In Iraq duecento fosse comuni dell’Isis, fino a dodicimila morti

Un funzionario indossa i guanti di lattice bianchi sullo sfondo il campo con le fosse comuni. Isis
In Iraq duecento fosse comuni dell'Isis, fino a dodicimila morti

BEIRUT/BAGHDAD. – Più di 200 fosse comuni contenenti i resti di migliaia di persone uccise in Iraq dall’Isis dal 2014 al 2017 sono state finora identificate da una commissione di incaricati dell’Onu. “E’ il lascito del terrore dell’Isis”, affermano gli inquirenti internazionali, che chiedono alle autorità irachene di accelerare le operazioni di rinvenimento e l’identificazione dei corpi. Per le famiglie delle vittime e per la giustizia irachena. Questo mentre alla frontiera occidentale irachena con la Siria, lo ‘Stato islamico’ è tutt’altro che sconfitto.

Per contenere l’offensiva jihadista nella valle dell’Eufrate, il governo di Baghdad ha ordinato a circa 10mila tra forze regolari e miliziani lealisti di varcare il confine e di attestarsi in territorio siriano. Qui le forze curde locali, appoggiate dalla Coalizione anti-Isis a guida americana, faticano ad avere la meglio sull’Isis e nei giorni scorsi hanno lasciato spazi all’avanzata dello ‘Stato islamico’ in un’area fino all’anno scorso saldamente in mano agli uomini del ‘califfato’.

In Iraq l’Isis è stato dichiarato formalmente sconfitto nel 2017. Ma per i tre anni precedenti ha commesso un numero considerevole di atrocità a danno di civili, militari e poliziotti di diverse regioni irachene. Molte di queste vittime sono scomparse sottoterra, in fosse comuni ora in parte identificate da inquirenti dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani (Ohchr) e da quelli della missione Onu in Iraq (Unami).

Secondo il rapporto diffuso dalle due entità delle Nazioni Unite, delle 202 fosse comuni la maggior parte si trovano nel nord e nell’ovest del Paese, nelle regioni di Ninive (95), Kirkuk (37), Salah ad Din (36) e Anbar (24). In queste fosse si trovano resti umani appartenenti a un numero imprecisato di persone che va dalle 6 alle 12mila vittime. Si tratta di uomini adulti ma anche di molte donne, bambini, anziani, disabili. Tra loro non ci sono solo civili ma anche militari, miliziani lealisti, agenti di polizia. Secondo conteggi al ribasso forniti dall’Onu, dal 2014 al 2017 l’Isis ha ucciso in Iraq circa 30mila civili e ferito più di 55mila.

La regione di Ninive, di cui Mosul è capoluogo, è quella più puntellata di fosse comuni. Mosul, oggi città “liberata” ma per tre quarti distrutta, è stata per tre anni la cosiddetta capitale dell’Isis tra Iraq e Siria. A sud della città si trova la più grande fossa comune finora rinvenuta, nota come la “cloaca di Khafsa”, dal nome della località, contenente resti di circa 4mila perone.

(di Lorenzo Trombetta/ANSA)