L’uomo di Erdogan: “Khashoggi è stato sciolto in acido”

Veglia notturna per chiedere giustizia per l'uccisione di Jamal Khashoggi.
Veglia notturna per chiedere giustizia per l'uccisione di Jamal Khashoggi. EPA/ERDEM SAHIN

ISTANBUL. – “L’unica conclusione logica” è che il corpo di Jamal Khashoggi sia stato sciolto nell’acido “per non lasciare alcuna traccia”. A un mese dall’omicidio nel consolato saudita di Istanbul, l’uomo più vicino al reporter ucciso nell’entourage del presidente turco Recep Tayyip Erdogan ammanta per la prima volta di ufficialità la terrificante versione emersa nelle scorse settimane sui media locali.

“Secondo le ultime informazioni che abbiamo, il motivo per cui hanno smembrato il suo corpo era per dissolvere i resti più facilmente. Ora ci rendiamo conto che non solo lo hanno smembrato, ma anche fatto evaporare”, ha detto al quotidiano Hurriyet Yasin Aktay, il consigliere presidenziale che la fidanzata del giornalista, la turca Hatice Cengiz, chiamò quando non lo vide più uscire dalla sede diplomatica di Riad.

Nell’anniversario dell’omicidio, il Washington Post torna a chiedere giustizia per il suo editorialista. Gli sforzi per far luce su esecutori e mandanti dovrebbero essere guidati dagli Stati Uniti, un Paese “fondato sugli ideali di libertà e giustizia per tutti, con il primo emendamento che sancisce gli ideali personificati da Jamal”, scrive oggi la fidanzata.

Ma, accusa Cengiz, “l’amministrazione Trump ha preso una posizione che è priva di fondamento morale. Alcuni hanno avuto un approccio attraverso il cinico prisma dell’interesse personale, con dichiarazioni incorniciate dalla paura e dalla codardia, dal timore di sconvolgere accordi o legami economici. Qualcuno a Washington sta sperando che questo problema sarà dimenticato con tattiche semplicemente dilatorie. Ma noi continueremo a fare pressioni sull’amministrazione Trump”, promette la donna, che ha respinto un invito alla Casa Bianca.

Uno sdegno che non si placa a livello internazionale, come dimostra l’appello all’Onu di oltre cento artisti e intellettuali – da Meryl Streep a JK Rowling – e l’omaggio di Parigi, che ha spento la Tour Eiffel per un minuto in memoria del reporter. Nonostante le proteste, il sostegno a Riad è stato ribadito a Trump sia dal premier israeliano Netanyahu che dal presidente egiziano al Sisi, mentre non si spengono le polemiche per la telefonata alla Casa Bianca, riferita dai media Usa, in cui una settimana dopo l’omicidio, che ancora non era stato ammesso dal Regno, il principe ereditario Mohammed bin Salman definiva Khashoggi “un pericoloso islamista membro dei Fratelli Musulmani”.

(di Cristoforo Spinella/ANSA)