In Svezia cresce ma non sfonda la destra populista

Svezia: la polizia in un seggio elettorale.
Svezia: la polizia in un seggio elettorale. EPA/JOHAN NILSSON SWEDEN OUT

STOCCOLMA. – Forse leggermente sotto le aspettative della vigilia, ma la destra radicale svedese compie un forte balzo in avanti. Il partito anti-immigrati degli Svedesi Democratici raggiunge secondo gli exit poll una forbice tra il 16,3 e il 19,2%. E potrebbe diventare anche la seconda forza del paese simbolo del welfare e dell’accoglienza. Nell’incertezza dei primi risultati, affidati agli exit poll, il primo partito resta quello dei Socialdemocratici (25,4-26,2%), che rischiano però, se vedranno confermata la prima cifra, di incassare il peggior risultato elettorale dal 1908.

I Moderati si attesterebbero tra il 17,8 e il 18,4% mentre quel che appare certa è l’affermazione dei piccoli partiti. In primis gli ex comunisti, Sinistra, che secondo gli exit poll hanno quasi raddoppiato il loro ultimo risultato e si sono aggiudicati tra il 9 e il 9,8%. Bene anche il partito di centrodestra, Centro, e i cristiano democratici che hanno incrementato di un terzo le preferenze del 2014.

Al termine di una tornata elettorale, che ha tenuto l’Europa con il fiato sospeso, sondaggio dopo sondaggio con le indicazioni dell’ascesa dei Svedesi Democratici, il futuro governo di Stoccolma è al momento un enigma: se si escludono accordi con la destra populista, il blocco di centrodestra avrebbe – secondo l’ultimo exit poll – il 39,6% dei consensi, mentre il centrosinistra raggiungerebbe il 39,4. E senza l’ipotesi di una Gross Koalition tra i partiti tradizionali e filo-europei, i contatti con il partito emergente del giovane leader Jimmie Akesson appaiono inevitabili.

La campagna elettorale che ha preceduto il voto per il rinnovo del Parlamento è stata tesa e difficile. E ancora i segnali sono arrivati da aggressioni, ai seggi, di militanti neonazisti contro giornalisti ed elettori. La corsa alle urne si è incentrata essenzialmente su come frenare l’arrivo di nuovi stranieri, tema ‘forte’ ovunque in Europa, e cavalcato abilmente dagli Svedesi Democratici.

Solo nel 2015 erano stati accolti più di 160mila nuovi migranti, un’enormità per un paese di 10 milioni di abitanti. Le limitazioni degli anni successivi non hanno evidentemente saputo arginare un sentimento diffuso di crescente esasperazione. Sfruttato politicamente dagli Svedesi Democratici, che hanno denunciato in maniera martellante – con toni spesso violenti – i problemi dell’integrazione, tra segregazione residenziale e gang criminali.

Il futuro governo dovrà in ogni caso metter mano alle riforme che il Paese si aspetta: dalla modernizzazione del sistema sanitario nazionale alle politiche sulla casa. Fino alle scottanti politiche migratorie. Un Paese reso inquieto proprio da quest’ultimo tema, nonostante una crescita economica stabile e un tasso di disoccupazione sotto al 6%.