“L’Ottobre caldo” italiano: tra manine, bocciature e incontri

Il Presidente Conte e il Capo di Stato russo, Putin, si stringono la mano durante l'incontro del 24 Ottobre. FOTO ANSA

Il mese di Ottobre è stato, per il Governo e l’Italia intera, un periodo molto movimentato. Tra la “manina del decreto”, la bocciatura definitiva della manovra finanziaria italiana e l’incontro di Putin con il Premier Conte, il Governo giallo-verde è stato “sfidato” su più fronti. Tutti questi eventi hanno, in qualche modo, sollevato più di qualche dubbio all’interno della maggioranza bicolore.

Ma andiamo per ordine cominciando dall’argomento che ha scosso l’opinione pubblica e la stessa maggioranza di Governo: la manina.

L’espressione “manina” è stata attribuita dal Ministro del Lavoro, Luigi di Maio, ad un ignoto che avrebbe modificato il “decreto fiscale” promosso dai due partiti di Governo, M5S e Lega. La manina della discordia è intervenuta sull’articolo 9, introducendo un condono fiscale, contrario alla politica del Movimento, ma visto favorevolmente dalla controparte padana. Questa norma non gradita si è trasformata in un bizzarro incidente che ha interessato tutto il Consiglio dei Ministri.

Secondo di Maio, qualcuno avrebbe cercato di manomettere il decreto ampliando le maglie del condono, subito prima di spedirlo al Quirinale, al Presidente Mattarella. Durante la trasmissione televisiva “Porta a Porta”, il Ministro aveva annunciato di aver sporto una denuncia in procura. Ovviamente, non ha potuto muovere le accuse alla Lega, ma essa è sicuramente tra i primi sospettati.

Ma di preciso, cosa ha modificato la “manina”?

L’articolo 9 del decreto in sostanza conteneva una sorta di scudo fiscale per i capitali all’estero e una non punibilità per chi evade. Sicuramente dei contenuti interessanti che indirizzerebbero le accuse sulla controparte leghista che nella propria campagna elettorale parlò spesso di argomenti del genere. Ma, prima di muovere delle ipotesi, credo sia corretto spiegare in sintesi il processo di approvazione di un decreto.

Il decreto, innanzitutto, è un atto normativo di valore provvisorio perché emanato dal Governo che non ha la potestà legislativa nell’ordinamento giuridico italiano (ce l’ha il Parlamento, essendo l’Italia una Repubblica Parlamentare). Il decreto, viene visionato e approvato dal Presidente della Repubblica, ma la sua è una circolazione temporalmente limitata, poiché entro 60 giorni deve tornare in Parlamento per essere approvato o respinto. Di solito i decreti legge vengono modificati in toto oppure decadono. In quest’ultimo caso il Governo, se furbo, rimette in piedi lo stesso decreto ma con un nome diverso e un contenuto parzialmente differente.

Ma c’è una cattiva abitudine che da alcuni anni ha preso il sopravvento sulla decretazione italiana, chiamata anche “d’urgenza”: la maggior parte delle volte il Consiglio dei Ministri non approva il testo integrale della legge, bensì una serie di linee guida molto vaghe e dal contenuto poco preciso. Quindi, mentre i principali esponenti dei partiti escono da Palazzo Chigi per parlare con i giornalisti, all’interno delle stanze governative i tecnici cercano di redigere un testo che sia il più fedele possibile alle linee guida suddette. Di solito, nel caso di decreti particolarmente complessi (come quello fiscale), i tecnici impiegano più giorni per redigere il testo ma alla fine, dalla Presidenza del Consiglio questo viene inviato al Quirinale per la firma.
Il decreto fiscale è stato approvato il 15 ottobre ed è rimasto in mano ai tecnici per diversi giorni, prima di essere pubblicato in Gazzetta il giorno 23 Ottobre. Il 18 Ottobre, con il decreto ancora nelle mani dei funzionari redigenti, il Ministro del Lavoro parlò di “manina” nel decreto. I casi sono due: o esiste davvero una manina malefica, oppure Di Maio si è reso protagonista di una gaffe imbarazzante, derivante, però, dall’inesperienza nel campo governativo.

