Taglio vitalizi pure al Senato, M5s festeggia in piazza

Manifestazione dei parlamentari M5S per festeggiare l'approvazione dell'abolizione dei vitalizi in ufficio di Presidenza del Senato.
Manifestazione dei parlamentari M5S per festeggiare l'approvazione dell'abolizione dei vitalizi in ufficio di Presidenza del Senato, Roma 16 ottobre 2018. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Anche a luglio c’era stato l’hashtag Byebyevitalizi, i palloncini gialli e la festa in piazza. Ora niente champagne. Al suo posto, davanti a palazzo Madama, un simbolo più morigerato: un salvadanaio in cui a turno i senatori 5Stelle hanno inserito finte monete da 1 euro che torneranno allo Stato grazie al taglio dei vitalizi.

Tre mesi dopo l’ok alla Camera, è stata approvata anche al Senato la delibera che introduce il ricalcolo degli assegni degli ex senatori con il metodo contributivo. E’ passata con 10 sì, un’astensione e senza i voti del Pd e di Forza Italia (usciti al momento del voto). Sarà in vigore dal primo gennaio 2019 e dovrebbe riguardare 1320 senatori che vantano 77 anni, in media. E molti minacciano ricorsi.

Pochi minuti dopo l’ok (previsto) del Consiglio di presidenza, il Movimento che di questa battaglia ha fatto una litania e un must, è corso a festeggiare. Prima, nel cortile del Senato fotografandosi a vicenda con i cartelli ‘byebyevitalizi’, finché non sono arrivati i commessi a stopparli. Poi per strada.

Oppure sui social come il leader Luigi Di Maio che su Instagram proclama: “Detto, fatto. Promessa mantenuta”, sotto la scritta “Fine della casta” a caratteri giganti. Poi, con calma ricorda che la prossima sforbiciata toccherà alle Regioni, sennò basta fondi perché “nella manovra di bilancio ci sarà una norma che impone alle Regioni di tagliare i vitalizi, così come accade per Camera e Senato”.

Soddisfatto anche il premier Giuseppe Conte che twitta: “E’ una misura di equità sociale, un segno di attenzione che la ‘buona’ politica deve offrire per poter parlare con credibilità ai cittadini!”.

Prima che si adottasse come testo base lo stesso votato a luglio a Montecitorio, al Senato lo stop ai “vitalizi-privilegi” sembrava essersi rallentato: il presidente Casellati aveva chiesto il parere del Consiglio di Stato e convocato audizioni (tra gli altri il presidente dell’Inps Tito Boeri). Ma il 3 ottobre scorso, l’iter è stato sbloccato ed è scattato lo sprint finale, nonostante 23 emendamenti sul tavolo (3 di Pd e LeU, 20 di FI).

“Ma non c’è stata nessuna discussione né obiezione né intervento”, protesta la Dem Anna Rossomando, vicepresidente del Senato, che rimarca: “I vitalizi non ci sono più dal 2012. Ora si trattava di intervenire su erogazioni pregresse”. Da qui “l’opportunità” rappresentata, secondo lei, dalle modifiche chieste al testo firmato dal presidente Fico. Come ricorda il forzista Francesco Giro (anche lui non votante), con gli emendamenti si sarebbero potute correggere alcune problematiche fiscali e previdenziali degli ex senatori.

Non a caso sono in arrivo decine di ricorsi degli ex parlamentari, che saranno valutate da un apposito organo di garanzia con doppio giudizio. Alla Camera – come ha riepilogato Carlo Giovanardi in un documento – quelli che hanno maturato il diritto al vitalizio prima del 2012 sono 1211, con un’età media di 76 anni. E di loro 292 oscillano tra 80 e 89 anni.

(Di Michela Suglia/ANSA)