Grandi manovre nel Pd, si accelera il Congresso

Persone sedute ai tavoli della Festa dell'Unità di sera.
Festa dell'Unità.

BOLOGNA. – La data del congresso non è ancora stata fissata, ma per il Pd la definizione di date, regole d’ingaggio e schieramenti per un’assise che permetta di uscire dall’angolo non sembra più rinviabile. Se ne parlerà, e molto, nell’intenso fine settimana conclusivo delle Feste dell’Unità che, fra Ravenna, Bologna, Reggio Emilia e Firenze, vedranno sfilare molti dei big del partito, a cominciare dall’ex segretario Renzi che tornerà fra iscritti e militanti per misurare popolarità e sostegno. Ma anche per marcare il proprio territorio nella competizione congressuale.

La candidatura di Nicola Zingaretti, che l’ex premier ha già annunciato di non voler sostenere, ingrossa a poco a poco le schiere dei propri sostenitori. Renzi prima, poi la diretta interessata, ha smentito di star lavorando su una candidatura di Anna Ascani. Ma i rumours sul suo ruolo proseguono e nel partito si apre un vero e proprio “giallo” sulle intenzioni di Renzi. Le prossime settimane, probabilmente, porteranno chiarezza.

“Il punto – prova a far sintesi il segretario Maurizio Martina – per noi è riorganizzarci. Il lavoro di ricostruzione deve essere profondo”. A cominciare dalle piazze, con la manifestazione ‘Per l’Italia che non ha paura’, convocata in piazza del Popolo a Roma, per provare a ricompattare il campo progressista, ma lanciata con una falsa partenza: inizialmente fissata per sabato 29 settembre, è stata rimandata al giorno dopo per evitare la concomitanza con il derby Roma-Lazio.

Alla festa dell’Unità di Bologna, dove domenica la conclusione sarà affidata proprio a Renzi, dopo che a Ravenna, alla festa nazionale, è atteso il tradizionale intervento conclusivo del segretario Martina, è arrivato Dario Franceschini, che potrebbe essere uno dei grandi elettori di Zingaretti. E che, soprattutto, ha invitato a far presto il congresso.

“E’ naturale – ha detto – che dopo una sconfitta così ci sia una fase di analisi per capire come uscirne ed è normale che non duri tre giorni o un mese. Questo percorso finirà con il congresso nazionale. Questo percorso si deve chiudere prima che parta la campagna elettorale delle europee, quindi entro febbraio”. E partire, quindi, il prima possibile.

Renzi, intanto, preferisce attendere lo start alla corsa congressuale scagliandosi contro il governo e rivendicando i propri meriti. “Sembrano con il vento in poppa, ma nelle rivoluzioni spesso sono i giacobini che fanno la fine peggiore”, dice. “Io ho fatto un’esperienza che è durata molto di più della media dei governi italiani”.

Aspettando la Leopolda, dal 19 al 21 ottobre, l’ex premier è intanto atteso alla prova delle feste del partito dalle quali, finora, era stato alla larga. Chi invece a Bologna ne è un assiduo frequentatore, fra gli stand e in prima fila ai dibattiti, è Pier Ferdinando Casini. I vecchi compagni che lavorano in cucina lo guardano passare e lo salutano con un misto di simpatia e sbigottimento. Poi tornano subito a friggere le crescentine, aspettando che le cose nel partito siano un po’ più chiare.

(Di Leonardo Nesti/ANSA)