Quindi, nel secondo caso potrebbe essere accaduto che tra le mani di Di Maio ci sia finita una delle bozze redatte dai tecnici e respinte dal Consiglio dei Ministri. Nel primo caso, invece, potrebbero delinearsi degli scenari davvero interessanti, e pericolosi, per la maggioranza di Governo.

Il Presidente Conte, in quei giorni impegnato a Bruxelles, ha convocato un Consiglio dei Ministri speciale per il 20 Ottobre dove ha cercato di fare da paciere tra Di Maio e Salvini. Non si sa cosa sia successo all’interno di quelle aule a Palazzo Chigi. Sta di fatto che “il condono” è sparito dall’articolo 9 del decreto fiscale definitivo.

Le teorie circolanti su questo argomento sono molteplici e vanno dall’allarmismo grillinomirante al recupero dei consensi, ad un’informazione sbagliata passata a Di Maio da Casalino durante la celeberrima puntata di Porta a Porta (informazione, a sua volta trasmessa all’ex Grande Fratello da Laura Castelli, deputata del M5S).

Quelli che ho ribattezzato “i complottisti”, invece, hanno elaborato un’ipotesi davvero interessante. All’interno della Lega, ci sono alcune figure “ombrose” che avrebbero ricavato un enorme vantaggio dalla modifica del decreto fiscale. Infatti, aggiungendo il condono la Lega avrebbe definitivamente messo fine all’esperienza di Forza Italia. Perché? Per il semplice motivo che questa misura fiscale era contenuta nel programma elettorale del centrodestra, in particolar modo in quello di Forza Italia, ed un’eventuale inserimento di tale misura all’interno del decreto avrebbe definitivamente spostato l’8% di Forza Italia alla Lega, portando il partito di Salvini vicino alla maggioranza assoluta per governare senza l’ausilio di Di Maio. E’ un’ipotesi interessante, ma non credo che possa provenire dalle intenzioni dell’attuale Ministro dell’Interno (fonti dicono che il rapporto tra i due sia idilliaco), ma da figure come quella di Bitonci e di Giorgetti, i quali non si sono mai mostrati particolarmente favorevoli all’alleanza con i Cinque Stelle.

Sicuramente, al di là delle congetture, ancora oggi dopo diversi mesi alcuni leghisti “vecchio stampo” non vedono con favore l’alleanza del proprio partito con un movimento popolare. Sicuramente, se esistono dei golpisti, in futuro daranno ancora sfoggio delle loro abilità ammutinatrici mettendo in pericolo la vita del Governo. Sta alla Lega nella persona del suo leader, Matteo Salvini, eliminare queste personalità pericolose, se esistono, dall’esecutivo per non mettere a rischio l’espletamento delle attività governative della maggioranza. Poiché, il tifo da stadio di coloro che si augurano la caduta del governo, non appartiene all’attività democratica bensì a chi, di destra o di sinistra, desidera che il nostro Paese ripiombi all’interno della crisi politica.

A Bruxelles questo poco importa, invece, poiché il giorno 24 di questo mese di fuoco, è arrivata la bocciatura definitiva della manovra economica italiana. La motivazione, contenuta all’interno di una lettera ufficiale inviata dal Commissario Europeo per il bilancio, Pierre Moscovici, fa riferimento all’ormai celeberrima motivazione del “rischio comune”. Le proposte contenute nel bilancio italiano, non garantiscono il mantenimento delle regole comuni stabilite dal Patto di Stabilità e Crescita. Quindi, se messe in atto, tali proposte potrebbero provocare delle conseguenze negative anche sugli altri Stati membri aderenti alla moneta unica.

Il Governo italiano dovrà presentare una nuova bozza entro tre settimane e la Commissione dovrà analizzarla quanto prima.

Ed ora? La prevedibile bocciatura da parte della Commissione europea è arrivata e gli scenari che si delineano per il futuro italiano all’interno dell’Unione Europea sono alquanto ambigui. La Germania, secondo fonti non ufficiali, fa trapelare un appoggio indiretto allo sforamento italiano del rapporto deficit/PIL. Stessa cosa non si può dire per la Francia, da sempre contraria al Governo giallo-verde.

