Console Onorario di Malaga: “Questa non è l’America”

Marcello Memoli, conversando con la “Voce”, spiega che la nuova emigrazione si reca in Consolato solo quando ha bisogno di rinnovare qualche documento o in caso di estrema emergenza. Sostiene che molti connazionali pensano di trovare l’America in Spagna “e poi scoprono che qui l’America non c’è. Quando se ne rendono conto, purtroppo sono già in grossa difficoltà”.

MALAGA – Si affaccia sulla Costa del Sole, nel Sud della Spagna. Per le sue spiagge ha un richiamo particolare sui turisti ospitati in moderni “resort”, eleganti alberghi e numerosi hotel. E’ una città a cavallo tra la modernità, rappresentata dai grattacieli che ospitano alberghi avanguardisti, e il passato raffigurato dall’Alcazaba e dal castello di Gibralfaro che ricordano la dominazione araba. Malaga è anche uno dei luoghi preferiti dagli italiani, in particolare da chi dopo una vita di lavoro sogna con una vecchiaia tranquilla. In uno dei caffè, nei pressi della stazione centrale, conversiamo con il Console Onorario a Malaga per l’Andalusia Orientale, Marcello Memoli

– Qual è la consistenza della nostra comunità di Malaga?

– Il volume – ci dice – è importante perché sul nostro consolato si appoggiano quattro province. Quindi, ci sono tre tipi di comunità da tener in considerazione. C’è quella dei residenti che, secondo i dati Aire, è circa di 16 mila persone. Per gli spagnoli, invece, gli italiani residenti sono circa 26 mila. C’è, poi, quella degli “Erasmus”. Granada è la città che più ne riceve dall’Italia. Comunque è una comunità numericamente importante. Durante l’anno, fra le quattro province, possiamo arrivare anche sui 2 mila studenti. E poi ci sono i turisti il cui volume, secondo i periodi, può essere importante. Malaga è “sol y playa”; Granada ha l’attrazione dell’Alhambra, il maggior monumento turistico della Spagna. Quindi, ha dei flussi interessanti.

– A cosa attribuisce questa differenza, anche importante, tra le cifre registrate dall’Aire e quelle che invece mostra l’Ine?

– L’Aire è un obbligo ma non ha nessun tipo di conseguenze – spiega -. Gli italiani s’integrano senza alcun problema nel sistema spagnolo. Finché non hanno bisogno del Consolato, non s’iscrivono. Se arrivi in Spagna con i documenti d’identità rinnovati e non hai alcun tipo di emergenza o di necessità, per 10 anni puoi anche non registrarti.

– Malaga è una località di mare e di turismo che ha una percentuale d’italiani importante. Quali sono le maggiori problematiche che si presentano?

– In parte, sono simili a quelle delle altre comunità con caratteristiche analoghe – commenta -. Penso alle Canarie o a Valencia. Certo, non mancano connazionali che pensano di trovare l’America e poi scoprono che qui l’America non c’è. Quando se ne rendono conto, purtroppo sono già in difficoltà. Ed è difficile assisterli. Per quel che riguarda i turisti, per lo più si tratta di furti o perdita di documenti. E poi ci sono gli studenti.

Spiega che fino a poco tempo fa era necessario recarsi a Barcellona o a Madrid per ritirare il passaporto. Ora non più.

– Poco a poco – assicura – si risolvono le piccole criticità.

– Parliamo della nuova emigrazione, quali sono le difficoltà, i suoi problemi?

– La nuova emigrazione… – indugia per poi proseguire prudente:

– Riscontro spesso un approccio superficiale al cambio di nazione. Sovente i nostri connazionali sottovalutano le problematiche che si presentano quando si decide di emigrare in Spagna. Si pensa che, poiché si è in Europa, tutto sia uguale. Si crede che non esistano barriere burocratiche e culturali. Invece ce ne sono e – sottolinea – sono anche abbastanza solide. Per cui, c’è chi viene a cercare l’America, pensando ingenuamente che sia tutto abbastanza facile, e si trova davanti ad ostacoli insormontabili.

– Ad esempio?

– Ottenere la residenza permanente in Spagna. Pensano che a Malaga o a Madrid sia come andare da Milano a Roma. E non è assolutamente vero.

La nuova emigrazione è ormai una realtà. Sono tanti i connazionali, specialmente giovani, che scelgono la Spagna nell’illusione di poter costruire qua una nuova vita, di trovare lavoro e quindi quel benessere che l’Italia non sempre assicura. E poi c’è anche la reazione di chi vive sul posto. Per questo chiediamo:

– Qual è l’opinione che hanno gli spagnoli degli italiani?

– Malaga è una città con la comunità italiana più antica della Spagna – ci dice -. E’ parte del tessuto sociale. I connazionali hanno una posizione economica interessante. Il primo consolato a Malaga risale al 1600. E fu quello italiano. Essendo una città di mare, un centro turistico, Malaga non vive in maniera critica l’arrivo di nuove persone. C’è la massima integrazione. Consideri che la comunità scandinava è più grande della nostra. Gli inglesi sono mezzo milione. Noi siamo una collettività senz’altro importante, ma non spaventiamo nessuno.

