Wall Street gira le spalle a Trump, spettro Cina sul voto

Schermo gigante con l'immagine del presidente Donald Trump annunciando le riforme economiche, sullo sfondo schermi con i valori della borsa.
Lo spettro di Trump sui mercati

WASHINGTON. – Donald Trump ha fatto della corsa sfrenata di Wall Street uno dei suoi fiori all’occhiello, insieme al calo record della disoccupazione e al taglio da 1.500 miliardi di dollari delle tasse. Ma ora il boom dei mercati azionari potrebbe avere un effetto boomerang sulla presidenza del tycoon. Questo a meno di un mese dalle elezioni di metà mandato, in cui gli americani saranno chiamati a rinnovare gran parte del Congresso e a pochi mesi dal via per la campagna elettorale per le presidenziali del 2020.

Il mercoledì nero della Borsa di New York – preceduto da diverse sedute chiuse in ribasso e seguito da una giornata a dir poco opaca – è per la Casa Bianca più di un campanello d’allarme. E il presidente lo sa, come sa bene da quale parte arrivino le insidie maggiori, con le grandi aziende e gli investitori sempre più preoccupati per gli sviluppi della guerra commerciale che Trump ha dichiarato alla Cina.

Quei dazi senza precedenti che prima o poi potrebbero scatenare molto più di una rappresaglia sul piano delle tariffe. Perché la vera arma di Pechino è quella consistente fetta del debito americano che tiene stretta tra le sue mani. E la tentazione di ricorrere all’ “opzione nucleare” sarebbe sempre più forte nella cerchia del presidente Xi Jinping.

Per questo Trump starebbe facendo di tutto per incontrare Xi in occasione del prossimo G20 in Argentina, al di là dei toni aggressivi verso la Cina più che altro ad uso e consumo della sua base elettorale. E’ nell’arte del faccia a faccia che il tycoon afferma di dare il suo meglio, soprattutto con gli interlocutori più ostici, vedi il dittatore di Pyongyang Kim Jong-un.

Non a caso il presidente americano non perde occasione per celebrare le sue relazioni amichevoli con l’uomo forte di Pechino, con il quale è convinto di poter disinnescare la minaccia del debito che, se tradotta in fatti, provocherebbe un vero e proprio terremoto a Wall Street e sui mercati finanziari internazionali.

Così la Casa Bianca, pur rinnovando le accuse alla Cina di aver infranto le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, ribadisce l’intenzione di Trump di parlare direttamente con Xi alla fine di novembre a Buenos Aires, come spiegato dal consigliere per il commercio Larry Kudlow.

E della squadra allestita per l’organizzazione del meeting fa parte anche Christopher Nixon Cox, nipote dell’ex presidente americano Richard Nixon, il cui viaggio in Cina nel 1972 aprì la strada alle relazioni diplomatiche fra Washington e Pechino. Sarebbero proprio Kudlow e il segretario al Tesoro Steve Mnuchin i più preoccupati dalla reazione dei mercati di fronte alla guerra commerciale tra le due superpotenze economiche.

Intanto proprio da Pechino potrebbe arrivare uno schiaffo a Donald Trump: la Cina starebbe infatti valutando la possibilità di unirsi all’accordo commerciale ‘Comprehensive and progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP)’, in sfida aperta agli Stati Uniti che da quell’intesa sono usciti, uno dei primi atti del tycoon alla Casa Bianca. Il CPTPP è stato firmato a marzo ed è un accordo commerciale sulla falsariga del naufragato Tpp: ne fanno parte Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)