Scontro M5S e Lega sulla prescrizione, fiducia su decreto sicurezza

Deputati del Movimento 5 Stelle nell'aula della Camera mentre applaudono il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante la consegna del discorso programmatico.
Deputati del Movimento 5 Stelle nell'aula della Camera mentre applaudono il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante la consegna del discorso programmatico. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

ROMA. – Il doppio binario del decreto sicurezza e del ddl anticorruzione, a tarda sera, si conclude con la fiducia sul primo e con un sostanziale rinvio della soluzione per il secondo. Sulla prescrizione, infatti, lo scontro tra M5S e Lega, al momento, non vede né Luigi Di Maio né Matteo Salvini intenzionati a porgere l’altra guancia.

Domani mattina, salvo colpi di scena, l’emendamento M5S sulla prescrizione verrà ammesso in commissione Giustizia alla Camera ma il Movimento, in tal caso, avrà vinto solo una prima battaglia: sarà probabilmente ancora una volta un faccia a faccia tra i due vicepremier a portare alla soluzione affrontando tutto il mosaico delle divergenze tra i due alleati, inclusa anche quella non secondaria sulla Tav.

La cronaca della giornata vede un susseguirsi di mosse tattiche. In mattinata è il M5S a prendere l’iniziativa annunciando la fiducia al Senato al dl sicurezza. Mossa che, nella strategia di Di Maio, ha un duplice obiettivo: disarmare la fronda “ortodossa” ed evitare che Salvini approvi una delle sue misure “bandiera” con l’aiuto di Fdi e di una parte di FI, dando dimostrazione di una forza parlamentare che metterebbe il Movimento in difficoltà.

La mossa di Di Maio non viene presa bene dalla Lega, i lavori del Senato – dove compare, tra l’altro, anche Davide Casaleggio – vengono sospesi e i malumori del Carroccio arrivano fino ad Algeri da dove il premier Giuseppe Conte frena così: “sulla fiducia decideremo entro domani”.

Nel tardo pomeriggio però la mossa del M5S sembra trovare il sì della Lega: domani il governo porrà la fiducia su un maxiemendamento al decreto che conterrà anche alcune piccole correzioni. Parallelamente, alla Camera e in via Arenula, va in scena lo scontro sulla prescrizione.

Al ministero della Giustizia Alfonso Bonafede convoca i relatori M5S Francesco Forciniti e Francesca Businarolo, il sottosegretario Vittorio Ferraresi, il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari e Igor Iezzi, il deputato a cui a Salvini ha affidato il dossier anticorruzione in commissione. L’incontro si risolve con una fumata nera e con una consapevolezza: solo un vertice tra i leader può risolvere un nodo come la prescrizione sul quale il M5S si gioca ancora una volta la faccia con i suoi militanti e la Lega non può distanziarsi eccessivamente dal “credo” del centrodestra.

Poco dopo, infatti, i relatori ritirano l’emendamento contestato solo per evitare un giudizio di inammissibilità per estraneità alla materia e lo ripresentano con una modifica al titolo dell’intero ddl anticorruzione, aggiungendo la frase: “nonché in materia di prescrizione del reato”.

In sostanza, il M5S non arretra. “Non possiamo più perdere tempo, non è ammissibile che una sentenza di primo grado si concluda con un nulla di fatto”, è il ragionamento che fa Bonafede di fronte alla volontà della Lega di procedere sul tema con un ddl ad hoc.

Bonafede, nei contatti con la Lega, richiama anche l’impegno preso con le associazione delle vittime delle stragi, sottolinea come la riforma della prescrizione – che non è retroattiva – faccia anche da stimolo alla messa a regime delle risorse stanziate in manovra e ribadisce il suo impegno a interventi per snellire i tempi del processo. E lo scontro, in serata, si allenta almeno nei toni.

“Sì alla riforma della prescrizione ma l’importante è farla bene, evitando che i processi durino all’infinito anche per gli innocenti”, sottolinea Salvini che domani sarà in Senato ad incassare il dl sicurezza. Sempre domani, nel tardo pomeriggio, rientrerà Di Maio dalla Cina. Non si esclude, perciò che i due si vedano già in serata. I temi da affrontare sono tanti, a cominciare dalla Tav dove il M5S, dopo il sì al Tap, rischia di perdere una fetta non marginale del suo elettorato del Nord. Ma sulla Torino-Lione la Lega non arretrerà: in gioco ci sono gli interessi di quel tessuto imprenditoriale che Salvini non vuol certo lasciare indietro.

(di Michele Esposito/ANSA)