Atenei italiani danno occupazione ai propri laureati

Studenti in un'aula dell'Università di Perugia.
Studenti in un'aula dell'Università di Perugia.

ROMA. – Due università italiane sono tra le prime 100 al mondo per la capacità di promuovere l’occupabilità dei propri laureati, attraverso una rete di rapporti con datori di lavoro. Il Politecnico di Milano è al 36/mo posto, guadagnando tre posizioni in classifica; mentre La Sapienza di Roma è entrata nella top 100 e ora è al 98mo posto. QS Quacquarelli Symonds, redattori delle classifica delle migliori università al mondo, QS World University Rankings, hanno rilasciato l’edizione 2019 del Graduate Employability Rankings (GER).

In totale, QS ha incluso 16 università italiane nella classifica. Sei dei 16 migliorano la loro posizione, 6 rimangono stabili e solo due in calo. Due sono inclusioni nuove quest’anno: l’Università degli studi di Milano e la Verona University. La Sapienza è la migliore, per i laureati imprenditoriali di maggior successo, di qualsiasi altra università italiana: raggiunge un punteggio di 64,6/100 per l’indicatore Alumni Outcomes di QS; il Politecnico di Milano ottiene invece il punteggio migliore in Italia per la reputazione riconosciutagli dai datori di lavoro, che considerano i laureati del Politecnico tra i migliori da assumere.

Il Politecnico é al mondo 85,0/100 in questo criterio. Il Politecnico di Milano registra inoltre un alto tasso di occupazione post-laurea (il secondo migliore al mondo, se adeguato alle condizioni economiche nazionali) e per la rete di datori di lavoro e raggiunge il decimo punteggio più alto al mondo per l’indicatore QS’s Partnerships with Employers.

A livello internazionale, il Massachusetts Institute of Technology (Mit) è il leader mondiale per la prima volta, superando la Stanford University (2a) al vertice; la Germania è leader di occupabilità dell’Europa continentale, con 26 università in classifica e quattro nella top 100. La classifica offre dati comparativi su 500 università, in base alla loro capacità di fornire agli studenti le opportunità per iniziare una carriera di successo.

La classifica è compilata secondo una metodologia che riconosce che la relazione tra scelta universitaria e risultati di carriera non può essere adeguatamente rilevata dai dati relativi agli utili o ai dati sul tasso di occupazione dei laureati. “L’aumento delle tasse universitarie in molti paesi e un mercato del lavoro sempre più competitivo – spiega Ben Sowter, Direttore della ricerca QS – stanno rendendo gli studenti sempre più consapevoli del ruolo che l’università può avere nel facilitare un ingresso celere nel mondo del lavoro.

Questa classifica è pensata per consentire loro di fare scelte più informate e indica che quelle università che hanno eccellenti profili di ricerca e reputazione globale non sono per forza quelle che fanno di più per coltivare l’occupabilità degli studenti. Il dati di quest’anno indicano che le università italiane sono spesso tra le migliori in Europa a formare partnership con i datori di lavoro, con cinque delle sedici università italiane che raggiungono i primi 100 punteggi per questo indicatore.

Queste partnership e accordi di ricerca sul posto di lavoro offrono agli studenti eccellenti opportunità per espandere le loro reti e ottenere un’esperienza di lavoro inestimabile con potenziali datori di lavoro. La stretta relazione tra università italiane e aziende è una delle ragioni del miglioramento che hanno ottenuto in questa in questa classifica”.

QS utilizza cinque indicatori per compilare il Graduate Employability Rankings, tra cui: il successo degli alunni, il tasso di occupazione dei laureati ed il numero di collaborazioni ateneo/aziende.