Grassini: “Geri HDP a Madrid punta sulla qualità del servizio”

L’Amministratore Operativo di Geri HDP Renato Grassini, accompagnato da Alessandro Fontana e Onofrio Di Maio, rispettivamente Amministratore Finance ed Executive Director, ha inaugurato a Madrid la sede dell’azienda che sarà gestita da Michele Rossi e Alfonso Carbonella. Grassini: “Il nostro obiettivo è di creare in primis occupazione e poi profitti per investire”

MADRID – Per Joseph Schumpeter, l’imprenditore è un visionario un po’ folle che vede ciò che altri non percepiscono. Non è il semplice gestore di un processo ma ne è il creatore. Insomma, è colui che supera i limiti del possibile. Soprattutto, non dorme sugli allori, ma ha il coraggio di intraprendere nuove avventure. Seguendo questo concetto, Renato Grassini, Alessandro Fontana e Onofrio Di Maio, rispettivamente Amministratore Operativo, Amministratore Finance ed Executive Director di Geri HDP, hanno inaugurato a Madrid una nuova sede dell’azienda, già presente in altre nazioni europee.

– Geri HDP – spiega alla “Voce” Renato Grassini – è nata 25 anni fa. Da circa 5, abbiamo deciso di diventare multinazionale. L’Italia, l’ho detto ieri e lo riconfermo oggi, è un paese malato. Ci sono imprese sane che gli stranieri acquistano come se fossero in svendita. A prezzo di saldi. È pazzesco. Cinque anni fa, lungimiranti, decidemmo di investire all’estero, e così offrire i nostri servizi in Europa. Vogliamo uscire da una logica provinciale. L’Italia fa parte di un contesto europeo. La nostra sede in Spagna è l’ultima nata, dopo quelle di Lione, di Monaco di Baviera e di Cluj in Romania. La prossima sarà aLondra.

Confessa che la sede spagnola doveva essere già aperta. Ma Geri HDP ha voluto dare priorità a Lione.

– Quella spagnola – prosegue – è sicuramente una cultura molto vicina all’Italia. E l’italiano qui è molto apprezzato.

– Geri HDP è nota per il recupero crediti, un settore nel quale è ormai consolidata. Cos’altro offrite?

Sorride. Pensa forse ai traguardi già raggiunti. Per questo, celando senza riuscirci un pizzico d’orgoglio, afferma:

– Certamente la nostra azienda è nota per il recupero crediti. E’ un’attività, come ben dice, ormai consolidata. Ma offriamo anche altri servizi.  Ad esempio, l’assistenza alle imprese italiane che desiderano esportare in Spagna e a quelle spagnole che desiderano farlo in Italia. Riusciamo a offrire una vasta gamma di servizi, dove la parola “credito”, escluso quello bancario, è centrale. Offriamo informazioni commerciali,ricerche, recupero extra-giudiziale, legale ecc.

– Sareste in grado di aiutare un investitore italiano che volesse aprire la propria attività anche in Spagna o che cerca soci per una joint-venture?

– Sì, senz’altro – assicura -. Lungi da noi l’idea di volerci sostituire agli enti statali, quali le Camere di Commercio. Aspiriamo però ad essere un punto di contatto per le imprese italiane. Puntiamo molto sul progetto PMI, piccole e medie imprese. Vogliamo aiutarle a crescere.

Precisa che Geri HDP è famosa come esperta nel mondo del recupero dei crediti delle compagnie telefoniche, elettriche e del gas.

– Ad esempio…

– In Italia la più grande si chiama Enel; in Francia, Eni e spero che qui sia Endesa. Poi in Italia abbiamo Vodafone, Wind, Telekom. Il nostro obiettivo sono gli italiani che desiderano investire in Spagna e viceversa. Possiamo aiutarli.

