Centoventicinque anni fa il Genoa, e l’Italia scoprì il calcio

Spalti dello stadio del Genoa con colori rossoblù e cori
La coreografia nello stadio quando il Genoa festeggiò i 120 anni.

GENOVA. – Centoventicinque anni fa, l’Italia scoprì il calcio: fu il 7 settembre del 1893, per un piccolo club nato a Genova con l’intento di giocare a pallone e a cricket, sport d’esportazione dall’Inghilterra. Oggi, quello che il Genoa si appresta a celebrare è un compleanno mesto, senza festa per il crollo del ponte Morandi.

E’ una storia nata quando un gruppo di appassionati inglesi di sport vari che si trovavano a Genova decisero di far nascere nella centralissima via Palestro, allora sede del consolato inglese, il Genoa Cricket and Athletic Club che divenne Football Club nel 1899 dopo che il calcio era risultato lo sport più vincente del circolo sportivo.

Una storia gloriosa sino agli anni ’30 e travagliata dopo la seconda guerra mondiale con la caduta in serie C nei primi anni ’70 e la rinascita sino alla semifinale di Coppa Uefa nel 1992 sotto la gestione di Aldo Spinelli. Europa riconquistata altre due volte con Enrico Preziosi presidente, preceduta però da una retrocessione a tavolino per un caso di illecito.

Una storia in cui entrano anche nomi di giocatori che passando dal Genoa sono divenuti grandi: da Silvio Piola a Roberto Pruzzo, passando per Diego Milito e Thiago Motta. Per citarne alcuni.

Ma è un compleanno senza sorriso, per il Genoa Cricket and Football Club, il club di calcio più antico d’Italia. A Genova non è tempo di festeggiamenti. Il crollo di ponte Morandi il 14 agosto, che ha portato via 43 vite, non permette feste. Per questo la società rossoblù ha deciso per un compleanno sobrio, ma ricorderà comunque con una serie di iniziative una data storica per tutto il movimento calcistico italiano.

Sarà la chiusura di un anno che ha visto la società abbracciare tutta Genova attraverso presentazioni, conferenze e sorprese iniziate a febbraio scorso. Chiamati “Il Genoa per Genova” gli eventi marchiati Grifone sono passati dalla galleria degli specchi di Palazzo Reale a febbraio scorso con l’esposizione della storica Coppa Fawcus, al teatro Carlo Felice dove il connubio tra calcio e opera ha portato i tifosi a teatro e a fine campionato una ensamble direttamente sugli spalti del Luigi Ferraris prima dell’ultima gara con il Torino. Senza dimenticare tappe come quella ad Euroflora, alle piscine di Albaro e al Galata Museo del Mare per conferenze stampa fuori dal comune.

Mentre il momento clou vero e proprio è stato il ritorno “a casa” della Coppa Duca degli Abruzzi conosciuta anche come Coppa Challenge che venne assegnata al Genoa per aver vinto i primi tre scudetti e che è stata ritrovata a Miami e restaurata dopo che se ne erano perse le tracce tra le due guerre mondiali.

Un compleanno che il Genoa festeggia con la dodicesima stagione di serie A consecutiva, record nel dopo guerra, lontano dai fasti degli inizi che hanno portato i rossoblù a vantare un palmares di nove scudetti e una coppa Italia oltre ad una serie di record storici, tra i quali la prima squadra ad aver istituito il settore giovanile o le prime sfide internazionali rispettivamente nel 1902 e nel 1903. Un’altra Italia, un altro calcio.