Inge Feltrinelli, addio vulcanica regina dell’editoria

Inge Feltrinelli in una recente foto al Film Festival di Roma.
Inge Feltrinelli in una recente foto al Film Festival di Roma. ANSA/CLAUDIO PERI

ROMA. – Fotoreporter e poi editrice in un’epoca in cui si voleva cambiare il mondo con i libri, Inge Feltrinelli, morta a 87 anni, ha avuto una vita straordinaria in cui c’è la storia del Novecento italiano ed europeo. Ha ritratto personaggi come Greta Garbo, Kennedy, Hemingway, Pablo Picasso e Chagall. E’ stata amica personale di Doris Lessing, che ha fatto conoscere in Italia; di Gunther Grass, del quale la casa editrice di cui è stata presidente per prima pubblicò, nel 1962, ‘Il Tamburo di latta’ e di Nadine Gordimer che la invitò quando vinse il Nobel nel 1991.

L’incontro che ha cambiato la sua vita è stato quello con Giangiacomo Feltrinelli nel 1958, che sposò nel 1960 e segnò il suo ingresso nell’editoria, dopo le esperienze internazionali di giornalista e fotografa, sua una foto di Fidel Castro in pigiama. “Mi ha dato la chance di essere la persona che sono oggi. Sono grata a lui. Sono una stupida ottimista e vado avanti” aveva raccontato nel film ‘Inge’ di Luca Scarsella e Simonetta Fiori, realizzato nel 2010, che si apre con lei fotoreporter che ricorda la Notte dei cristalli, quando vennero bruciate le sinagoghe.

Nata in Germania il 24 novembre 1930, figlia di ebrei tedeschi, Inge Schoenthal Feltrinelli, naturalizzata italiana, era “un vero vulcano di idee, curiosità, gentilezza” come parlò di lei Amos Oz. “Potevo avere – diceva Inge – lo stesso destino di Anna Frank che era della mia stessa generazione”. E invece è stata fino a quasi 90 anni la signora dell’editoria italiana e internazionale, che ha fatto conoscere molti autori stranieri in Italia e portato nel mondo la nostra letteratura.

Dopo la morte mai chiarita del marito, trovato carbonizzato da un’esplosione ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, a Segrate nel 1972, Inge ha preso le redini della casa editrice fondata da Giangiacomo nel 1954. Nuova, controcorrente, era la casa editrice che nel 1957 pubblicò il Dottor Zivago di Boris Pasternàk, la cui uscita venne ostacolata in Russia e osteggiata dal partito comunista in Italia, del quale faceva parte lo stesso Giangiacomo, “un uomo che voleva cambiare il mondo, forse troppo” diceva Inge. E l’anno dopo uscì il ‘Gattopardo’ di Tomasi di Lampedusa.

Inge non si era mai lasciata convincere da nessuno che la morte del marito fosse avvenuta a causa di un incidente, finchè nel 2017 aveva detto in un’intervista: “Fu un omicidio politico: Giangiacomo sapeva di Gladio. Aveva capito che non avrebbe cambiato il mondo con i libri, o l’avrebbe cambiato troppo lentamente. Tentai di fermarlo. Lui mi lasciò. Nel mio diario scrissi: ‘He’s lost’, è perduto'”.

Colonna portante della casa editrice, Inge, con il figlio Carlo, attuale presidente del Gruppo Feltrinelli, ha saputo far vincere lo spirito di squadra e di gruppo e ha avuto un grande intuito nel far crescere la catena delle librerie Feltrinelli, arrivate oggi a oltre 120.

Per nulla mondano, timido e schivo, Carlo Feltrinelli, padre di due figli, avrebbe voluto e ha sperato fino all’ultimo che la madre si raccontasse in un’autobiografia. “Sto cercando di convincere mia madre Inge a scrivere la sua autobiografia, ma non ci riesco, anche perché ci sarebbero alcune cose che vorrei conoscere meglio anche io” aveva raccontato Carlo nel 2015.

“Mio figlio Carlo è molto schivo, non ama la vita mondana, però il vero lavoro lo fa lui e lo ringrazio” aveva detto Inge. Nella sua lunga vita di amicizie e incontri eccezionali, quelli a Cuba con Hemingway, Picasso, Simone de Beauvoir, Márquez ”che era timidissimo, aveva paura dei giornalisti”, Karen Blixen e il Gruppo 63 che ”mangiava solo ostriche e beveva solo champagne”, Inge Feltrinelli ha sempre avuto uno sguardo naturalmente internazionale che ha portato nell’editoria italiana.

Restano indimenticabili le serate al Premio Strega che ha animato per tanti anni con la sua presenza, raccontando aneddoti e storie con quel suo accento particolare. Inguaribile ottimista, la vicenda ‘Mondazzoli’ per lei restava un mistero e non immaginava cosa sarebbe diventata l’editoria del futuro che sicuramente avrebbe voluto vedere.

(di Mauretta Capuano/ANSA)