Terra Madre, parte l’ultima rivoluzione del cibo

Slow Food scritto in un cartellone alla fiera di Terra Madre
Slow Food, etichette con prezzi all'origine e meno consumi carne

TORINO. – E’ tempo di una rivoluzione mondiale del cibo, per contrastare i cambiamenti climatici, per dare il giusto reddito ai produttori nei paesi più ricchi e in quelli che cercano di uscire dalla povertà, per l’ambiente e la sicurezza alimentare. Un fronte unico di cui Slow Food vuole essere il traino, con la sua ramificazione mondiale, il carisma del suo presidente Carlo Petrini, l’esempio delle migliaia di contadini, allevatori, pescatori della rete di Terra Madre.

Così è proprio #foodforchange il claim e il filo conduttore della 12/a edizione di Terra Madre Salone del Gusto. Sotto le volte dell’Oval e di Fiere, tornate a ospitare la kermesse dopo l’edizione enplein di due anni fa, ci sono un migliaio di produttori, che portano cibi di tradizioni secolari spesso diventati Presìdi Slow Food, 7.000 delegati da tutto il mondo, migliaia di visitatori.

“Ventidue anni fa – ha ricordato Petrini – quando abbiamo cominciato questa avventura, la sensibilità sulle tematiche del cibo non era assolutamente paragonabile a quella di oggi anche se l’approccio mediatico alla gastronomia non rende giustizia del percorso intrapreso in questi due decenni”.

Il cibo nelle giuste quantità, però, è un miraggio per oltre 800 milioni di persone nel mondo, una tendenza tornata in aumento: “ci sarebbe modo di sfamare 10 miliardi di persone – ha detto Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare – a patto che si scelga la strada della sostenibilità, del buono ‘slow food’ in contrapposizione al fast food”.

E c’è la necessità di sanare, anche nel mondo occidentale, la ferita del prezzo troppo basso pagato ai produttori. Per questo Slow Food, che già 7 anni fa aveva lanciato l’etichetta ‘narrante’, ha consegnato al ministro delle Politiche Agricole e Alimentari la proposta dell’etichetta con l’indicazione del prezzo all’origine di tutte le materie prime.

“Non un obbligo – ha spiegato il comitato esecutivo di Slow Food – ma un’autodichiarazione etica, per una questione di trasparenza nei confronti dei consumatori ma anche per ridare dignità e valore al lavoro agricolo”. Petrini ha portato due esempi, “il grano pagato oggi come 30 anni fa e i 7 centesimi al chilo per le carote”, della produzione agricola sottopagata.

Ma c’è anche da cambiare nello stile dei consumi. “Lanceremo la campagna per dimezzare il consumo di carne in certi paesi. In Italia se ne mangiano 90 chili all’anno pro capite, negli Stati Uniti addirittura 120. Decisamente troppo”. Terra Madre Salone del Gusto proseguirà fino a lunedì 24 settembre nelle tre sedi – Lingotto-Oval, con il Mercato italiano e le comunità di Terra Madre, Nuvola Lavazza e piazza Castello e nelle centinaia di appuntamenti di ‘Terra Madre In’ sparsi a Torino e in altre città del Piemonte.

(di Renato Botto/ANSA)