Xi rilancia la campagna d’Africa, altri sessanta miliardi in tre anni

Il presidente cinese Xi Jinping con i presidenti dei Paesi africani presenti a Pechino.
Il presidente cinese Xi Jinping con i presidenti dei Paesi africani presenti a Pechino. EPA/HOW HWEE YOUNG / POOL

PECHINO. – Xi Jinping prosegue la campagna d’Africa in soccorso delle nazioni più povere respingendo le accuse di “neo colonialismo” alla sua “One Belt, One Road Initiative”, la nuova via della Seta per terra e mare pensata per collegare l’Estremo Oriente ad Asia, Medio Oriente, Europa e Africa, o di voler capitalizzare la crescita economica del continente e le sue risorse naturali.

Aprendo a Pechino i lavori del “Forum on China-Africa Cooperation” con 53 leader su 54 Stati africani, il presidente cinese ha promesso ulteriori risorse per 60 miliardi di dollari nel periodo 2019-21 difendendo il piano globale di sviluppo di strade, ferrovie, porti, oleodotti e canali commerciali. Ai Paesi meno sviluppati, con pesanti debiti, senza sbocchi sul mare e alle piccole isole/Stato in via di sviluppo con relazioni diplomatiche con la Cina, ha offerto, senza fornire dettagli, l’esenzione eccezionale dal pagamento degli interessi sui debiti a partire da fine 2018.

Le nuove risorse disponibili, che replicano quelle promesse nel 2015, si suddividono in 15 miliardi dedicati agli aiuti, ai prestiti senza interessi e ai finanziamenti agevolati; in una linea di credito da 20 miliardi; in 10 miliardi per il fondo sullo sviluppo “China-Africa”; in fondi speciali da 5 miliardi, infine, per l’import dall’Africa.

“Onoreremo in pieno le promesse che abbiamo fatto ai nostri fratelli africani”, ha detto Xi nella solennità della Grande sala del popolo davanti a leader quali i presidenti sudafricano Cyril Ramaphosa ed egiziano Abdel Fattah Al Sisi, il premier etiope Abiy Ahmed e il presidente Ismail Omar Guelleh di Gibuti, il piccolo Paese del Corno d’Africa che ospita la prima base navale militare cinese all’estero, di recente anche ampliata.

Negli ultimi mesi, Pechino ha dovuto far fronte al criticismo per le pratiche sul debito nella costruzione di infrastrutture: dall’Australia all’India fino alla Malaysia, il cui premier Mahathir Mohamad ad agosto in visita a Pechino ha messo in guardia da “una nuova versione di colonialismo” e annunciato lo stop a progetti da oltre 22 miliardi con sponsor cinesi, tra ferrovia ad alta velocità e oleodotti.

Xi ha parlato della volontà di portare a termine un totale di otto principali iniziative in un piano ampio di “comunità Cina-Africa di destino condiviso” e “senza fine politico collegato”: ha sollecitato la definizione della responsabilità congiunta e della cooperazione “win-win”, di mutuo beneficio, tra la Cina e l’Africa rinnovando i giudizi di opposizione a “protezionismo e unilateralismo”.

Le aree di riferimento sono la cooperazione nei settori industria, investimenti, commercio, infrastrutture, salute, cultura, protezione ambientale e sicurezza. La Cina darà supporto ala sicurezza alimentare entro il 2030 e allo stanziamento di un miliardo di yuan (146,3 milioni) in aiuti umanitari d’emergenza ai Paesi afflitti da calamità naturali. Da un lato l’approccio di Pechino ha fornito infrastrutture necessarie senza le condizioni dell’Occidente all’Africa su democrazia e riforme, dall’altro ha generato malumori per l’abuso dei prestiti e lo scarso uso di manodopera locale.

La Casa Bianca ha criticato le politiche cinesi e, rischiando la perdita d’influenza, ha rilanciato investimenti nell’ambito dell’Asia-Pacifico con Australia e Giappone, i cui termini restano incerti. L’Africa è un fronte vitale per Xi per la salita a rango di potenza globale: nel 2015 i prestiti sono stati 12 miliardi dai 100 milioni circa del 2000, mentre il commercio tra Pechino e il continente è salito del 14% nel 2017, a 170 miliardi di dollari.

Nel suo discorso Xi ha promesso il rispetto dei “cinque no” nelle relazioni con gli Stati africani: no a modifiche del passo di sviluppo, no all’interferenza nelle questioni interne, no all’imposizione dei voleri di Pechino, no a legami finanziari di assistenza, e no alla ricerca di vantaggi politici.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)