Politico.Ue: “Conte non molla il concorso”. Lui: “Invece sì”

Il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa per difendersi da Politico.ue
Il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa. (ANSA)

ROMA. – Politico.Ue torna alla carica pubblicando la notizia che il premier italiano Giuseppe Conte non avrebbe intenzione di abbandonare il concorso per la cattedra all’Università la Sapienza di Roma. Riesplode la polemica con il Pd che si spinge a chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, accusato di mentire, di essere “un ‘barone’ e non un Conte…”.

E alla fine il premier ritorna sulla vicenda e precisa di rinunciare in maniera definitiva alla cattedra. “Nessun conflitto di interessi, esclusivamente per una sensibilità personale”, dice in serata in diretta Facebook. Senza pressioni da Luigi Di Maio o Matteo Salvini, aggiungono fonti di Palazzo Chigi per smentire le voci circolate in giornata.

Il sito internazionale di informazione politica era tornato a mordere sulla selezione per un posto da professore di diritto privato, svelando che Conte non aveva rinunciato formalmente. Era prevista la prova d’inglese, alla quale il giurista non era presente per “impegni istituzionali”. Il caso del concorso alla Sapienza non era stato chiuso del tutto in conferenza stampa la scorsa settimana, quando Conte aveva detto di voler “riconsiderare” la sua candidatura.

E così sulla vicenda é tornato non solo Politico versione europea, ma anche il New York Times, con un articolo dal titolo “Il primo ministro italiano cerca un lavoro di riserva?”. Entrambe le testate adombrando che Conte temesse una breve durata del governo e si tenesse buona la domanda fatta a febbraio, quando Palazzo Chigi era impensabile.

“Non ha ritirato la candidatura per iscritto”, scrive Politico.Ue, secondo cui gli altri due candidati, Mauro Orlandi e Giovanni Perlingieri, hanno accettato di rinviare la prova, saputo che il terzo non sarebbe venuto.

Il Pd si scatena, presentando con la deputata Alessia Morani un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni. “Se decide di partecipare al bando, un minuto dopo si deve dimettere”, attacca il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, accusando il premier di aver già mentito due volte sul concorso. L’altro deputato Michele Anzaldi sostiene che Conte erediterebbe la cattedra del suo socio di studio Guido Alpa e avrebbe come presidente della commissione esaminatrice un collega di arbitrati del passato. Il passato da avvocato di Conte.

Il professore pugliese viene difeso nel M5S da Alessandro Di Battista: “Mi sembra una cosa bella e normale. Non so e non credo esista un conflitto d’interessi anche perché non hanno mai fatto una legge. La procedura è iniziata prima che diventasse premier”. Più laconico Luigi Di Maio. “Il riconsiderare il suo impegno fa parte di decisioni che prenderà”.

Fonti parlamentari M5S ricordano che Vincenzo Visco e Oliviero Diliberto chiesero cambi di cattedra quando erano ministri del centrosinistra. E attaccano l’autore dell’articolo del New York Times secondo i quali non sarebbe stato accurato sul curriculum di Conte. Poi, dopo aver messo la parola fine al cambio di cattedra, l’uscita finale del premier: “Fatevene una ragione, il governo durerà cinque anni”, “non ho mai pensato di ricavare un vantaggio a vita da questo incarico”.

(di Luca Laviola/ANSA)