Operarsi di appendicite riduce il rischio di Parkinson

Equipe di medici in sala operatoria. Parkinson
Operarsi di appendicite riduce il rischio di Parkinson

ROMA. – L’appendice, un piccolo tratto intestinale considerato non necessario, potrebbe nascondere il germe della malattia di Parkinson. Lo suggerisce una ricerca pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine secondo cui individui operati di appendicite hanno un rischio ridotto di ammalarsi di Parkinson dal 19 al 25 per cento in meno rispetto a chi ha l’appendice.

Lo studio è stato condotto tra Van Andel Research Institute, Northwestern University, Michigan State University in Usa e Università di Lund in Svezia e mostra anche che nell’appendice si depositano le molecole considerate implicate nel morbo di Parkinson, ossia le forme distorte di alfa-sinucleina.

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce il cervello, ma negli ultimi anni sempre più studi suggeriscono che nella sua genesi vi sia la complicità anche di fattori nell’intestino. In questo studio gli esperti hanno analizzato la frequenza del Parkinson in un campione di oltre 1,6 milioni di individui in Svezia e visto che tra coloro che erano stati operati di appendicite il Parkinson è meno frequente, stimando una riduzione del rischio di ammalarsi del 19,3% (riduzione che sale al 25% nelle aree rurali dove il Parkinson è di per sé molto più frequente probabilmente per l’esposizione ai pesticidi).

In un secondo campione di quasi 900 pazienti con Parkinson, infine, gli esperti hanno visto che coloro che erano stati operati di appendicite si ammalano di Parkinson mediamente 3,6 anni più tardi come se l’operazione fosse in grado di rallentare l’esordio della malattia. In futuro questi risultati potrebbero orientare lo sviluppo di nuove terapie precoci contro il Parkinson con bersaglio l’appendice o più in generale l’intestino.