L’uragano Florence fa paura, si temono danni e vittime

L'occhio dell'uragano Florence fotografato dall'astronauta Alexander Gerst.
L'occhio dell'uragano Florence fotografato dall'astronauta Alexander Gerst (fonte: Alexander Gerst, ESA, NASA)

WASHINGTON. – Florence, il più pericoloso dei sei uragani che vorticano su Atlantico e Pacifico, si abbatterà sulla costa sudorientale degli Stati Uniti domani, dopo aver costretto all’esodo quasi 2 milioni di persone e messo in allerta 10 milioni di abitanti. Sarà l’ennesimo banco di prova organizzativo ma anche politico per Donald Trump, che continua a polemizzare sul numero di morti dopo l’uragano Maria a Puerto Rico ma che alla vigilia del voto di Midterm non può permettersi errori, come capitò a George W. Bush con Katrina.

Florence è stato declassato ulteriormente a categoria 2 (su 5) per l’indebolimento dei venti, passati da 225 a 165 km orari, ma conserva intatto il suo potenziale distruttivo. Anzi, si temono conseguenze peggiori perché il suo fronte si è allargato sino a 644 km e ha rallentato la sua corsa con il rischio di stazionare per giorni aumentando il livello del mare e scaricando una quantità biblica di acqua.

Le inondazioni sulla costa potrebbero arrivare sino a circa 4 metri spingendosi all’interno per 3 km, mentre nella Carolina del nord e del sud, gli stati più a rischio, potrebbero cadere da 50 a 76 cm di pioggia, e sino a 101 cm in alcuna aree isolate. Intanto sono state prese le prime misure precauzionali. Circa 1.200 voli programmati per oggi e domani sono già stati cancellati e il numero potrebbe aumentare.

La Duke Energy Corp ha chiuso i due reattori della centrale nucleare a 10 km da Southport lungo la costa della North Carolina, quella più vicina al passaggio di Florence, che nella sua traiettoria incontrerà altre cinque impianti. La centrale ha la stessa progettazione di quella giapponese di Fukushima, che esplose e rilasciò una grande quantità di radiazioni in seguito al terremoto e allo tsunami del 2011, ma dopo il disastro le autorità Usa chiesero di nuovo a tutti gli impianti nucleari americani di potenziarsi contro terremoti e alluvioni.

Da domani si teme che inizi una sorta di apocalisse: case distrutte o danneggiate, interruzione dell’energia elettrica forse per settimane, attività economiche chiuse, allagamenti, salvataggi e parecchi morti, come dice Brock Long, il capo della Federal Emergency Management Agency, la protezione civile americana, ora sotto inchiesta per il presunto abuso di mezzi e risorse dell’agenzia. I danni sono stimati tra i 50 e i 60 miliardi di dollari, secondo una società privata Usa di previsioni meteo, Accuweather.

Si temono anche rischi sanitari, in particolare l’inquinamento delle falde acquifere a causa dei rifiuti degli allevamenti suini (2.100 in North Carolina), delle discariche di carbone e di altri siti industriali. “La sicurezza del popolo americano è la mia più alta priorità assoluta. Non stiamo badando a spese”, ha rassicurato Trump, elencando le iniziative dell’amministrazione.

Ma è finito nell’occhio del ciclone per aver negato su Twitter che l’uragano Maria del settembre dello scorso anno abbia causato 3.000 vittime a Puerto Rico, accusando i democratici di aver gonfiato i numeri per farlo apparire il più negativamente possibile. Un’uscita da cui ha preso le distanze lo speaker repubblicano della Camera, Paul Ryan.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)