– Lamultinazionale, è cosa nota, non ha problemi ad aprire sedi all’estero. Ha una sua struttura già sperimentata. Non si può dire lo stesso delle piccole e medie aziende. Queste hanno bisogno, se non proprio di un supporto, almeno di uno stimolo iniziale. Come incoraggiarle a uscire dal provincialismo di un mercato che a volte risulta troppo stretto, e a tentare l’avventura all’estero? Come convincerle a diventare piccole multinazionali?

– Noi siamo ancora giovani…

– Insomma, avete 25 anni, considerarvi ancora giovani… Siete una realtà ben consolidata.

– Sì, 25 anni… – afferma. Dopo una breve pausa riflessiva, forse con un po’ di nostalgia per il passato, prosegue:

– Io ho più di 60 anni e 40 di esperienza nel settore. L’azienda ha tanta voglia di farsi conoscere. La nostra pubblicità è sempre stata il passaparola. In Spagna, ho detto ai nostri ragazzi: “Iniziate a farvi conoscere con pubblicità, con mezzi tradizionali; tramite istituzioni governative come le camere di commercio”. Dobbiamo far sapere che siamo qui per assistere le piccole e medie imprese. Non quelle grandi che hanno una loro struttura.

Quindi sottolinea scandendo le parole:

– Noi siamo giovani, ambiziosi, coraggiosi. Vogliamo fare i consulenti, non i venditori di servizi.

– E’ un’autostrada a doppia corsia? Offrite i servizi anche alle aziende spagnole che desiderano sbarcare in Italia?

– Senz’altro possiamo aiutare – assicura -. In Italia abbiamo conoscenze infinite.

– In Italia giocate in casa…

– Sì. E’ così. Giocare “fuori casa” è un po’ più complicato – ammette -. In Italia noi abbiamo quattro aziende. Una si chiama Geri, recupero crediti. L’altra si chiama Foal, che si occupa di informazioni commerciali investigate. Ad esempio, se si vuole conoscere l’affidabilità o la situazione finanziaria di una persona o di un’azienda ed avere tutta una serie di dati attendibili o migliorabili noi siamo in grado di offrire questo servizio. Abbiamo, poi, Elliot, un’azienda di consulenza che ha dodici, quindici anni. Geri HDP – precisa – è la holding che raggruppa le società e che coordina le attività attraverso uffici di struttura.Non vogliamo fare tutto. Non vogliamo essere un supermercato. Abbiamo la nostra specializzazione e la nostra nicchia di mercato. Essa si limita alla parola credito e consulenza nel credito. Se c’è chi vuole investire in Italia, abbiamo conoscenze che possono aiutare.

Premette che non è favorevole alla vendita d’imprese italiane all’estero. Al contrario, è convinto che il “Made in Italy” vada difeso.

– Meno male che qualcuno è riuscito a bloccare la vendita di Aliltalia – commenta -, altrimenti chissà come si sarebbe chiamata. Abbiamo perso il rispetto verso noi stessi. Io guardo i francesi, che sono nazionalisti; i tedeschi, che sono ben quadrati. Gli italiani, invece…

Parole sottolineate con amarezza. E dette con la convinzione di chi, se ci si attiene ai fatti, guarda al futuro più che al passato. Si entusiasma pensando alle nuove sfide che lo attendono cosciente di essersi lasciato alle spalle una mentalità chiusa e provinciale per proiettarsi nel mercato internazionale. Per questo, chiediamo.

– Oggi, in un mondo globalizzato in cui le frontiere diventano sempre più virtuali e superate, che senso ha parlare di nazionalismo nell’ambito economico?

