Strasburgo processa il sovranista Orban, occhi sul Ppe

Il premier ungherese, Viktor Orban, in visita a Milano con il vicepremier italiano, Matteo Salvini.
Il premier ungherese, Viktor Orban, in visita a Milano con il vicepremier italiano, Matteo Salvini.

STRASBURGO. – Strasburgo si prepara a mettere sulla graticola il premier ungherese, il sovranista Viktor Orban, votando lo richiesta di sanzioni contro Budapest accusata di violare lo stato di diritto. Un voto che si profila infuocato e sul quale pesa l’incognita del gruppo più numeroso dell’emiciclo, quello dei Popolari, nel quale siede proprio il premier magiaro.

Mercoledì, a tre giorni dal voto in Svezia che ha visto avanzare ma non sfondare la destra populista, facendo tirare un sospiro di sollievo all’ala più europeista dell’emiciclo, la plenaria si esprimerà infatti, per la prima volta, su una proposta di iniziativa legislativa che potrebbe innescare la procedura dell’articolo 7 e condurre anche alla sospensione del diritto di voto di Budapest in senso al Consiglio Ue.

Per i popolari sarà una vera e propria prova del nove, anche in vista delle prossime elezioni europee. Appeasement con i populisti o cordone sanitario? Il centrosinistra ed i liberali voteranno a favore, le destre contro. Il gruppo guidato da Manfred Weber si presenta invece diviso tra chi sostiene il premier magiaro e chi invece denuncia una grave violazione dei valori fondanti dell’Ue da parte dell’Ungheria.

Tutto potrebbe dipendere dal discorso che domani, alla vigilia del voto, farà lo stesso Orban in parlamento: darà rassicurazioni sullo stato di diritto oppure tirerà diritto per la sua strada, insistendo sulla “democrazia illiberale”? Le dichiarazioni odierne del portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs lasciano intravedere quale potrebbe essere l’andazzo: “Orban sarà franco e diretto sulle accuse”, ha avvertito Kovacs, che ha parlato di “caccia alle streghe” contro il suo Paese, una caccia pericolosa perché punta a “dividere l’Europa in due”.

E non è tutto. Nella contro-relazione di Budapest, già inviata ai membri del Parlamento europeo e ai governi dell’Ue, si evidenziano “punto per punto tutti gli errori, i casi già chiusi e le falsità” del rapporto redatto dalla eurodeputata dei Verdi Judith Sargentini. Orban dunque sembrerebbe restare fermo nei suoi principi, come sulla volontà di restare nel Ppe, anche per dimostrare che la “nostra prospettiva può aiutare” il gruppo. I giochi sono dunque aperti.

In un’intervista a Le Monde lo stesso Weber non ha nascosto che c’è attesa per le parole di Orban, precisando però che i valori europei “non sono negoziabili” e che il dibattito resta “aperto” nel suo gruppo considerato il fatto che la decisione del Parlamento europeo sull’articolo 7 sarà “radicale”. E non ha torto. Il ‘processo’ a Orban da parte del Pe potrebbe portare a nuovi schieramenti ed alleanze tra i vari gruppi in un momento politico particolarmente delicato e soprattutto fluido in vista delle europee.

Le sortite del premier ungherese, in particolare in tema di migranti, hanno trovato terreno fertile tra i sovranisti, anche in Italia con Matteo Salvini, ma hanno ricucito inedite partnership, unioni e coalizioni, come quella fra l’ex premier belga e capo dei liberali europei dell’Alde, Guy Verhofstadt, che formerà un movimento con En Marche di Macron, proprio in vista del cruciale voto a maggio 2019.

(di Giuseppe Maria Laudani/ANSA)