– Se volessimo stilare una classifica, quale posto occuperebbe la comunità italiana nell’ambito nell’universo di quelle straniere?

– Credo che le prime siano la marocchina e la rumena; del Sudamerica penso che la più numerosa sia quella dell’Ecuador; dell’Unione Europea, invece, l’inglese. Poi ci siamo noi assieme ai danesi, gli svedesi… gli scandinavi in generale.

Si sofferma sulla nuova realtà venutasi a creare dalla crescita della comunità venezuelana e, in particolare, quella italo-venezuelana.

– La situazione – conferma – è difficile. Lo è perché i venezuelani arrivano, per quanto ci riguarda, con una situazione complessa.

E spiega:

– Innanzitutto, vengono senza le risorse per affrontare un periodo di adattamento. Hanno bisogno di tutto e subito: di lavorare, di documenti, di casa. Proprio tutto e subito. Poi, è questa la seconda criticità, la maggior parte degli italo-venezuelani arriva con una situazione anagrafica assolutamente inesistente. Bisogna ricostruire tutto. Questo rallenta il processo d’inserimento. Si accentuano le difficoltà alle quali facevo riferimento; difficoltà che non possono essere superate per assenza di fondi.

– Comunque, cercate di aiutarli. Come?

– Purtroppo, non abbiamo né grandi risorse né grandi strumenti – ammette -. Cerchiamo di fornire tutte le informazioni nel modo più chiaro possibile. A volte l’accesso all’informazione è difficile. Quindi offriamo un quadro chiaro di quello che c’è da fare e di come farlo. È un primo aiuto. Per quanto ci riguarda, noi facciamo da ponte con la Cancelleria consolare dove realmente si lavorano le pratiche.

– In Venezuela, la nostra Collettività, quando sa di casi d’italiani in difficoltà, si muove con solidarietà. L’ha fatto ieri e lo continua a fare oggi nonostante la grave crisi economica che colpisce il Paese. Secondo lei, in seno alla collettività italiana di Malaga c’è lo stesso spirito di solidarietà…

– Il concetto di Collettività in Spagna è molto diverso quello in paesi del Sudamerica. Io conosco la comunità australiana. Qui non esiste un vero concetto di comunità. Quella italiana è molto atomizzata. I connazionali fanno vita molto indipendente. Anche una festa, un semplice momento d’incontro è difficile da organizzare. Non si sente la necessità di stare assieme. Si è molto integrati.

Visto quanto riferito dal Console Onorario Memoli potrebbe sembrare una domanda futile. Tuttavia, non ci esimiamo dal farla:

– Associazioni italiane, regionali riescono a germogliare e poi a crescere?

– C’è qualcosa. C’è la “Dante Alighieri”. È nata un’associazione chiamata “Arte Nativa” che si occupa di attività d’interesse italiano. Esistono alcune associazioni locali… ma in realtà non se sente la necessità. La gente che viene qua è abbastanza comoda. Si ricorre alle istituzioni, anche alle associazioni, nel momento di necessità. Quando si sente la mancanza dell’Italia, si prende l’aereo un fine settimana e vi si torna. Non c’è questa difficoltà nei rapporti con la madrepatria. L’associazione ha un ruolo differente. Anche lo stesso Comites, per quanto ci siano delle proposte, delle idee, non trova un terreno particolarmente fertile. La nostra comunità è dispersa.

– Italiani con problemi economici? Insomma, in situazione tale da obbligarvi realmente ad intervenire? Con quali strumenti vi muovete?

– Abbiamo due strumenti – ci spiega -. Quello istituzionale che è quello della Cancelleria consolare. Questa ha un piccolo fondo per le situazioni di emergenza; circostanze non strutturali. Poi c’è la Società di Beneficenza che si occupa di condizioni più strutturali. Sul territorio ci sono realtà spagnole che sono attive e funzionano bene.

– Quanti sono i connazionali in difficoltà? Ne conoscete il volume?

– Non è possibile quantificarlo – afferma – perché non è una comunità stabile. Ti dicono aiutatemi sono in mezzo a una strada, gli spieghi che possono tornare in Italia con 50 euro con un autobus e molti lo fanno. C’è una forte fluttuazione nei numeri. C’è qualche connazionale in difficoltà costante, qualche famiglia… senza lavoro. No, non saprei dire quante.

Per concludere, chiediamo quali sono i servizi più richiesti. La risposta è immediata:

– Passaporto e trascrizione di nascita sicuramente. Il passaporto e le varie richieste di Stato Civile… Una battaglia che sempre faccio è che il peso della comunità, la mole di lavoro è tanta. Ma è anche vero che la preparazione può ridurre sostanzialmente le difficoltà che si creano. Non arrivare al consolato come ultima risorsa ma informarsi di quali sono anche i doveri dei cittadini. Parlo dell’iscrizione all’Aire, dei tempi di rinnovo … Se invece di chiedere il passaporto quindici giorni prima della scadenza, la legge ti permette di farlo 6 mesi prima, approfittane.

Redazione Madrid