– Pensiamo che gli italiani dovrebbero essere un po’ più nazionalisti – insiste Grassini -. E avere un maggior rispetto verso la propria produzione. Ciò vuol dire credere più in se stessi e non acquistare sempre prodotti stranieri. L’assurdo è che compriamo all’estero e poi abbiamo disoccupati, disperati che scappano da casa, delinquenti senza lavoro. Dovremmo imparare invece dall’estero. I tedeschi quasi proibiscono l’importazione di prodotti italiani; i francesi, in un modo o nell’altro, fanno altrettanto.  Basta guardarsi  in giro. In Francia, il 95 per cento delle automobili sono francesi. Comunque, ci teniamo a dirlo, il nostro DNA è da progressisti, da persone che guardano al futuro. Insomma, “Open mind”

– Si vede dai fatti …

– Infatti… – concorda -. Ho imparato da un imprenditore di unamultinazionale un adagio che dice: “Nel futuro ci saranno solo aziende sane, tutte le altre saranno morte”. Dipende da quanto ti piace correre. A noi piace. Siamo tutti giovani.

Ed è proprio così. L’ufficio di Geri HDP a Madrid sarà gestito da due giovani italiani residenti nel Paese; giovani che hanno tanta voglia di lavorare: Michele Rossi e Alfonso Carbonella. Sono loro i manager che avranno la grossa responsabilità di “posizionare” l’azienda in Spagna, di farla conoscere, di promuoverla in un mercato senz’altro assai competitivo in cui non si fanno sconti.

Durante la nostra conversazione accanto a Grassini ci sono anche Alessandro Fontana e Onofrio Di Maio. Di Maio, executive Director, lo rivedremo spesso in Spagna. Fontana solo quando sarà tempo di bilanci e di tirare le somme dell’esperienza “madrileña”.

– Vi siete dedicati ad aprire uffici in Europa. Nei progetti futuri ci sono Stati Uniti e America Latina? Ci avete fatto un pensierino?

– No – ammette con estrema franchezza -. Restiamo in Europa. Pensiamo a rafforzare la nostra presenza in Europa. Poi, più avanti,che siano i giovani a sprigionare le loro volontà. Ma in maniera concreta, non per rincorrere sogni. Sono convinto che in Europa di lavoro ce ne sia tanto. Dall’America c’è solo da imparare. E’ molto più avanti in questo settore. Sono loro che ci hanno insegnato certe tecniche. Io non andrei a casa del grande maestro a fargli concorrenza. Non vado a fare il “ladro di polli” a casa del maestro.

La domanda nasce spontanea. E’ inevitabile, quando si parla d’industria, il riferimento all’economia del Belpaese. Chiediamo:

– Cosa ne pensa dell’economia italiana attualmente…

– E’ malata – afferma senza mezzi termini -. Apprezzo gli imprenditori che resistono in un paese malato.

– Secondo lei cosa si dovrebbe fare?

– Non vorrei parlare di politica perché altrimenti… – prudente non va oltre. Anche così, non rinuncia a dare una sua breve opinione:

– Abbiamo un governo che da una parte è di destra e dall’altra di sinistra. Abbiamo due vice-premier che viaggiano su binari opposti. Speriamo che reggano.

– Una volta, all’estero, si diceva che l’Italia prosperava nonostante la politica. Si affermava che politica ed economia andavano avanti su binari paralleli.

– E’ ancora così – assicura -. Imprenditori e banchieri non mostrano grande interesse per la politica. Questa è tollerata ma… prima o poi ci sarà una rivoluzione. Gli economisti scenderanno in strada, a protestare.

– L’Italia ha già avuto governi tecnici. Ad esempio il governo Monti.

– Quei governi hanno fatto dei bei disastri – commenta -. Lo sanno tutti. La Fornero… Saranno pure state mosse tecniche, ma sbagliate. Sarebbe bello mettere un imprenditore a capo del Governo, perché gestisca il Paese come una grande azienda.

– Ungoverno d’imprenditori e lavoratori?

– No, assolutamente no – è tassativo -. C’è già un precedente che si chiama Silvio Berlusconi. Io l’ho apprezzato; l’ho apprezzato, ma per me è stato un folle. Lei mi trovi degli imprenditori disposti a sprecare energie e tempo… a mettersi a capo del governo. L’imprenditore fa impresa.

