Tria rifà i conti ma la manovra non cambia: “Sarebbe suicidio”

Pierre Moscovici e Giovanni Tria durante la riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles. Pil
Pierre Moscovici e Giovanni Tria durante la riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles. EPA/OLIVIER HOSLET

ROMA. – Rispettare alla lettera le regole europee ed evitare la procedura di infrazione richiederebbe una manovra restrittiva “violentissima” che sarebbe “un suicidio” in una fase di rallentamento dell’economia. Per questo, probabilmente lunedì pomeriggio, l’Italia rispedirà a Bruxelles un progetto di bilancio sostanzialmente identico a quello già bocciato dalla Commissione.

Cercando comunque di stemperare i toni che hanno alimentato lo scontro di queste settimane e dando rassicurazioni sull’introduzione graduale delle misure più ‘pesanti’, reddito di cittadinanza e quota 100 per la pensione, e garanzie sul deficit, che potrebbe pure, alla fine, risultare più basso ma che di sicuro – ed è l’unico impegno – non supererà il 2,4%, anche attraverso meccanismi di controllo della spesa.

Davanti a deputati e senatori il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, difende a spada tratta l’impostazione della manovra, che non comporterà sforzi aggiuntivi o manovre correttive né tantomeno il ricorso a patrimoniali, perché lo scenario attuale dell’Italia non è quello della Grecia degli anni della crisi.

La legge di Bilancio, dice il ministro, è espansiva anche meno di quanto sarebbe servito e ancora più necessaria oggi alla luce della frenata del Pil. Il governo mette in campo misure indispensabili per uscire “dalla trappola della bassa crescita”, insiste Tria, che nel pomeriggio ha un faccia a faccia con il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno.

Parlando a fianco al ministro portoghese, Tria spiega che tenere fede al famoso impegno (perso dal precedente governo) di portare il deficit allo 0,8% imporrebbe uno sforzo draconiano al Paese, difficilmente sostenibile. Uno scenario, sottolinea, che nemmeno Bruxelles dovrebbe augurarsi. L’interesse “di tutti” nell’Eurozona, risponde Centeno, è che si arrivi a un risultato positivo con l’Italia, a patto però che Roma dimostri di mantenere il suo impegno a tutela dell’euro, che “non è in dubbio”, e della crescita.

Il presidente dell’Eurogruppo nella sua visita affronta il tema caldo della manovra anche con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con cui lo scambio si concentra, in particolare, sulle “riforme strutturali”. Sarà questa, assieme agli investimenti, una delle carte con cui cercare di convincere gli interlocutori della bontà di una manovra che viola, secondo Bruxelles, praticamente tutte le regole, con il deficit che secondo le nuove stime europee sfonderà addirittura il ‘muro’ del 3% nel 2020. Certo, per l’Ue anche la crescita sarà di qualche decimale inferiore, 1,2% contro l’1,5% stimato dal governo.

Previsioni fatte comunque prima della ‘crescita zero’ certificata dall’Istat nel terzo trimestre, e con lo spread inferiore ai 300 punti su cui si è riassestato anche oggi. Un livello sul quale ha lanciato l’allarme anche la Banca d’Italia, auspicando una soluzione di equilibrio, che tenga insieme “il rispetto sostanziale delle regole” europee e “accorte misure di sostegno all’economia”.

Per la risposta finale serve ancora qualche tempo, perché le cifre, dice Tria, saranno “ri-stimate” per valutare se vadano confermate o meno. Possibile, quindi che qualche ritocco ci possa anche essere, anche se la manovra sarà “confermata nei suoi pilastri fondamentali” e nel livello massimo di indebitamento che resterà al 2,4%. Il governo però, assicura il titolare di via XX Settembre, continuerà a “monitorare la situazione”, pronto a intervenire o a rivedere decisioni se il quadro dovesse ulteriormente deteriorarsi.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)