Di Maio e Salvini, scambio reddito cittadinanza e prescrizione

I due vicepremier: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. M5s e Lega. Prescrizione
I due vicepremier: Luigi Di Maio e Matteo Salvini

ROMA. – Blindare il reddito di cittadinanza per rinviare, di fatto, lo stop alla prescrizione all’anno prossimo. Alle spalle del compromesso tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini sulla giustizia c’è un nuovo, cruciale, scambio, si ragiona in ambienti della maggioranza. Perché sulla misura “chiave” del M5S in questi giorni si stavano addensando nubi su nubi, tra lo scetticismo, crescente, della Lega.

Di prima mattina, così, il leader della Lega ri-formalizza il suo “sì” al reddito di cittadinanza ed è questo il viatico principale all’accordo sulla prescrizione. Un accordo che dà al Movimento lo scalpo dell’annuncio e dell’inserimento dello stop dopo il primo grado del ddl anticorruzione. Ma lascia, alla Lega quello che ritiene l’aspetto più importante dell’accordo: l’entrata in vigore della nuova misura tra più di un anno, di fatto – si ragiona sempre in ambienti parlamentari – congelandola.

Per Di Maio e Salvini il vertice si prospettava piuttosto complicato: troppe le incomprensioni degli ultimi giorni, troppi i fronti aperti ora dal M5S ora dalla Lega. E non è un caso che, al tavolo, i due siano rimasti seduti poco più di mezz’ora. E che, in serata, al Cdm sull’emergenza maltempo, si siano a stento incontrati visto che Salvini è rimasto a Palazzo Chigi solo una manciata di minuti, ad inizio riunione.

Tutti segni di una tregua armata, piuttosto che di un vero disgelo. Di un’aria che, dopo il “casus belli” del decreto fiscale, sembra cambiata. Eppure né dal M5S né dalla Lega c’è l’intenzione di far saltare il banco, per ora. Si va avanti a strappi, cercando compromessi che provino a placare i rispettivi elettorali. Di Maio si presenta al vertice di Palazzo Chigi con un doppio problema: quello del fronte interno dove la sua leadership – complice la fronda al Senato e il ritorno non più remoto di Alessandro Di Battista – rischia un progressivo indebolimento; e quello esterno, dove c’è una militanza che deve ancora risollevarsi dal sì del governo al Tap.

Con un’appendice, non certo secondaria: il “black saturday” che si prospetta fra 48 ore con la manifestazione pro-Tav di Torino e l’attesa sentenza sul sindaco di Roma Virginia Raggi. E se sul secondo fattore nel Movimento c’è per ora una certa fiducia, sul primo la preoccupazione è alta. “Se la manifestazione per la Tav sarà corposa il governo non potrà non tenerne conto”, spiega un parlamentare pentastellato. E poi, su un eventuale stop alla Tav il M5S dovrebbe superare il “muro” della Lega, al momento dato per invalicabile.

E chissà se sia un caso che, diverse ore dopo il vertice, Di Maio decida di aprire un nuovo fronte, quello sulla legge sull’affido, “sposando” la tesi dell’ala sinistra del Movimento: quel ddl va modificato. Sul tavolo del vertice, tuttavia, Di Maio e Salvini segnano un punto sul fronte Rai. Le nomine dei direttori di Rete sono in arrivo. A Raitre dovrebbe restare Stefano Colletta mentre RaiUno, in “quota Lega”, dovrebbe essere guidata da Marcello Ciannamea. E su RaiDue il M5S è chiamato a scegliere “il suo nome”: in pole non ci sarebbe più Maria Pia Ammirati.

(di Michele Esposito/ANSA)