– Forse Berlusconi si è tuffato in politica per trarne vantaggi per le sue imprese…

– Non condivido – ribatte -. Per me, è entrato in politica per ideali. Berlusconi è ambizioso e ha ideali. Crede in certi valori della vita. Il gruppo Mediaset, d’altronde, è ancora in piedi.

– Un imprenditore senza ambizione? Sarebbe meglio che andasse in pensione…

– Ne abbiamo visti tanti – ci dice -. Se visiti la zona industriale dell’asse Torino, Milano e Padova ti rendi conto che vi sono zone industriali spettrali. E’ vergognoso vedere industrie, edifici crollare. E’ spaventoso. E poi, tutto viene spostato all’estero. Adesso vanno di moda l’Albania, la Romania. E questo governo non fa nulla per difendere il lavoro, il “Made in Italy”.

Prosegue nel suo legittimo sfogo:

– Come si può fare impresa in un Paese, se si è tassati al 60 per cento? Non puoi. Non ci riesci. Mi hanno detto quanto si paga di tasse in Spagna. Ed io ho pensato: “L’avessi saputo, saremmo arrivati 20 anni fa”. Lo stesso in Francia. Le nostre imprese sono tassate a partire dal 60 per cento. Poi devi sommare una serie di costi indiretti. Dico sempre, quando mi alzo al mattino, che lavoro per il mio stipendio, per un pensionato e per un disoccupato. Ecco perché tante imprese, come Fiat, hanno preferito spostarsi all’estero.

– Torniamo a Geri HDP, cosa si attende dall’apertura di quest’ufficio in Spagna?

– Ne abbiamo parlato proprio ieri – afferma -.  Ho dato delle linee guida perché sono pagato per questo. Ho detto che fra due anni voglio che si passi da una dimensione piccola com’è oggi questa sede a una struttura grande almeno cinque volte di più. Cinque volte vuol dire creare occupazione per giovani studenti, lavoratori di Madrid; arrivare a una dimensione anche di 200 persone. E riuscire anche a fare lavori in altri Stati. Essendo multinazionali, è possibile. L’obiettivo è che entro due anni ci sia una forte espansione. Il mercato c’è, le opportunità ci sono, l’esperienza c’è, la voglia non manca, il coraggio, le ambizioni anche. Ci sono già italiani che hanno fatto richiesta di venire a lavorare in Spagna. E’ una cosa bella e non facile. Come non è facile trovare italiani che vadano in Germania. Le ambizioni sono di diventare un’azienda dalla giusta dimensione. Vogliamo fare poche cose ma fatte bene.

Spiega che Geri HDP “punta soprattutto sulla qualità del servizio”. E rileva che si è contraddistinta all’estero perché veloce e flessibile.

Per concludere, aggiunge:

– Aspiriamo prima a creare occupazione, poi profitti per investire. Puntiamo molto sulla fidelizzazione. Facciamo molta formazione. Le nostre macchine che creano profitto si chiamano esseri umani. Sono ragazzi che diventano professionisti. Noi insegniamo loro un mestiere. La nostra forza è il personale qualificato. Il recupero credito è l’insieme di tante professioni: il carabiniere, il poliziotto, il prete, l’avvocato, il chirurgo. Il recupero crediti come lo facciamo noi, è un aspetto socialmente utile. Dopo di noi ci sono gli avvocati. Quando troviamo un debitore in difficoltà, cerchiamo di aiutarlo. Se lo aiuto a risolvere il suo problema, paga ed io incasso le provvigioni. Il nostro fatturato dipende dalla capacità che abbiamo di recuperare il credito con le buone maniere. E’ chiaro che chi non paga i debiti o è un disperato, e allora va aiutato, o è un farabutto. La nostra è un’intermediazione. Dialoghiamo con l’imprenditore in difficoltà.

Mauro Bafile