Salvini e Di Maio hanno fatto sapere di non essere intenzionati a cambiare qualcosa della manovra e ciò porterebbe la Commissione a proporre al Consiglio europeo una multa al nostro Paese per “deficit eccessivo” come fatto in passato per Spagna e Portogallo. Alla fine il Consiglio non avallò la richiesta della Commissione e spinse i due Paesi a rivedere le proprie politiche in chiave economica. Ma non credo che l’Italia sarà così fortunata. Il nostro Paese si trova in una situazione di isolamento diplomatico all’interno dell’Unione, ovviamente non solo per responsabilità diretta di Palazzo Chigi ma a causa della mancata volontà di Bruxelles di concedere al nostro Paese l’adozione di politiche assistenzialistiche ed economiche che potrebbero mettere in moto la circolazione di moneta.

Inoltre, è acclarato il boicottaggio economico in atto sul nostro Paese. Non è una tesi complottistica, bensì una scomoda realtà: famose sono le parole di Moscovici, da Ministro delle Finanze francesi sotto la Presidenza Hollande, alla “Salvini” e relative allo stesso argomento per cui ora viene condannata l’Italia. Inoltre, pochi giorni fa due giornalisti italiani hanno presentato due denunce alla Procura della Repubblica. Queste riguardano il “pilotaggio mediatico” dello Spread avvenuto attraverso le parole del Commissario francese suddetto e quelle di Guenther Oettinger, secondo Commissario del bilancio. Il pesante turbamento del mercato azionario italiano perpetrato da queste due eminenti personalità, avrebbero provocato degli ingenti danni alla nostra economia, in più le ingerenze dei Commissari non son avvenute a mercato chiuso, bensì al di fuori del loro ruolo istituzionale.

Fatto sta che anche il Governo Conte ha commesso degli errori. L’originario documento di economia e finanza, quello di Aprile approvato dal Governo Gentiloni, conteneva delle misure e uno sforamento altamente differenti da quello presentato dalla Nota di aggiornamento. Si è passati dallo sforamento dello 0,8-1,6% di Aprile al 2,4% attuale. Sicuramente le previsioni gentiloniane sono state “volutamente ottimistiche” ma secondo la mia modesta opinione, in previsione di una nota altamente assistenzialistica il Governo avrebbe dovuto avvertire in tempo i vertici europei. Questo è stato l’errore commesso dal Presidente Conte e dal suo entourage tra il Giugno e il Luglio del 2018.

Fatto sta che il 5 Novembre il caso italiano verrà portato all’Eurogruppo e tre giorni dopo la Commissione pubblicherà le cosiddette “previsioni economiche autunnali”, sottolineando la criticità della situazione italiana e del suo debito sovrano.

Inoltre, anche le agenzie di rating hanno cominciato a martellare sui titoli italiani: l’agenzia Moody’s ha declassato i titoli italiani a BBB (quasi titolo spazzatura) e tra poche ore arriverà anche il verdetto di Standard & Poor’s (sicuramente simile a quello di Moody’s). Nonostante la loro attendibilità lasci a desiderare, il loro giudizio può influire in maniera significativa sugli investimenti esteri nel nostro Paese. Soltanto i fatti possono smentire tali scellerate valutazioni, come successe diversi anni fa con la Lehman Brothers e con i titoli Subprime (quelli che hanno dato inizio alla tragedia economica mondiale di cui paghiamo ancora gli strascichi) giudicati il giorno prima dello scoppio della crisi dalle stesse agenzie come “AAA”.

Ancora, altre fonti fanno trapelare che Bruxelles non si limiterebbe soltanto ad una multa ma anche ad un “bloccaggio perenne” dei fondi strutturali destinati ad ogni Paese europeo contribuente. Questa misura venne implementata diversi anni fa per rafforzare la cooperazione dei Paesi firmatari del Patto di Stabilità e Crescita e le prime vittime furono la Spagna e il Portogallo. Poi, come ho detto precedentemente, il Consiglio europeo portò a zero le sanzioni poiché il clima era troppo teso, erano gli anni del commissariamento della Grecia.

