con Zingaretti -, il Movimento 5 Stelle, sia nell’elettorato che nelle posizioni dei suoi esponenti, è più trasversale”.

In questa discussione si inserisce la partecipazione del presidente della Camera Roberto Fico, unico esponente M5s, alla Festa nazionale del Pd, a Ravenna. Un dialogo partito proprio con la ricostruzione del tentativo fallito di un accordo Pd-M5s. “Noi siamo stati fautori di un tentativo di dialogo. Ma quel dialogo era molto molto difficile perché la gran parte degli elettori 5 stelle e del Pd erano contrari”, ha detto Delrio.

Fico, che di quel tentativo fu ‘regista’ durante il mandato esplorativo, è stato accolto con applausi, abbracci dei volontari e il suo intervento dal palco dove ha dialogato con Graziano Delrio è stato tutto sommato apprezzato. Pur senza fare aperture, ha ricevuto consensi, soprattutto quando si è smarcato dal Governo, come sul tema migranti.

“Non c’è dubbio e lo dico senza alcuna remora che dalla Diciotti tutte le 179 persone con 29 minori non accompagnati dovevano scendere il primo giorno”, ha detto. Oppure, quando, sempre sull’immigrazione, ha fissato paletti: “Conosco il mio movimento e so bene che nel contratto di governo ci si muove, ma troppo al di là non si potrà più muovere”.

Sono piaciuti meno al pubblico dem i suoi accenni alla storia del Movimento, ma Fico non ha battuto ciglio. E anzi, ha rivendicato l’appoggio della sua gente anche quando prende posizioni apparentemente non in linea con l’esecutivo giallo-verde, come ad esempio su Orban.

(dell’inviato Tommaso Romanin/ANSA)