Riad inviò un team per sabotare le indagini su Khashoggi

Manifestante con la foto di Jamal Khashoggi.
Manifestante con la foto di Jamal Khashoggi. (ANSA/AP Photo/Jacquelyn Martin, File )

ISTANBUL. – Il sospetto l’aveva già lanciato Recep Tayyip Erdogan nella sua requisitoria in diretta mondiale: “Perché il consolato saudita è stato aperto agli investigatori (turchi) solo dopo alcuni giorni, e non subito?”. A più di un mese dall’uccisione di Jamal Khashoggi, la risposta arriva da nuove indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Sabah, vicinissimo al governo di Ankara, e confermate anche da altre fonti investigative: nove giorni dopo il delitto, una squadra di 11 esperti è stata inviata da Riad a Istanbul per “ripulire” le tracce.

Incaricato di affiancare le indagini turche in quella che doveva essere una task-force congiunta, il team cercò invece di sabotarle, inquinando le prove prima di permettere alla polizia scientifica locale di ispezionare la sede diplomatica. Per sei giorni, il gruppo dei sauditi, di cui facevano parte il chimico Abdulaziz al Janobi e il tossicologo Khaled Yahya al Zahrani, ha fatto la spola quotidianamente tra un hotel di lusso nel quartiere di Besiktas e il consolato, eliminando gli elementi compromettenti.

Sarebbe questo il motivo del tira e molla tra la Turchia e il Regno sulla perquisizione: prima di dare l’ok, Riad voleva essere certa di non aver lasciato tracce. È l’ennesima pesante denuncia di depistaggio, che secondo fonti investigative turche prova peraltro che “alti funzionari sauditi sapevano dell’uccisione di Khashoggi” ben prima dell’ammissione ufficiale.

Accuse in netto contrasto con le parole del rappresentante dell’Arabia Saudita nel Consiglio per i diritti umani dell’Onu, Bandar al Aiban, che nella riunione ha assicurato che il Regno intende “portare i colpevoli davanti alla giustizia”. E nell’occasione, anche gli Usa sono tornati a sollecitare un’indagine “accurata, irrefutabile e trasparente”.

Proprio dagli Stati Uniti, dove si erano recati nei giorni scorsi dopo un lungo divieto di espatrio, i figli di Khashoggi hanno lanciato un accorato appello per la restituzione del corpo del giornalista in un’intervista alla Cnn. “Tutto ciò che vogliamo è seppellirlo al cimitero di Medina con il resto della sua famiglia”, ha detto il figlio maggiore Salah, che col fratello Abdullah ha ricordato il giornalista come un uomo “coraggioso e generoso” e auspicato che “qualsiasi cosa sia successa non sia stata dolorosa per lui, o sia stata veloce”.

(di Cristoforo Spinella/ANSA)