Walter Pacifici, il muro azzurro

L'italo-venezuelano Walter Pacifici ha giocato con il Deportivo Italia e la vinotinto
L'italo-venezuelano Walter Pacifici ha giocato con il Deportivo Italia e la vinotinto

CARACAS – Lo scrittore uruguaiano Ricardo Galeno descrive il ruolo del portiere con il seguente testo: “Lo chiamano anche portiere, numero uno, estremo difensore, guardapali, ma potrebbero benissimo chiamarlo martire, paganini, penitente, pagliaccio da circo. Dicono che dove passa lui non cresca più erba.

E’ un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta, attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori.

Lui i gol non li segna. Sta lì per impedire che vengano fatti. Il gol, festa del calcio: il goleador crea l’allegria e il portiere, guastafeste, la disfa. Porta sulle spalle il numero uno. Primo nel guadagnare? No, primo a pagare. Il portiere ha sempre la colpa. E se non ce l’ha paga lo stesso. Quando un giocatore qualsiasi commette un fallo da rigore, il castigato è lui: lo lasciano lì, abbandonato davanti al suo carnefice, nell’immensità della porta vuota. E quando la squadra ha una giornata negativa, è lui che paga il conto sotto una grandinata di palloni, espiando peccati altrui”  tutte queste vicissitudine le ha vissute durante il portiere italo-venezuelano Walter Pacifici.

“Ho iniziato a praticare calcio nella scuola San Ignacio de Loyola. Ricordo che a quei tempi svolgevamo una preparazione física e giocavamo tante partitelle tra di noi”.

L’estremo difensore durante la sua carriera ha avuto diversi allenatori. Ma quelli che lo hanno marcato a livello professionale e come persona sono stati: El Indio Clemente, Walter Cata Roque, El hermano Calvo e il sempre ricordato Francisco “Pollo Ronco” Sandoval.

Pacifici in azione con la maglia del Deportivo Italia

Pacifici, prima di fare il salto nella Primera División ha giocato nel Club Puerto Azul, en Naiguatá. “Il club prima di avere il campetto, si allenava e disputava i suoi incontri nel giardino di fronto all’Universidad Santa María. Poi con il trascorrere del tempo i soci hanno cercato un’area dentro il club dove costruire  il campetto. Abbiamo disputato tornei organizzati dal club anche all’interno dell’Universidad Simón Bolívar. In principio, il terreno che usavamo nel Club Puerto Azul era per giocare partiti 8 contro 8, poi ci sono state le modifiche fino a portarlo alle misure regolamentari. Ricordo que la nostra squadra si chiamava Kur-2, allora avevo 15 anni, allora il mio allenarore era “pollo ronco”, lui mi allenava nella squadra del Loyola e a Puerto Azul. Quando sbagliavo qualcosa con la squadra della scuola mi diceva: domani ti faccio vedere domani in allenamento! (rise)”.

Quando Pacifici giocava nel Club Puerto Azul il calcio aveva preso uno slancio importante c’era addirittura un torneo interno dove giocavano 5 squadre giovanili e 4 di veterani. Quei tornei iniziavano a giocarsi il sabato pomeriggio e si continuavano la domenica. Stando a quanto ci é statao riferito dal portiere italo-venezuelano: “Su quel campetto giocavano i migliori giocatori di Caracas e gli spalti sempre si riempivano!”

I nomi delle squadre facevano riferimento a località del club: ‘El tenis’, ‘El faro’, ‘La Oceánica’ e ‘La Orchila’ tra i veterani. Mientre che a livello giovanile i nomi erano più variopinti  ‘Kur-2’ (da ubriachi in spagnolo), ‘Waikiki (in onore della famosa spieggia hawaiana dei surfisti), ‘Arsenal’, ‘El Circo’. Poi quei tornei si sono fusionati.

“Una volta dopo aver giocato una partitella il signor Aldo Minichino, che allora era presidente del Deportivo Italia, mi ha invitato a giocare a livello professionale e cosí ho fatto il mio salto in Primera División con il Deportivo Italia. In quel momento stavo studiando sesto semestre in ingegneria di sistemi presso l’Universidad Metropolitana. Ma giusto in quel periodo é anche morto mio papá, il 15 aprile del 1985. Questa situazione generó alcuni problemi economici a casa. Nella stessa funeraria mi fecero nuovamente la proposta di giocare in Primera e il 1 maggio del 1985 ho firmato il mio primo contratto”.

Nella massima serie del calcio venezuelano Walter Pacifici ha difeso solo i colori del Deportivo Italia. “Ricordo che allora il campionato era molto competitivo e tutte le gare erano molto combattute. Per me le star dell’epoca erano William Méndez, Carlitos Maldonado e Laureano Jaimes che giocavano con il Deportivo Táchira. Ma anche con me, nel Deportivo Italia, giocavano grandi calciatori come Bernardo Añor, Pedro Febles, Carlos ‘Kayoyo’ Domínguez, Roberto ‘Roby’ Cavallo, Antonio ‘El Lobo’ Gómez Benítez e il mi grande maestro, amico e collega Vicente Vega”.

Durante l’intervista, Walter Pacifici ci confessa che le gare che ricorda con più entusiasmo sono i “clásicos” contro lo Sport Marítimo nello stadio Olimpico della UCV. Con la formazione luso-venezuelana giocavano pezzi da novanta come Mom López, Hebert Marquez, il portiere Daniel Nicolak e l’italo-venezuelano Franco Rizzi. Pacifi ci parla della gara che vorrebbe cancellare dalla sua carriera.

“Una sconfitta contro lo Zamora nello stadio Agustín Tovar. Quel giorno abbiamo perso 6-0! Quella gara per me é stata interminabile. Di quel match ricordo anche un piccolo aneddoto: ci fu un fallo laterale a nostro favore. Richar Nada ando a prendere la palla per rimetterla in gioco e dagli spalti sono piovute un socco di arancie. La cosa più bella fu la reazione di Nada, prese uno dei frutti ed inizió a mangiarselo. La reazione del pubblico fu quella di iniziare a ridere”

Pacifici con la maglia della nazionale venezuelana

Walter Pacifici, ha anche difeso la maglia della nazionale venezuelana. L’estremo difensore ha partecipato ai Juegos Odesur che si sono svolti a Santiago de Cile nel mese di noviembre del 1986. L’italo-venezuelano ha anche partecipato al torneo preolímpico che si é disputato l’anno sucessivo a Cochabamba, in Bolívia.

Anche in Primera División sono stati tanti gli allenatori che ha avuto, m aquello che lo ha segnato di più é stato l’argentino Richard García.

“E’ una straordinaria persona, con una visione di gioco única dove la grinta e la passione erano i suoi principali punti di forza. Lui mi ha aiutato tanto a metabolizare il  salto dal calcio dilettantistico a quello professionale. In nazionale ho avuto la fortuna di essere allenato da Pepito Hernández e Rafael Santana. Di Pepito posso dirti che é un’allenatore con tanta esperienza alle spalle, mentre di Rafa ha una leadership única che riusciva sempre a caricarti”.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo a livello professionale si é dedicato alla parte accademica. “Quando giocavo mi sono laureato in ingegneria dei sistema. Dopo la laurea mi sono ritirato ed ho iniziato a lavorare a Corpoven, una ditta filiale di Petroleos de Venezuela. In quel periodo ho fatto anche un postgrado in economia impresariale presso l’UCAB. Poi, nel 2001, ho iniziato a lavorare in Empresas Polar ed ho fatto diversi corsi di miglioramento”.

di Fioravante De Simone