Governo chiede aiuto alle aziende di Stato e punta su ruolo Cdp

La sede della Cassa Depositi e Prestiti.
La sede della Cassa Depositi e Prestiti.

ROMA. – Più investimenti e più assunzioni per non disattendere le prospettive di crescita contenute nel Def. Il governo chiede “aiuto” alle partecipate e, per oltre due ore, riunisce nella sala Verde di Palazzo Chigi tutte le più grandi aziende dello Stato, da Eni a Enel, da Saipem a Fincantieri fino ad Ansaldo e Open Fiber.

E’ il segno che, nelle ore cruciali della manovra, i giallo-verdi si giocano uno degli ultimi jolly per giustificare le spese in deficit e puntano tutto, o quasi, sul ruolo di Cassa Depositi e Prestiti. E’ Cdp, infatti, che come una sorta di “nuova Iri” nella strategia del governo, e in particolare in quella M5S, potrebbe fare da volano agli investimenti delle partecipate. All’ad Fabrizio Palermo, di fatto, viene fatta firmare una cambiale in bianco che prevede un impegno, cospicuo, della società controllata per oltre l’80% dal Tesoro.

A tutte le partecipate il governo assicura in cambio un ambizioso piano di riforme: da quella del codice degli appalti al riassetto del fisco, dalla riforma del codice civile a un massiccio piano di semplificazione burocratica. Cercheremo di cambiare le cose per gli investitori in modo operativo ma con una logica più micro che macro, è il messaggio del titolare del Mef Giovanni Tria.

Al tavolo, oltre al premier Conte, ci sono soprattutto esponenti pentastellati: da Luigi Di Maio a Danilo Toninelli, da Barbara Lezzi al sottosegretario Stefano Buffagni, “l’uomo” del Movimento per le nomine. Presenti anche Giancarlo Giorgetti, Paolo Savona e Giulia Bongiorno.

E’ Conte a prendere la parola per primo. Il premier ribadisce di voler puntare sulle infrastrutture materiali e immateriali, di voler creare un ambiente “più amico” per gli operatori economici, per favorire insomma quella “corsa” agli investimenti con cui i giallo-verdi puntano a convincere, in extremis, Ue e soprattutto mercati.

E al termine del vertice Conte, Di Maio e Salvini provano a dare nuovamente rassicurazioni alle telecamere davanti Palazzo Chigi. “Abbiamo avuto grande disponibilità e abbiamo convenuto che una manovra diversa avrebbe portato alla recessione”, spiega Conte parlando di investimenti aggiuntivi, da parte delle aziende, pari a 20 miliardi con il piano delle riforme in campo. Mentre Di Maio sottolinea che, con la riforma quota 100, per “ogni pensionato si avrà più di un assunto”.

Di fatto, tuttavia, l’unica a muoversi nel breve periodo potrebbe essere Cdp. Grazie alle riforme strutturali, è l’impegno di Palermo, nel quinquennio il piano di finanziamento per gli investimenti delle aziende potrebbe passare da 22,5 a 35,3 miliardi. Si tratterebbe di investimenti delle partecipate di Cdp ( i primi 22,5 sono quelli già previsti ai quali si aggiungerebbero 5,3 miliardi, che riguarderebbero investimenti attualmente bloccati per problemi amministrativi o normativi.

Altri 7,5 miliardi sarebbero in via di pianificazione). Gli altri ad presenti non si spingono in stime né di assunzioni né di investimenti. Tra le altre partecipate non può che regnare la prudenza. L’ad di Enel Francesco Starace ricorda di voler portare da 6,1 a 8,3 miliardi il piano di investimenti dei prossimi tre anni, che sarà discusso il 20 novembre. E, chiaramente, nessuna disponibilità arriva sull’acquisto di titoli di Stato.

“Non se n’è parlato, il tema è stato il livello di investimenti”, spiega l’ad di Eni Claudio Descalzi sottolineando come, dal governo “non ci siano stati richieste specifiche”.

(di Michele Esposito/ANSA)