Decreto sicurezza prova del nove tra M5s e Lega

Luigi Di Maio e Matteo Salvini si parlano dai banchi del governo.
Luigi Di Maio e Matteo Salvini si parlano dai banchi del governo. (ANSA)

ROMA. – Dopo un tour de force di tre giorni, il decreto sicurezza è pronto l’esame dell’Aula di Palazzo Madama, un passaggio pieno di incognite, tenuto conto del clima di crescente tensione all’interno della maggioranza su più tavoli. L’ipotesi di porre la fiducia su questo provvedimento resta tutta in piedi.

Lo stesso Matteo Salvini fa capire che non intende farsi mettere i bastoni tra le ruote dai ‘grillini ortodossi’ su questa che per lui è una legge manifesto: “Se si riesce a approvarla con una discussione aperta e civile e con tempi normali, bene. Altrimenti – aggiunge il ministro dell’Interno – se questi presentano centinaia di emendamenti e vogliono tenerci lì per settimane senza arrivare da nessuna parte, allora noi ne prendiamo atto”.

Ma il duello sulla sicurezza è la punta d’iceberg di tante partite apertissime tra Lega e M5s, a partire dai dettagli della manovra al ddl anticorruzione, con lo scontro di queste ore sulla sospensione della prescrizione dopo il primo grado. Tanto che il segretario leghista starebbe seguendo questa fase con crescente impazienza nei confronti dei ‘contraenti’ pentastellati, afflitti da frequenti tensioni interne.

C’è chi sospetta che, stanco dei distinguo 5S, sarebbe addirittura tentato dal compiere un’apertura politica più energica nei confronti al resto del centrodestra, Fratelli d’Italia in primis, quindi a Forza Italia, partito tuttora diviso sugli atteggiamenti da tenere nei confronti dell’alleato populista. Una operazione che aprirebbe nuovi e complessi scenari politici, tutti da decifrare.

I ‘patrioti’ di Giorgia Meloni, malgrado qualche mal di pancia, al Senato sono pronti a votare il decreto. “E’ un compromesso con i Cinque Stelle al ribasso, ma quando si parla di sicurezza noi ci siamo”, assicura il senatore FdI, Giovanbattista Fazzolari.

Più complesso il rapporto con Forza Italia. Se la capogruppo al Senato, Annamaria Bernini è consapevole dell’importanza di mantenere un un dialogo con la Lega, soprattutto in questa fase, c’è chi, all’interno del partito azzurro, la pensa in modo opposto. Proprio domenica sera, nel corso di una cena ad Arcore, la capogruppo alla Camera, Maristella Gelmini, assieme a Mara Carfagna, Maria Rosaria Rossi (organizzatrice della cena) e Marta Fascia, deputata azzurra alla prima legislatura, avrebbero chiesto a Silvio Berlusconi di porre fine all’alleanza con il leader della Lega: Non possiamo continuare in questo modo – è il succo del loro ragionamento – è ora di dire basta. Una richiesta che, a quanto raccontano sempre da fonti azzurre, ha creato molti malumori all’interno del partito, in gran parte contrario a chiudere i rapporti con il Carroccio.

(di Marcello Campo/ANSA)