Conte: “Manovra ambiziosa”. Tria verifica disponibilità Ue

Giuseppe Conte e Giovanni Tria, professori universitari al governo. Manovra
Giuseppe Conte e Giovanni Tria, professori universitari al governo.

ROMA. – Una manovra “ambiziosissima” che rispecchi il programma di governo e che getti le basi per l’intera legislatura. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, descrive così la prossima legge di bilancio, oggetto di un nuovo incontro, il secondo in due giorni, a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, poco prima della partenza del titolare di Via XX Settembre per l’Ecofin e l’Eurogruppo di Vienna.

Nella riunione non si è scesi nel dettaglio delle misure di politica economica del prossimo anno, ma l’occasione è stata utile proprio in vista della faccia a faccia che Tria avrà nelle prossime 48 ore con i rappresentati della Commissione europea e con gli altri ministri dell’Economia. Il caso Italia non è nell’agenda del vertice, così come non lo è prematuramente alcuna manovra di bilancio, ma è difficile supporre che le intenzioni del governo gialloverde non siano comunque oggetto di attenzione.

Calmate un po’ le acque dopo la svolta improntata ad una maggiore cautela da parte di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, rassicurata la delegazione del Fondo monetario internazionale, in Italia quest’estate per un primo contatto in vista della consueta stesura dell’Article 4, Tria proverà probabilmente a tastare il terreno per capire quali siano gli spazi di finanza pubblica in cui potersi muovere pur rispettando le regole Ue.

La questione sembra ormai essere quella se raggiungere o meno nel 2019 il 2% nel rapporto deficit-Pil. Tria punta ad un miglioramento, o al massimo ad una stabilità, del saldo strutturale, che si rispecchia anche sul deficit nominale. Ma molto dipenderà da come si chiuderà il 2018, anno per il quale le stime sono ancora in bilico e che saranno limate fino all’ultimo momento, in attesa dei dati di contabilità più aggiornati che l’Istat renderà noti il 21 settembre.

Considerando un deficit del 2%, gettare le basi per i maggiori capitoli del programma, dall’Iva al reddito di cittadinanza alla flat tax, sembrerebbe un’operazione possibile considerando anche gli incassi della pace fiscale e un’ulteriore stretta di spending review. Bisognerebbe però probabilmente giocare un po’ a ribasso rispetto alle prime dichiarazioni di governo.

Potenziare i centri per l’impiego sarebbe fattibile, ma sarebbe più difficile distribuire gli assegni a 5 milioni di poveri. Ampliare il regime forfettario del 15% ad una platea più vasta di partite Iva sarebbe anche attuabile, ma stabilendo un tetto probabilmente più basso di 100.000 euro. Soprattutto bisognerebbe definire attentamente uno dei punti finanziariamente più pesanti, la riforma delle pensioni.

Proprio su quota 100 è non a caso tornata a galla la palese ostilità tra il governo e il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Dopo lo scontro con Di Maio sul decreto dignità, è stato Salvini a giudicare non plausibili le stime dell’Istituto che “senza se e senza ma” calcola il costo dell’intervento tra i 14 e i 20 miliardi, contro i 6-8 miliardi previsti dalla Lega. “Sono gli uffici tecnici dell’Inps che fanno le valutazioni – puntualizza Boeri – screditare chi le fa è un esercizio pericoloso”.