La bellezza necessaria

Indigenti serviti nella mensa comune.
La differenza di chi da solo da mangiare, da chi offre all’affamato un piatto con le posate pulite, un po’ di gentilezza, fino a mettere un fiore sul tavolo

“Essa è la bellezza alla quale non osiamo piú credere e di cui abbiamo fatto un’apparenza per potercene liberare a cuor leggero. Essa è la bellezza infine che esige (come è oggi dimostrato) per lo meno altrettanto coraggio e forza di decisione della verità e della bontà, e la quale non si lascia ostracizzare e separare da queste sue due sorelle senza trascinarle con sé in una vendetta misteriosa. Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è piú capace di pregare e, presto, nemmeno di amare.” Hans Urs von Balthasar, Gloria, Jaca Book, Milano, 1985, vol. I, pagg. 10-12

Quando affrontiamo la complessità della vita di tutti i giorni in un paese come il Venezuela sembra che la bellezza sia un lusso, che si possa prescindere da lei, e di conseguenza dall’intima relazione con le sue “sorelle”, nei termini che pone von Balthasar (uno dei grandi teologi del XX secolo). Di fatto, la machiavellica tentazione di risolvere i molteplici problemi che ci affliggono senza considerare le forme, posizionati quasi completamente alla base della piramide di Maslow, non è un’esclusiva di chi detiene il potere, ma si sta trasformando in una pratica diffusa.

È vero che è importante che il bambino denutrito mangi, che il malato sia curato, che il disoccupato possa avere accesso al lavoro, però la forma di come si sviluppano questi processi non è un dato minore separato dalla dignità di chi è aiutato e di chi aiuta.

Anche in una catastrofe c’è sempre lo spazio per la bellezza, la verità e la bontà. Di questo non solo ci sono esempi in diversi momenti e latitudini della storia, ma nella nostra amata e ferita Venezuela siamo stati testimoni della differenza di chi da solo da mangiare, da chi offre all’affamato un piatto con le posate pulite, un po’ di gentilezza, fino a mettere un fiore sul tavolo. Questo non succede solo in aree assistenziali, lo abbiamo visto in un lavoro come quello di parrucchiere e trucco, che nel lavorare principalmente per la bellezza esteriore può essere l’opportunità per manifestare tutto il bello e il buono di una persona che lavora con amore.

Se è vero che la sfida che abbiamo davanti è immensa, è possibile svilupparci come persone e società grazie al granello di sabbia che ognuno apporta (come le Buenas Noticias di questo mese). In questo modo, con la nostra preghiera, lavoro e capacità di amare, fioriranno le “sorelle”: verità, bellezza e bontà.

di Alejandro Marius