Crollo ponte un mese fuori casa: “Fateci rientrare”

Un momento della protesta di un gruppo degli sfollati che chiedono soluzioni per i loro problemi dalle tribune del Consiglio regionale dopo il crollo di Ponte Morandi.
Un momento della protesta di un gruppo degli sfollati che chiedono soluzioni per i loro problemi dalle tribune del Consiglio regionale dopo il crollo di Ponte Morandi, Genova 04 settembre 2018. ANSA/LUCA ZENNARO

GENOVA. – Dopo un mese lontani da casa chiedono di riappropriarsi dei propri ricordi e vogliono chiarezza sul futuro. Le 258 famiglie sfollate mandano un messaggio al premier Giuseppe Conte, che domani sera sarà a Genova per la cerimonia commemorativa al fianco del presidente della Regione Giovanni Toti e del sindaco Marco Bucci: “Le polemiche e il dibattito politico di questi giorni non ci interessano, vorremmo sapere quando possiamo rientrare a casa a prendere le nostre cose, gli album di famiglia, le foto dei nostri figli”, spiega Franco Ravera, presidente del Comitato degli sfollati.

“Vogliamo anche capire se le nostre abitazioni saranno abbattute oppure un giorno potremo rientrarci”, aggiunge. Domani alle 11.36, a un mese esatto dalla tragedia, Genova si fermerà; un minuto di silenzio per commemorare le 43 vittime del crollo. Alle 17.30 i genovesi si ritroveranno poi in piazza De Ferrari per una cerimonia con le autorità, tra cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e alle 19 si celebrerà una messa nella vicina Cattedrale di San Lorenzo.

“Se avessi la possibilità di parlare direttamente al premier – anticipa Ravera – gli direi di pensare bene alle scelte che saranno fatte, perché saranno prese sulla nostra pelle”. Se il problema della sistemazione delle famiglie è in via di soluzione, e riguarda solo 15 nuclei che devono scegliere, tra la casa di proprietà pubblica e il contributo per l’autonoma collocazione, la questione più urgente per gli abitanti dei 12 palazzi della zona rossa rimane il recupero dei beni precipitosamente lasciati nelle case.

“Da domani dovremmo vedere in opera i tecnici che collocano i sensori sul ponte. – dice Ravera – Dopo, se i monitoraggi saranno positivi, organizzeremo il rientro, probabilmente ogni persona avrà due ore a disposizione, pochissimo tempo, mia moglie ha già preparato la lista delle priorità, stanza per stanza”.

(di Benoit Girod/ANSA)