Sicuramente la situazione a livello internazionale non è delle più floride se non fosse che l’incontro Putin-Conte ha messo in evidenza il superamento delle sanzioni contro la Russia attraverso la firma di 13 accordi economici. E’ stato un riavvicinamento diplomatico che ha avuto una risonanza a livello mondiale, poiché un Paese firmatario delle sanzioni come l’Italia, in barba alla politica europea, ha concluso degli accordi con un partner commerciale tra i più ambiti del mondo. Il Presidente Putin, poi, ha sottolineato la solidità dei titoli italiani e la disponibilità a comprare i titoli di stato attraverso il fondo sovrano russo.

Nella notte poi, arriva l’annuncio del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che premia la politica italiana sul controllo dell’immigrazione e sull’economia. Sono dei risultati notevoli, poiché il nostro Presidente nel giro di due giorni è riuscito ad incassare la fiducia e l’appoggio dei due uomini più influenti al mondo che, tra mille contraddizioni, detengono il monopolio politico ed economico mondiale.

La situazione europea, invece, appare di difficile risoluzione. Dopo lo schiaffo sull’immigrazione, arriva anche quello sul documento di economia e finanza, due mancate risposte all’appello di cambiamento italiano. La rigidità di Bruxelles ha aperto un vaso di Pandora che darà libero accesso ai populisti alle Elezioni Europee del 2019. Ciò non significa che i problemi dell’Italia finiranno qui; poiché un cambio repentino delle politiche comunitarie, sopraggiunto con la fine dell’ancien règime, non può essere tradotto con “crescita economica”. Poi, il Parlamento europeo si rinnoverà nel maggio del 2019, mentre la Commissione europea ad Ottobre. Quest’ultima, infatti, sarà chiamata, ancora, ad approvare/respingere anche il prossimo DEF italiano.

La risposta a queste incertezze è il dialogo. L’Unione Europea, istituzione di cui l’italia abbisogna a livello di influenza politica ed economica, dovrebbe mostrarsi più aperta ad un Paese chiave come l’Italia, che in questo momento non può pensare alle misure di austerity. L’Italia, dal canto suo, dovrà mostrarsi meno “chiacchierona” (riferito alle dichiarazioni fuori luogo dei vari esponenti) e più disponibile ad un’apertura diplomatica con l’ente sovranazionale di riferimento. La ricerca di un punto di contatto è fondamentale per evitare l’isolamento diplomatico con dei partner che, seppur contraddittori, condividono con il nostro Paese lo stesso spazio economico europeo.

Da un lato e dall’altro si dovrebbe dare meno spazio a delle dichiarazioni infamanti e più spazio alla solidarietà e allo spirito europeo contenuto nei trattati, non dei semplici pezzi di carta ma dei tasselli importanti che dovrebbero cementificare lo spirito di fratellanza dei Paesi firmatari.

L’Italia ha un Governo non convenzionale dal punto di vista europeo, dunque non gode delle sue simpatie. Ma questo non dovrebbe rappresentare un motivo valido per attaccarlo sul fronte politico ed economico, bensì un importante pretesto per dimostrare che l’Unione Europea è capace di dialogare anche con i partiti non tradizionali. Una situazione di questo tipo, gestita in maniera corretta da entrambi i contraenti potrebbe scoraggiare anche altri eventuali sovranismi europei che proveranno a delegittimare l’attuale classe dirigente tra meno di un anno.

In conclusione, non credo che il quadro europeo seguirà dei capovolgimenti improvvisi, nonostante i buoni propositi di chi, come me, fa il tifo per un’Italia più europeista. Le sanzioni per l’Italia sono già, in qualche modo, scritte. Il mio unico auspicio è che i vertici europei si accorgano che l’atteggiamento verso il nostro Paese potrebbe provocare un effetto boomerang distruttivo non solo per il nostro Paese ma per l’Eurozona tutta.

Donatello D’Andrea