Pepe Mujica: “Su migranti serve un piano Marshall”

Pepe Mujica al Festival di Venezia.
Pepe Mujica al Festival di Venezia.

VENEZIA. – Non vuole essere “una star da red carpet” ma al Lido suo malgrado Josè Mujica detto Pepe, il contadino, ex combattente dei guerriglieri marxisti Tupamaro in prigione per 12 anni, diventato presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, 83 anni di testimonianza coerente con gli ideali egalitari socialisti, personaggio amatissimo in America Latina e non solo, ha avuto un accoglienza straordinaria.

Ha accompagnato il bel documentario che Emir Kusturica gli ha dedicato, “El Pepe, una vida suprema”, fuori concorso e che racconta a partire dal giorno del suo addio alla presidenza, davanti a 150 mila persone in lacrime a Piazza Artigas a Montevideo, la sua storia di presidente ‘povero’ (“non sono povero, vivo del giusto. Anche quando si è a capo di un paese bisogna vivere come la maggioranza che si rappresenta”).

Non ha fatto il photocall con i fotografi che pure lo aspettavano dopo la conferenza stampa, si è defilato al termine della proiezione ufficiale quando pure la Sala Grande veniva giù dagli applausi, ma ha ceduto al tappeto rosso su insistenza di Kusturica.

Abituato alla folla non era emozionato (“la più grande emozione della mia vita è quando dalle stanze della tortura sono passato al carcere, lì ho capito che la dittatura militare stava cadendo”) ma non ha perso da grande comunicatore l’occasione per esprimere il proprio pensiero politico. Nonostante l’età e la vita vissuta Mujica è tutt’altro che un ‘mito’ da museo, “il fascino che si prova a dialogare con lui – ha detto Kusturica – è fuori dal comune, sono contento di averlo conosciuto e far conoscere la sua storia con questo film”.

“L’Europa ha delle colpe da riparare in Africa, una lunga storia di errori che parte dal colonialismo, per questo l’emergenza dei rifugiati può risolversi solo in un modo: con un piano Marshall che faccia vivere il continente, altrimenti il mar Mediterraneo non sarà abbastanza grande per diventare un cimitero e le donne africane saranno più forti comunque”, si è espresso Mujica sul tema delle migrazioni.

“La globalizzazione comporta responsabilità e i ricchi sono doppiamente responsabili nei confronti dei migranti, economici, ambientali, sociali”, ha aggiunto l’ex presidente, che il 14 agosto scorso si è anche dimesso da senatore. Sul vicino Venezuela, in tragica crisi economica, ha detto di essere “fiducioso che il popolo da solo riesca a reagire”.

Ecologista da sempre (nel film lo si vede tra l’altro conversare con Kusturica nel cortile della sua casa più che dimessa, seduto su una panchina realizzata con i tappi di plastica delle bottiglie) ha fatto l’apologia della sobrietà, uno dei motivi che lo hanno reso popolare da sempre.

“La cosa più importante non sono gli oggetti che abbiamo, nè tantomeno i soldi per comprarli perchè ci impegnano il tempo per guadagnarli e ci distraggono da ciò che è più importante di tutti ossia la vita che va vissuta e gli affetti. Vivere con poco, con il necessario e dedicarsi a vivere con gli altri, stare insieme, impegnarsi a fare stare bene tutti. Ai giovani dico questo mai smettere di lottare per una società migliore, la libertà è nella testa, nella scelta di non inseguire la ricchezza”, ha concluso Mujica che da sempre devolve il 70% del suo vitalizio ai più poveri del suo paese attraverso la Fondazione di assistenza che porta il suo nome.

(dell’inviata Alessandra Magliaro/ANSA)