Un’Italia in grigio, Jorginho la salva con la Polonia

La gioia di Jorginho dopo il gol del pareggio contro la Polonia.
La gioia di Jorginho dopo il gol del pareggio contro la Polonia. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

BOLOGNA. – La strada per uscire dal tunnel della mediocrità è ancora lunga, ma grazie ai cambi e a un rigore un po’ dubbio Roberto Mancini salva faccia e risultato al Dall’Ara di Bologna. La Polonia da trasferta di Nations League è andata vicina a dare una lezione di calcio ‘all’italiana’ agli azzurri, schierati all’attacco ma poco incisivi e per nulla brillanti, e non ci è riuscita solo per la mancanza di energie nel finale, quando invece la Nazionale rinverdita dall’ingresso di Chiesa e Belotti ha pareggiato il gol di Zielinski con Jorginho dal dischetto, finendo in avanti con un’inerzia che fa sperare in vista del Portogallo.

Mancini, nello stadio dell’esordio in serie A a 16 anni, era entrato con il volto tirato dall’emozione di chi si gioca la prima partita da tre punti dopo il disastro pre-Mondiale con la Svezia, e tanti enigmi da risolvere per la sua prima nazionale ufficiale, scesa in campo ancora contratta, timida, a lungo priva di guizzi. E questo nonostante una Polonia con una sola punta, seppur del calibro di Lewandowski, e un atteggiamento tutt’altro che arrembante.

Alla fine il tecnico marchigiano è uscito sorridente: in tempi di mondiali mancati non si butta via un punto, anche se conquistato in extremis. D’altra parte l’avvio era stato piuttosto faticoso: Balotelli impalpabile, Insigne isolato, Chiellini neo-capitano nervoso e ammonito dopo meno di 10′, all’inizio è stato Donnarumma, suo malgrado, il più in evidenza, obbligato ad aggiustare incertezze del reparto che dovrebbe essere, in teoria, quello da cui ripartire con la ritrovata coppia di centrali juventini.

Il portiere è stato reattivo già al 6′, quando Lewandoski e Zielinski si sono scambiati una prima volta, facendo le prove del gol, i ruoli di rifinitore e finalizzatore, ma sul tiro del centrocampista il milanista si è disteso sulla sinistra, così come più tardi su una girata ravvicinata di Krykowiak. E’ toccato però proprio a Zielinski rompere la strana maledizione del portiere che ad aprile, con la paratona sul connazionale e compagno di squadra Milik, bloccò la corsa napoletana verso lo scudetto: il numero 20 ha concluso in area tutto solo di destro, dopo che Lewandowski aveva dimostrato un’altra volta di essere giocatore di categoria superiore. Sfruttando l’errore di Jorginho, palla persa dove non si dovrebbe, l’attaccante del Bayern ha richiamato su di sé tutte le attenzioni e poi ha servito in mezzo un cross basso e preciso, facile da trasformare.

L’Italia fino a quel punto si era vista con un paio di conclusioni di Insigne e soprattutto con Bernardeschi, ma la buona idea di concludere con i suoi tipici sinistri a rientrare non è stata accompagnata da fortuna e precisione: palla fuori di pochi centimetri, per due volte. Mancini allora è ripartito provando ad aumentare il grado di fantasia, inserendo Bonaventura per Pellegrini, ma è stato ancora Lewandowski a strappare gli applausi dei circa quattromila polacchi presenti, con una mezza rovesciata alta di poco che sfiora il raddoppio.

La mossa del ct allora è obbligata: Belotti per Balotelli uscito in un mix di fischi e applausi, dopo un’ora ampiamente insufficiente. Poi è la volta di Chiesa per Insigne, al 70′. I nuovi entrati hanno portato la vivacità che serviva: Bonaventura con gli inserimenti, Belotti con la lotta, mentre Chiesa ha il merito, al primo pallone toccato, di guadagnarsi il rigore.

A stendere il viola è stato un ex fiorentino, Blaszczykowski, che prende pallone e gamba, un intervento al limite del regolamento che il tedesco Zwayer ha giudicato falloso. Sul dischetto al 33′ è andato Jorginho spiazzando Fabianski, riscattando l’errore e dando linfa ad una prima che sarebbe altrimenti stata da dimenticare, per lui e per l’allenatore.

(Di Tommaso Romanin/ANSA)