Grave attivista Pussy Riot, si teme un avvelenamento

Primo piano di Pyotr Verzilov, attivista russo, con le dita a V
Pyotr Verzilov, attivista russo (Ansa)

MOSCA. – Un attivista di spicco della band anti-Cremlino Pussy Riot in “gravi condizioni”, forse avvelenato. I due sospettati di aver tentato di uccidere a Salisbury con una sostanza nervina l’ex spia doppiogiochista Serghei Skripal che compaiono in tv per assicurare che sì, sono stati nella cittadina inglese nel giorno del reato, ma come turisti, per ammirare “la famosa cattedrale”.

Le notizie che arrivano dalla Russia sono degne dei migliori romanzi di le Carré. La vicenda di Piotr Verzilov è a tutti gli effetti un vero giallo. Il 30enne, protagonista assieme a tre ragazze Pussy Riot dell’invasione di campo alla finale dei Mondiali, da martedì è ricoverato nel reparto di tossicologia di un ospedale di Mosca. Secondo la giovane con cui convive, Veronika Nikulshina, anche lei della band celebre per i passamontagna colorati, Piotr ha serie difficoltà a vedere, parlare e camminare.

La moglie, Nadia Tolokonnikova, che ha trascorso due anni dietro le sbarre per la nota “preghiera anti-Putin” delle Pussy Riot nella cattedrale di Mosca, teme che sia stato avvelenato. A non essere chiaro è cosa lo abbia ridotto in questo stato. I medici, stando ai familiari del dissidente, ipotizzano un’intossicazione da farmaci, forse da sostanze anticolinergiche. Ma amici e familiari si dicono sicuri “al mille per cento” che Piotr non abbia assunto alcun farmaco. Almeno non di sua volontà.

Sull’altro mistero, il caso Skripal, Mosca controbatte alle accuse del Regno Unito con una propria versione ufficiale che più che dare risposte fa sorgere nuovi dubbi. Putin l’aveva in parte anticipata: i due che Londra sospetta del tentato omicidio dell’ex spia Skripal e di sua figlia Iulia? “Non hanno commesso alcun reato” e sono dei “civili”, non 007 russi come dicono gli inglesi.

La direttrice della tv filo-Cremlino Russia Today li ha intervistati. Dicono di chiamarsi Aleksandr Petrov e Ruslan Boshirov. Sono gli stessi nomi che secondo Scotland Yard comparivano sui loro passaporti, con la differenza che i britannici suppongono si tratti di identità fittizie. I due – di cui le autorità britanniche avevano diffuso le immagini catturate dalle telecamere di sicurezza – sono andati a Salisbury un paio di volte: alla vigilia dell’avvelenamento e nel giorno in cui gli Skripal sono stati intossicati.

Secondo Londra, il primo viaggio era di ricognizione e nel secondo è stato usato il gas nervino Novichok. I presunti Petrov e Boshirov dicono invece che dappertutto c’era “neve mista a fango” e che per questo la prima volta avevano preferito tornare subito a Londra in treno. Il governo britannico non gli crede: la Russia – accusa – diffonde “mistificazioni e bugie”.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)